di Carmine Gazzanni e Stefano Iannaccone

In piena emergenza Covid c’è sempre tempo e modo per pensare a nuove armi e sistemi militari. Con spese stimabili in centinaia di milioni di euro, visto che le cifre ufficiali vengono tenute sotto chiave. Così negli ultimi giorni sono approdati in Parlamento – e nella fattispecie alla Commissione Difesa della Camera – tre atti del governo, proposti e firmati dal ministro Lorenzo Guerini. Tutti riguardano per l’appunto programmi militari. Il primo mira a un "ammodernamento e rinnovamento di un sistema satellitare per le telecomunicazioni governative" (il Sicral 3) affinché siano il più protette possibile (specie, ovviamente, quelle della Difesa); il secondo, invece, è relativo "all’approvvigionamento di 100 veicoli di nuova blindo centauro per le unità dell’Esercito italiano, comprensivi di supporto logistico decennale”; il terzo, infine, riguarda fondi per un nuovo “elicottero di esplorazione e scorta”.

I tre atti, per cui il governo chiede un parere parlamentare che di fatto tuttavia è solo formale, sono stati presentati il 10 novembre. Su tutti il termine per esprimere il parere è fissato al 20 dicembre. A oggi, però, i testi dei decreti – da cui sarebbe possibile comprendere la ratio del programma e, soprattutto, l’entità dell’investimento per le casse pubbliche – risultano non disponibili sul sito istituzionale. Secondo quanto risulta a Fanpage, atti di questo tipo restano top-secret fin quando non verranno calendarizzati. “Durante la pandemia gli interventi di Guerini hanno confermato la linea dei precedenti governi, richiamando spesso la necessità di aumentare la spesa militare. Il piano delineato negli anni futuri lo conferma”, spiega Francesco Vignarca, coordinatore campagne di Rete Italiana pace e disarmo. Di fronte a questo scenario la richiesta di Vignarca è semplice: “Una moratoria per tutto il 2021 sull’acquisto di nuovi armamenti. Il risparmio sarebbe di 6 miliardi di euro da destinare agli investimenti in Sanità".

Il concetto è semplice: dinanzi a una situazione di emergenza, come quella del Covid-19, occorrono misure straordinarie. Ecco in questo caso sarebbe sufficiente la sospensione di dodici mesi. Poi per l’anno seguente si fanno le opportune valutazioni”.La proposta è sul tavolo, dunque: serve spostare le risorse dalla Difesa e dal Ministero dello sviluppo economico su diversi capitoli. Ma il governo sembra andare in un’altra direzione. Infatti, nonostante le cifre sui programmi approdati in Parlamento siano off-limits, è possibile avere comunque un’idea di quanto ci sia in ballo. Il punto di riferimento è il Documento Programmatico 2020-2022 messo a punto da Guerini e approvato proprio in questi giorni. È qui, infatti, che sono richiamati tutti i programmi militari, anche quelli che ora attendono l’ok del Parlamento. Tra questi si richiama, ad esempio, proprio la realizzazione del Sicral 3, un nuovo asset satellitare di telecomunicazioni che garantisca “l’aggiornamento tecnologico necessario al fine di soddisfare le necessità di comunicazione della Difesa sia sul territorio nazionale che nei diversi teatri operativi”.

La spesa prevista, secondo quanto specificato nel Documento Programmatico, è di 199 milioni di euro a partire dai 25 previsti nel 2021, e fino al 2025. Ma sarà questa solo la prima tranche di un finanziamento più ampio che dovrebbe arrivare per l’installazione del Sicral 3 a 390 milioni. Nulla, però, in confronto a elicotteri e blindati. Partiamo da questi ultimi. I blindati di cui dovrà dotarsi il nostro esercito, in realtà, sono 150 ma la prima tranche (i primi 50) è già stata approvata nel 2016. Ora tocca, appunto, agli ultimi 100 dell’atto oggi approdato in Parlamento. “L’utilizzo congiunto dei fondi disponibili – si legge nel report ministeriale consultato da Fanpage – offrirà significativi vantaggi in termini di realizzazione di economie di scala e di impulso all’industria nazionale”. Il dubbio, in altre parole, è che ci sia un interesse aziendale piuttosto che relativo al reale fabbisogno delle forze armate. In ogni caso, “il fabbisogno è stato integrato per sopraggiunti aumenti dei costi di realizzazione della quota parte del programma ancora non finanziata”. Fabbisogno complessivo: 2 miliardi di euro, considerando quanto già speso e quanto ancora bisognerà spendere fino al 2030. Sulla stessa scia anche il programma pluriennale del NEES, ovvero il Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta.

