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Pensioni

Pensioni, le donne lasciano il lavoro più tardi e i loro assegni sono la metà di quelli uomini

Il Rendiconto sociale del Civ Inps sui dati 2025 certifica la presenza di significative differenze di genere anche nel settore delle pensioni. Le donne percepiscono una pensione che, in media, è quasi la metà di quella degli uomini (-45%). Nonostante ciò si ritirano dal mondo del lavoro più tardi: a 65,4 anni, contro i 64,1 anni degli uomini.
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Le differenze di genere toccano anche le pensioni. In Italia le donne percepiscono una pensione di vecchiaia che, in media, è quasi la metà di quella degli uomini (-45%). Nonostante ciò si ritirano dal mondo del lavoro più tardi, in media a 65,4 anni, contro i 64,1 anni degli uomini. Esistono però delle differenze sostanziali tra le regioni italiane, dove l'età di pensionamento varia anche di 3 anni.

È questo il quadro che emerge dal Rendiconto sociale del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Instituto nazionale di previdenza sociale (Inps), in riferimento ai dati del 2025. Nella relazione, inoltre, l'ente fa sapere che lo scorso anno sono state erogate più di 329mila pensioni in meno rispetto al 2022.

L'età pensionabile in Italia, regione per regione

L'analisi dell'Inps mette in evidenza un progressivo aumento dell'età media di pensionamento. Nel 2025 le donne in Italia si sono ritirate dal mondo del lavoro mediamente a 65,4 anni, contro i 64,4 anni registrato nel 2022. Per quanto riguarda gli uomini, invece, la media è salita da 63,7 anni a 64,1 nello stesso periodo.

Questo innalzamento dell'età di uscita dal lavoro è diffuso in tutta Italia, ma con differenze significative nei vari territori. Maglia nera per le donne, tra le 20 regioni, è l'Umbria, dove le lavoratrici vanno in pensione in media a 67 anni. Per gli uomini è invece la Calabria, dove lasciano la propria occupazione in media a 66 anni e 2 mesi. Record positivo per entrambi i generi in Trentino-Alto Adige, qui le donne vanno in pensione a 64 anni e gli uomini a 62,2. 

Ecco come cambia l'età pensionabile regione per regione:

  • Abruzzo: 65 anni e 8 mesi per le donne, 64 anni e 5 mesi per gli uomini
  • Basilicata: 66 anni e 4 mesi per le donne, 65 anni e 6 mesi per gli uomini
  • Calabria: 66 anni e 7 mesi le donne, 66 anni e 2 mesi per gli uomini
  • Campania: 66 anni e 6 mesi per le donne, 66 anni e un mese per gli uomini
  • Emilia-Romagna: 64 anni e 7 mesi per le donne, 63 anni e 3 mesi per gli uomini
  • Friuli-Venezia Giulia: 65 anni per le donne, 63 anni e 2 mesi per gli uomini
  • Lazio: 66 anni e 2 mesi per le donne, 65 anni e 2 mesi per gli uomini
  • Liguria: 65 anni e 6 mesi per le donne, 64 anni e 4 mesi per gli uomini
  • Lombardia: 64 anni e 7 mesi per le donne, 63 anni e un mese per gli uomini
  • Marche: 65 anni per le donne, 63 anni e 6 mesi per gli uomini
  • Molise: 66 anni e 5 mesi per le donne, 64 anni e 9 mesi per gli uomini
  • Piemonte: 64 anni e 7 mesi per le donne, 63 anni e 4 mesi per gli uomini
  • Puglia: 66 anni e un mese per le donne, 65 anni e 2 mesi per gli uomini
  • Sardegna: 66 anni e 3 mesi per le donne, 65 anni e 3 mesi per gli uomini
  • Sicilia: 66 anni e 5 mesi per le donne, 65 anni e 7 mesi per gli uomini
  • Toscana: 65 anni e 5 mesi per le donne, 63 anni e 7 mesi per gli uomini
  • Trentino-Alto Adige: 64 anni per le donne, 62 anni e 3 mesi per gli uomini
  • Umbria: 67 anni per le donne, 65 anni per gli uomini
  • Valle d'Aosta: 64 anni e 5 mesi per le donne, 62 anni e 8 mesi per gli uomini
  • Veneto: 64 anni e 4 mesi per le donne, 62 anni e 9 mesi per gli uomini

In tutte le regioni, quindi, l'età pensionabile delle donne supera quella degli uomini. Tuttavia, la tendenza generale è quella di un progressivo allungamento della vita lavorativa in tutte le regioni italiane.

Come cambiano gli importi delle pensioni tra uomini e donne

Le differenze tra uomini e donne non riguardano soltanto l'età di uscita dal mercato del lavoro, ma si riflettono in maniera significativa anche sugli assegni pensionistici. Secondo il Rendiconto sociale 2025 redatto dall'Inps, gli importi medi evidenziano un forte divario di genere che, nel caso delle pensioni di vecchiaia, arriva a sfiorare il 45% in meno per le donne rispetto agli uomini.

Il dato è legato a carriere lavorative spesso più discontinue, a retribuzioni mediamente inferiori e a una maggiore presenza femminile nei lavori part-time. Fattori che incidono direttamente sui contributi versati e, di conseguenza, sull'importo finale della pensione. Il rapporto segnala inoltre uno scostamento crescente tra gli importi delle pensioni già in pagamento e quelli delle nuove pensioni liquidate. Per le pensioni di anzianità degli uomini, ad esempio, la differenza raggiunge i 148 euro mensili in meno, un indicatore che evidenzia una progressiva riduzione del valore medio delle nuove prestazioni previdenziali.

Perché le donne vanno in pensione più tardi degli uomini

Tra le principali ragioni di queste differenze tra uomini e donne c'è il forte ridimensionamento degli strumenti di pensionamento anticipato dedicati alle lavoratrici. L'Inps evidenzia come le beneficiarie di Opzione donna siano crollate da 26.427 nel 2022 a sole 3.860 nel 2025, in seguito alle restrizioni introdotte dall'esecutivo negli ultimi anni. Questo strumento, inoltre, è stato eliminato dalla Manovra 2026 dal governo Meloni.

In forte diminuzione anche il ricorso alle cosiddette "quote" che permettono il prepensionamento, come Quota 103, i cui beneficiari sono passati da 112.982 nel 2021 a 5.643 nel 2025. Crescono invece le prestazioni di Ape Sociale, mentre diminuiscono quelle destinate ai lavoratori precoci e restano sostanzialmente stabili i pensionamenti per lavori usuranti.

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