Andrea Carletti (Facebook).
in foto: Andrea Carletti (Facebook).

Non c’erano le condizioni per arrestare e per infliggere una misura cautelare nei confronti del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (Pd), nell’ambito dell’inchiesta ‘Angeli e demoni’. A stabilirlo è la Cassazione che ha revocato l’obbligo di dimora nei confronti di Carletti, indagato per lo scandalo sul presunto sistema di affidi illeciti di minori scoppiato in Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. Il primo cittadino era stato arrestato nello scorso giugno e dopo sei mesi è tornato libero. Ora si attendono le motivazioni della Cassazione, che intanto ha deciso di revocare le misure cautelari. Carletti è indagato per abuso d’ufficio, ma secondo la Cassazione gli indizi a suo carico non sono sufficienti per giustificare l’arresto.

Il ricorso sottoposto all’esame della Corte Suprema era stato presentato dai suoi avvocati difensori Giovanni Tarquini e Vittorio Manes. I due si sono opposti alla decisione del Riesame del 20 settembre che aveva revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari per Carletti, ma aveva deciso di optare per l’obbligo di dimora nella sua casa di Albinea. Carletti è stato sospeso dal ruolo di sindaco dopo la decisione del prefetto e si è autosospeso dal Partito Democratico, di cui faceva parte. Rimane accusato di abuso d’ufficio e falso per l’affidamento di locali per la cura di minori.

Il sindaco di Bibbiano potrà ora affrontare il processo dopo esser tornato libero. La chiusura delle indagini preliminari è prevista per la metà di dicembre. Carletti è indagato insieme ad altre 28 persone nell’inchiesta della procura di Reggio Emilia. Il legale del primo cittadino di Bibbiano si è limitato a rilasciare un breve commento: “Esprimiamo soddisfazione, ma con cautela al tempo stesso, in vista del processo”.