L’obiettivo della Difesa, in realtà è quello di svilupparne e acquisirne ben 48 poiché sono caratterizzati «da maggiori prestazioni in termini di sopravvivenza, capacità d’ingaggio, connettività digitalizzata, autonomia e proiettabilità, rispetto all’elicottero attualmente in servizio A129, il quale sta andando incontro a progressiva obsolescenza». Esattamente come i Blindo centauro, anche la prima tranche del NEES, relativa alla fase di studio e sviluppo del velivolo, è stata già approvata nel 2016. La tranche successiva è, come detto, oggi in discussione in Parlamento. Tutto questo, però, ha un costo, non secondario. Anche in questo – si legge nel Programma della Difesa – “il fabbisogno è stato integrato per sopraggiunti aumenti dei costi di realizzazione della quota parte del programma ancora non finanziata” e, a oggi, è pari a ben 2,7 miliardi di euro.

Il punto è che questi sono solo alcuni dei programmi pluriennali che presto arriveranno in Parlamento per un via libera definitivo. “Il problema è che le spese militari, soprattutto quelle che riguardano l'ammodernamento dei sistemi d’arma, sono programmate sul lungo periodo. L’Italia non ha in programma una riduzione della spese militare”, conferma il deputato di Leu, Erasmo Palazzotto. Il senatore del Movimento 5 Stelle, Gianluca Ferrara, rilancia la necessità di porre attenzione alla fase di emergenza sanitaria: “Personalmente, voglio ribadire che non condivido il generale aumento delle spese militari, soprattutto in un periodo di crisi come questo che potrebbe vedere spesi in modo certamente migliore i tanti milioni dedicati ad alcune iniziative non immediatamente necessarie”.

Tuttavia, nelle 340 pagine del Documento programmatico della Difesa per gli anni 2020-2022 si fa riferimento a decine e decine di nuovi acquisti e progetti, per una spesa che supera abbondantemente i dieci miliardi di euro, che dovranno essere spalmati nel corso degli anni a venire. E se tra questi ci sono anche programmi più sociali (dalla realizzazione del cavo in fibra ottica per il collegamento con le isole maggiori, ovviamente per le comunicazioni della Difesa, fino al ripristino della viabilità per Roma Capitale), non mancano programmi legati strettamente all’ambito militare: da nuovi munizionamenti (207 milioni di spesa prevista nei prossimi anni) allo sviluppo di nuovi lanciarazzi (88 milioni), passando per la realizzazione di nuovi cacciatorpedinieri (solo lo studio, previsto in questo periodo, si stima costerà 4,5 milioni).

E, ancora, nuovi droni (343 milioni); “il prolungamento della vita operativa del missile Storm Shadow, la cui durata è di 25 anni, a condizione che venga effettuato un intervento dopo 12,5 anni dalla acquisizione (periodo compreso tra l’inizio 2018 e la metà 2020)”, per un’ulteriore spesa di 57 milioni; nuovi missili “Vulcano” (88 milioni da qui al 2029) per consentire “alle unità navali della Marina Militare di disporre di munizionamento di gittata e precisione migliorate sia per quanto attiene all’impiego nei confronti di bersagli navali di superficie, sia nel supporto e protezione delle forze di manovra a terra”.Senza dimenticare, infine, i tanti programmi già operanti e già approvati che, ovviamente, devono essere annualmente finanziati e che ricadranno anche inevitabilmente sulla prossima Manovra. “Il vero banco di prova – conclude Vignarca – è proprio la prossima Legge di Bilancio. Dalle decisioni assunte nel provvedimento potremo davvero capire l'orientamento del governo e del ministro Guerini, che di fatto nella scorsa manovra ha ereditato le scelte del passato”.  Tuttavia, Ferrara evidenzia un altro aspetto: “Quello dell’aumento della spesa militare è un dato che merita un esame approfondito. Come sappiamo, discutere di spesa militare non significa solo parlare di armi ma anche di innovativi strumenti necessari ad ammodernare il comparto Difesa, basti pensare ad esempio alle innovazioni in tema di protezione dalle minacce cyber”.