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Per andare in pensione si lavora più a lungo e con stipendi reali più bassi: il rapporto Inps 2026

Le carriere si allungano, perché la popolazione invecchia e la pensione anticipata diventa più difficile da raggiungere: così, gli italiani devono lavorare di più per raggiungere i requisiti, mentre gli stipendi faticano a restare al passo con i prezzi. È l’immagine che emerge dal nuovo rapporto Inps 2026.
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A cura di Luca Pons
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Il nuovo rapporto Inps, presentato oggi, traccia un quadro dell'Italia in cui l'invecchiamento della popolazione influenza tutti gli aspetti della gestione della vita e delle finanze pubbliche. Negli ultimi anni, così, si registra un aumento dell'età pensionabile – bisogna lavorare più a lungo per poter ottenere l'assegno pensionistico, perché l'aspettativa di vita sale – mentre il boom dell'occupazione non si accompagna a una crescita altrettanto verticale degli stipendi, anzi.

Gli stipendi reali faticano a stare al passo con i prezzi

Come è noto, il numero di occupati è in crescita. L'Inps registra ben 27 milioni di assicurati per il 2025 (un numero in parte ‘gonfiato' rispetto a quelli Istat sull'occupazione perché si considera anche chi lavora per una sola settimana in tutto l'anno). Su un totale di 21 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati (senza considerare il settore domestico e agricolo), la paga media è di 27.649 euro lordi all'anno. Ma si tratta, appunto, di una media. In realtà, chi riesce a lavorare a tempo pieno e per tutto l'anno prende in media 41.872 euro lordi. Chi invece lavora part time, e in modo discontinuo, si ferma sotto i 10mila euro lordi all'anno.

Come è noto, gli stipendi negli ultimi anni hanno faticato a tenere il passo con l'inflazione. Tra il 2019 e il 2025 l'inflazione è cresciuta del 18-20% circa. In questo periodo, in media, i lavoratori a tempo pieno hanno visto le buste paga crescere del 14%. Peraltro, chi già aveva un salario più basso ha avuto un aumento più ridotto: il 10,2%, mentre i dipendenti che già avevano gli stipendi più alti li hanno visti salire del 14,8%.

Va detto che gli interventi fiscali messi in campo a partire da dopo la pandemia hanno contribuito a mitigare il problema. La distanza, infatti, si misura sugli stipendi lordi. Guardando a quelli netti, ovvero dopo il pagamento dei contributi e dell'Irpef, le cose cambiano. Le buste paga nette sono cresciute in media del 17,4% tra il 2019 e il 2025, un dato molto più vicino a quello dell'inflazione. In questo caso, la differenza tra gli stipendi più alti e quelli più bassi è meno marcata.

Pensioni, meno uscite anticipate: si lavora più a lungo

Non solo le buste paga faticano a stare al passo con i prezzi – e, con le riforme fiscali, il potere d'acquisto riesce a malapena a non calare, senza mai aumentare. Allo stesso tempo, la vita lavorativa si allunga. I pensionati oggi in Italia sono 16,4 milioni. Lo scorso anno ci sono stati 1,5 milioni di pensionamenti, un numero più basso rispetto al 2024 dell'1,8%.

Soprattutto, è scesa la quantità di pensioni anticipate. Come abbiamo raccontato, le nuove riforme introdotte dal governo Meloni hanno reso sempre più sconveniente la scelta del pensionamento anticipato: tempi di attesa più lunghi, assegni più bassi.

Il risultato, dovuto all'invecchiamento della popolazione, è che l'età media a cui si lascia il lavoro cresce. Nel 2012, in media, si lasciava il lavoro a 61,7 anni. Nel 2025 quella soglia è salita a 64,7 anni. Per la pensione anticipata oggi ‘bastano' 61,7 anni, ma bisogna avere almeno 42 anni di contributi versati (l'Inps sottolinea che, in confronto, nel 1995 ne servivano 35). Dall'altra parte, la pensione di vecchiaia è stabilmente a 67 anni di età – e aumenterà ancora nei prossimi anni, con i nuovi scatti dell'età pensionabile programmati per il 2027 e 2028.

Restano le differenze di genere. Le donne vanno in pensione di vecchiaia a 67,3 anni, e soprattutto ci arrivano i media con ben 300 settimane di contributi in meno. Si parla di quasi sei anni di lavoro ‘mancati' rispetto agli uomini. Cosa che, naturalmente, si fa sentire sugli assegni. L'importo che le pensionate ricevono è di 1.633 euro in media, contro i 2.165 euro degli uomini.

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