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12 Agosto 2015
11:30

Beppe Grillo: “Il Governo manipola i dati Inps, non ha creato nessun posto di lavoro”

Il capo politico del Movimento 5 Stelle attacca Renzi e Poletti: “Il Governo sta mettendo in atto da mesi una gravissima campagna di disinformazione sulle condizioni del mondo del lavoro”.
A cura di Redazione
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Come prevedibile, la diffusione dei dati Inps sull’aumento dei contratti a tempo indeterminato (con la nuova formula disciplinata dal Jobs Act) ha riaperto la discussione sull’operato del Governo guidato da Matteo Renzi in tema di politiche del lavoro. In effetti ad una prima occhiata i dati Inps sembrerebbero contraddire quelli Istat, che segnalavano un aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, nel mese di giugno (in realtà non lo fanno, dal momento che gli avviamenti e le trasformazioni sono una cosa, il tasso di disoccupazione, che tiene conto anche degli inattivi, è un’altra).

Ora nella discussione interviene anche Beppe Grillo, con un post pubblicato sul suo blog in cui si accusa il duo Renzi – Poletti di aver messo in campo “una gravissima campagna di disinformazione sulle condizioni del mondo del lavoro”. Nella lettura di Grillo, infatti, i dati sulla disoccupazione indicano che il Governo ha creato un “disastro totale” e ora cerca di coprirlo calcolando non i posti, ma i contratti di lavoro (“vendendo” le conversioni per quello che non sono). Insomma, l’accusa del capo politico del Movimento 5 Stelle è chiara: capovolgere la realtà dei fatti per coprire errori e mancanze.

Ecco il suo ragionamento:

Il Governo sta mettendo in atto da mesi una gravissima campagna di disinformazione sulle condizioni del mondo del lavoro. A ogni occasione utile, quando escono i dati Istat o Inps, si impegna a capovolgere la realtà. Oggi vanta i 259 mila contratti "stabili" in più del primo semestre 2015, certificati dall'Inps. Peccato che di stabile i nuovi contratti non abbiano nulla. Dopo l'approvazione del contratto a tutele crescenti (7 marzo 2015), i datori di lavoro hanno portato avanti una massiccia conversione di contratti a tempo determinato in contratti a tutele crescenti, proprio perché rassicurati dalla estrema facilità di licenziamento che garantisce la riforma del mondo del lavoro. Nei primi 3 anni, infatti, i datori di lavoro potranno disfarsi dei lavoratori adducendo motivazioni economiche ed erogando loro l'equivalente monetario di 2 mensilità per ogni anno di servizio, anche se il licenziamento è dichiarato illegittimo dal giudice. Si legalizza in pratica illicenziamento arbitrario, in cambio di un tozzo di pane. Solo dopo 3 anni di servizio i contratti a tutele crescenti devono essere stabilizzati per davvero, ma nulla vieta ai datori di lavoro di scaricare poco prima i lavoratori a tutele crescenti e assumerne di nuovi. Si profila così una gigantesca operazione "usa e getta" che vedrà coinvolti nei prossimi anni i nuovi assunti. Va detto, peraltro, che l'Istat ha già messo una pietra tombale sulla propaganda governativa: a giugno la disoccupazione è tornata al 12,7% e gli occupati sono in calo anche rispetto al giugno dell'anno scorso. Un disastro totale, che il Governo cerca di coprire manipolando i dati Inps, i quali calcolano non i nuovi posti di lavoro, ma i nuovi contratti di lavoro. Incrociando i dati Istat e Inps viene fuori la cruda realtà: il Governo non ha creato un solo posto di lavoro, e ha coperto il suo fallimento con la conversione dei contratti a tempo determinato in contratti ancora meno stabili, vendendoli per quello che non sono.

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