Il leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, commenta le ultime questioni calde nel governo in diretta da Radio Capital. Sono molti gli argomenti che deve affrontare il ministro degli Esteri, dalle tensioni con i democratici sulla riforma della giustizia a quelle con Italia Viva in tema di manovra economica. Non mancano, inoltre, i commenti sulle ultime vicende di cronaca, a partire dal caso Bibbiano.

"Se chiedo scusa per Bibbiano? Vediamo l'esito del processo, a me non risulta che sia concluso", afferma Di Maio che allo scoppio dello scandalo aveva attaccato duramente il Partito democratico. Ora la Cassazione ha affermato che non c’erano le condizioni per arrestare e per infliggere una misura cautelare nei confronti del sindaco dem, Andrea Carletti, nell’ambito dell’inchiesta ‘Angeli e demoni': ma Di Maio non sembra fare passi indietro rispetto alla sua posizione.

La salute del governo

Il capo politico pentastellato si concentra poi sulle ultime vicende governative e replica alle voci che gli imputano di voler far cadere la coalizione giallorossa: "Vedo un continuo complottismo nei nostri confronti. Scrivono che Di Maio vuol far cadere il governo… Sono tutte sciocchezze", assicura. E ricorda che lo scorso agosto non è stato il Movimento a staccare la spina: "Noi siamo sempre stati leali sulle situazioni di governo. Il precedente governo non lo abbiamo fatto cadere noi… Lo abbiamo fatto nascere noi. Il fatto che Di Maio voglia far cadere il governo non è vero. Noi siamo sempre stati leali ai governi a cui partecipiamo".

Di Maio ne approfitta quindi per attaccare Matteo Renzi: "Quando si legge quello che dice Renzi, pensa che è il M5S che vuole far cadere il governo o altri partiti che vogliono votare con Salvini e Berlusconi? Lavoro ogni giorno con Pd, non mi sembra ci sia volontà di strappo". Quindi rassicura: "Non vogliamo far cadere il governo. Altrimenti non lo facevamo partire".

E aggiunge che il governo durerà fino al 2023: "Il Movimento Cinque Stelle ha un programma da realizzare e ha il diritto sacrosanto di essere valutato al termine di cinque anni, la durata della legislatura". Ma le tensioni interne non mancano. La stampa parla di un presunto documento con cui alcuni capi di commissione pentastellati vorrebbero sfiduciarlo: "Su 300 parlamentari del M5S ce ne sono una decina spaventati quando alzo la voce. Non rinuncio alle battaglie del Movimento se c'è qualcuno spaventato più dal destino della legislatura. Li invito a venire allo scoperto", taglia corto Di Maio.

Le tensioni con i dem

Di Maio non nasconde nemmeno gli scontri con l'alleato di governo, che al momento si stanno concentrando sul tema della riforma della giustizia. Ieri sera il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla revisione del processo civile, ma manca ancora un'intesa su quello penale, in particolare, sulla prescrizione, dove democratici e pentastellati non sembrano riuscire a trovare un accordo. "Se nel programma e negli accordi con il Pd mi avessero detto ‘guarda dobbiamo cambiare la prescrizione o firmare al buio il Mes', io avrei detto no. Quello che abbiamo messo nel programma lo facciamo, mentre su quello che non c'è nel programma dobbiamo trovare un'intesa. Noi sulla prescrizione lo abbiamo detto chiaramente: intesa sui tempi dei processi ma dal primo gennaio deve entrare in vigore la prescrizione, perché su quello non possiamo arretrare".

Il ministro degli Esteri, tuttavia, è positivo: "Credo che sul tema dei tempi della giustizia si possa trovare un'intesa. Se invece, qualcuno vuol votare una legge con Salvini e Berlusconi… Però, io nella mia percezione, nel lavoro che faccio ogni giorno, anche incontrando i capi delegazione del Pd, non percepisco che si voglia fare uno strappo. Quindi, andiamo avanti e troviamo un'intesa sulla riforma della giustizia intesa come processo penale e tempi della giustizia".

Chiama quindi in causa l'ex alleato di governo, Matteo Salvini, accusandolo di aver fermato la riforma targata Alfonso Bonafede, e si augura di non ripetere la storia, ora che a votare il pacchetto sulla giustizia sarà il Pd: "Non siamo stati noi a far rallentare la riforma Bonafede ma Salvini. E non voglio rivedere lo stesso film".

Esteri e Di Battista

Infine, Di Maio risponde alle accuse di non occuparsi del suo ministero: "Io faccio ogni giorno il ministro degli Esteri. Oggi si riuniscono a Roma i ministri degli esteri che possono aiutare l'Italia ad affrontare problemi come l'immigrazione", afferma. E giustifica la sua assenza al vertice dei ministri degli Esteri del G20 lo scorso novembre: "Come me, anche il ministro degli esteri USA, inglese e francese non erano a Tokyo".

Il titolare della Farnesina interviene poi in tema Siria: "Il vertice Nato era sulla Siria e poi si è parlato anche di Libia. Noi sulla Siria siamo sempre stati defilati, anche se dovremmo dire molto. Ma senza l'Italia in Libia non si può far nulla". E commenta le proteste che stanno investendo ormai da mesi Hong Kong: "Su Hong Kong ci siamo espressi, abbiamo condannato le violenze, ma l'Italia deve parlare con la Cina per aumentare le proprie occasioni di business, lo fanno Germania e Francia da vent'anni".

Infine Di Maio parla anche di Alessandro Di Battista: "È sacrosanto che non tutti nel Movimento siano d'accordo con me. Ma trattare Alessandro Di Battista come un corpo estraneo mi fa male. Abbiano costruito un pezzo di Movimento insieme. E se lui parla di togliere le concessioni ai Benetton o dice che non possiamo firmare al buio un trattato internazionale come il fondo Salva-Stati, io credo che vada sostenuto".