Legge elettorale, approvata in Senato la riforma con 113 Sì e 71 No: polemiche del Csx contro la “truffa”
È arrivata l'approvazione della nuova legge elettorale in Senato, con 113 Sì e 71 No, oltre a due astenuti. Il testo ora passa alla Camera, che dovrà dare il via libera definitivo. Dopo le dichiarazioni di voto che hanno dato occasione ai partiti per un ultimo scontro sui contenuti della riforma, l'Aula di Palazzo Madama ha concluso i lavori sul cosiddetto Melonellum o Stabilicum.
La nuova legge elettorale prevede un meccanismo proporzionale (ovvero ciascun partito ottiene un numero di seggi proporzionale a quello dei voti ricevuti), ma con un forte premio di maggioranza per chi supera il 42% dei voti sia alla Camera che al Senato. Tornano, in parte, le preferenze, ma i capilista saranno bloccati: questo significa che, in sostanza, buona parte degli eletti sarà ancora scelta dai leader di partito. In più, ciascuna coalizione deve indicare sulla scheda il nome della persona che vuole candidare come presidente del Consiglio.
Nuova legge elettorale, ok finale del Senato: ora la riforma passa alla Camera
Il Senato, dunque, ha concluso l'iter della legge elettorale. A Palazzo Madama, dove non era possibile richiedere il voto segreto, i senatori del centrodestra si sono compattati e hanno superato le distanze che, alla Camera, avevano portato la maggioranza ad andare sotto a luglio. Così è arrivato un accordo sulle preferenze, uno sulla norma contro la frammentazione in piccoli partiti e un altro sulla soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, che è rimasta al 42%.
Ora il testo tornerà nuovamente alla Camera. Qui, come detto, la maggioranza si era spaccata e, grazie al voto segreto, i deputati avevano bocciato l'emendamento che avrebbe introdotto le preferenze. La proposta, nonostante fosse sottoscritta da tutti i partiti della maggioranza, non era passata per un solo voto. Ora le cose saranno diverse. Le preferenze sono state inserite al Senato, il testo è ormai nella sua versione ‘definitiva', quindi a meno di sorprese il voto più importante della Camera sarà quello per approvare o respingere l'intera riforma elettorale.
Probabilmente, anche per la votazione decisiva il centrosinistra chiederà il voto segreto. Se, a quel punto, ci dovesse nuovamente essere una spaccatura e la legge elettorale venisse bocciata, si aprirebbe una grave crisi politica nel centrodestra. Non si può escludere che, in quel caso, si potrebbe andare a elezioni anticipate. Si parla, comunque, di ipotesi considerate piuttosto improbabili, anche se non impossibili.
Premio di maggioranza, soglie e preferenze: cosa prevede lo Stabilicum
La nuova legge elettorale, chiamata a livello giornalistico Melonellum o Stabilicum, introduce diverse novità rispetto a quella attualmente in vigore, chiamata Rosatellum, varata nel 2017. In particolare:
- è una legge elettorale proporzionale: ciascun partito ottiene un numero di seggi proporzionale alla quantità di voti ottenuta nei vari collegi
- la soglia di sbarramento è fissata al 3%: chi prende meno di questi voti non potrà avere rappresentanti in Parlamento. Con l'eccezione che, nelle coalizioni che superano il 10% dei voti, anche una lista che è finita sotto il 3% può esprimere parlamentari. Ma solo una, la più votata: se ci sono altre liste sotto quella soglia, saranno comunque escluse.
- c'è un premio di maggioranza: se una coalizione supera il 42% dei voti, ottiene un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. In ogni caso, non si possono avere più di 220 seggi (su 400) alla Camera e 113 (su 200) al Senato. Se due coalizioni superano il 42%, prende il premio chi ha ottenuto più voti. Se nessuna lo supera, il premio non si attiva e i seggi si distribuiscono in modo proporzionale ‘puro'.
- se scatta il premio di maggioranza, le persone che ottengono quei 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama saranno prese da un cosiddetto listone, che ciascun partito dovrà preparare in anticipo. Tutte le persone inserite nel listone dovranno anche essere candidate come capilista.
- tornano le preferenze, ma solo in parte: in ogni collegio ci sarà sulla scheda elettorale una lista di candidati; il capolista, cioè la prima persona a essere eletta se il partito ottiene il numero necessario di voti, sarà ‘bloccato', cioè deciso dal leader di partito. Sotto il capolista ci saranno altri sei candidati: tra di loro, se ne potranno votare tre facendo una crocetta vicino al loro nome. Con questo meccanismo che molti partiti (praticamente tutti ad eccezione di Pd e FdI, stando agli attuali sondaggi) eleggeranno per la maggior parte persone scelte dai leader.
- tra i capilista non è obbligatoria l'alternanza di genere: è possibile che tutti i capilista indicati da un partito siano uomini. La seconda persona in lista, però, ovvero quella scritta subito sotto il capolista, deve essere di genere opposto. L'alternanza di genere sarà obbligatoria, invece, tra le persone inserite nel listone che vengono elette in caso di premio di maggioranza (dovranno essere al massimo al 60% dello stesso genere).
- quella sul numero di firme da raccogliere per presentarsi alle elezioni è la novità che ha suscitato più polemiche negli ultimi giorni. Con il Rosatellum, un partito che non ha parlamentari doveva raccogliere almeno 1.500 firme in ciascun collegio per candidarsi. Nel Melonellum, la soglia è stata alzata a 6mila. Significa che, per presentarsi in tutti i collegi, un nuovo partito dovrebbe ottenere circa 450mila firme, e senza la possibilità di usare le firme digitali online: una soglia altissima da raggiungere.
Polemiche prima del voto, la Lega: "Salvini tornerà al Viminale", e grida al complotto
Le dichiarazioni di voto dei partiti, prima del via libera alla legge elettorale al Senato, sono state l'ultima occasione di scontro sul tema. Il presidente Ignazio La Russa ha dovuto richiamare più volte i senatori. "Il problema non è l'esigenza stabilità, è che avete paura di perdere", ha punto Matteo Renzi, che ha rivendicato: "Lo stesso risultato sulle preferenze che avete ottenuto era stato deriso e insultato da Giorgia Meloni, nel 2016. Vi state rimangiando tutto perché Meloni ha avuto paura di Salvini e Tajani".
Luca Pirondini, capogruppo M5s, ha mostrato alcuni cartelli, tra cui uno con la scritta "Truffa". La Russa ha criticato: "Non era necessaria questa caduta di stile". "Dubito che lei possa commentare un intervento", ha ribattuto Pirondini.
Andrea Paganella, della Lega, ha rilanciato: "Diventerà una cosa normale che un governo inizi la legislatura e la finisca. E ci riproporremo per altri cinque anni, con Giorgia Meloni presidente del Consiglio". E "finalmente, giustamente", ha continuato, "con Matteo Salvini che tornerà a occuparsi di immigrazione e sicurezza degli italiani nella carica di ministro dell’Interno, carica che doveva essere già in questa legislatura ma un complotto giuridico e mediatico gli ha impedito". Il Carroccio ha scelto di far intervenire Paganella e non il capogruppo, Massimiliano Romeo, in rottura con Salvini. Anche Forza Italia e Fratelli d'Italia non hanno affidato la dichiarazione di voto ai propri capigruppo.
Scontro anche sulle preferenze: "State cacciando le donne dal Parlamento", ha attaccato il capogruppo del Pd Francesco Boccia. La polemica è sulle preferenze: come detto, i capigruppo saranno bloccati e non ci sarà nessun obbligo di rispettare quote di genere. Questo porterà al rischio di eleggere molti più uomini che donne.