Bancomat, quando scattano i controlli del Fisco su prelievi e versamenti: multe fino al 50% della cifra

Non basta evitare i pagamenti in contanti oltre i 5mila euro. A finire sotto la lente del Fisco sono anche i movimenti più piccoli e ripetuti allo sportello bancomat: prelievi frequenti di somme ingenti, versamenti considerati anomali o operazioni non coerenti con il reddito dichiarato. Queste operazioni possono far scattare controlli da parte dell'Agenzia delle entrate o dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia.
Le operazioni allo sportello possono essere un punto di partenza per un'analisi approfondita da parte del Fisco per capire se le cifre in movimento sul conto corrente di un cittadino sono coerenti con quelle dichiarate. Per questo motivo la differenza oggi la fanno la tracciabilità e la possibilità di dimostrare, con ricevute e documenti, l’origine delle somme.
Come funziona il sistema dei controlli sui conti bancari in Italia
È necessario premettere che le banche sono tenute per legge a lavorare in concerto con le autorità qualora notino movimenti o operazioni sospette sui conti bancari dei propri clienti. In Italia il sistema dei controlli sui conti correnti si basa sulla presunzione fiscale. Vale a dire che deve esserci una sostanziale corrispondenza tra i movimenti bancari – sia in ingresso che in uscita – e i redditi dichiarati al Fisco.
Se le autorità competenti notano una divergenza tra le somme dichiarate e quelle che viaggiano sul conto corrente del cittadino, è probabile che ipotizzino che il reddito effettivo e quello dichiarato non corrispondano. Si potrebbe profilare quindi l'ipotesi di evasione o di riciclaggio. A questo punto, per il cittadino scatta l'inversione dell'onere della prova. Vale a dire che il cittadino sarà tenuto a dimostrare che le somme prese in analisi sono già state dichiarate al Fisco e oggetto d'imposta.
Prelievi e versamenti in contanti: il nodo della tracciabilità
Come abbiamo detto, le banche monitorano i movimenti sui conti dei propri clienti e, in caso di operazioni anomale, li segnalano all'Agenzia delle entrate o all'Unita di informazione finanziaria. In Italia non c'è un limite massimo legale per il prelievo di denaro dal proprio conto corrente, ma le banche possono stabilire dei limiti per una singola operazione. Anche per questo, non esiste una regola precisa per determinare quali movimenti possono o meno essere ritenuti sospetti, ma l'importante è saper sempre dimostrare l'origine del denaro che si ha sul proprio conto.
Se transazioni come prelievi contanti di somme ingenti di denaro o versamenti frequenti in cash possono essere ritenuti sospetti e meritevoli di ulteriore verifiche, il vero problema nasce quando il cittadino non è in grado di spiegare l'origine del denaro e la natura delle operazioni. Per questo è importante conservare sempre ogni documento fiscale che può attestare la provenienza dei soldi che si trattengono sul proprio conto.
Cosa rischia chi non riesce a dimostrare i pagamenti
Qualora non si riuscisse a dimostrare la natura delle transazioni, si può incorrere in rilevanti sanzioni economiche. La legge stabilisce infatti multe che oscillano tra il 5% e il 50% della cifra contestata. Per fare un esempio, un'operazione irregolare di 10mila euro può costare da un minimo di 500 euro a un massimo di 5mila euro, a seconda della gravità del caso. Inoltre, la situazione può peggiorare se i flussi finanziari configurano dei reati, come ad esempio il riciclaggio.