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Ascani: “Il governo Meloni non ha migliorato nulla per le donne, mancano politiche per uguaglianza di fatto”

La vicepresidente della Camera, Anna Ascani, sulla parità di genere a ottant’anni dalla nascita della Repubblica: “L’eguaglianza c’è a parole, ma non nella sostanza”, ha detto a Fanpage.it. La deputata denuncia il ritardo dell’Italia nell’attuare l’articolo 3 della Costituzione e nel garantire welfare e pari opportunità reali.
Intervista a Anna Ascani
Deputata del Partito democratico e vicepresidente della Camera.
Anna Ascani, deputata del Partito democratico e vicepresidente della Camera.
Anna Ascani, deputata del Partito democratico e vicepresidente della Camera.

"Non fare solo memoria, ma anche capire che strada dobbiamo intraprendere per raggiungere effettivamente la parità". È questo il senso del ciclo di incontri "L'Italia delle donne" che la vicepresidente della Camera dei deputati, Anna Ascani, ha promosso e che è stato inaugurato ieri, giovedì 11 giugno. A colloquio con Fanpage.it, Ascani spiega che rispetto all'intenzione, sancita dalla Costituzione nell'articolo 3, di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l'uguaglianza dei cittadini, "noi siamo molto indietro". "A parole abbiamo stabilito che le donne devono poter accedere alle cariche più alte, che devono avere pari opportunità, che devono essere pagate tanto quanto gli uomini, ma l'assenza di welfare che le accompagni e sostenga veramente ci dice che in fondo la battaglia per quel "di fatto" non è stata ancora pienamente onorata: l'eguaglianza c'è a parole, ma non c'è di fatto".

Al primo incontro, dedicato al tema della rappresentanza, hanno partecipato come ospiti Margherita Cassano, prima presidente donna della Corte di Cassazione, e Paola Severino, prima donna nominata ministra della Giustizia e prima donna a ricoprire il ruolo di vicepresidente del Consiglio della magistratura militare. Con loro anche il giornalista Marino Sinibaldi e l'attrice Giusy Buscemi, che ha letto alcuni testi simbolo della partecipazione femminile alla politica negli anni della nascita della Repubblica. Il secondo incontro, dedicato alla conoscenza, si terrà il 17 giugno con la partecipazione di Amalia Ercoli Finzi, Antonella Polimeni, Serena Autieri e Gianni Riotta. L'ultimo appuntamento sarà il 22 giugno, con un focus sul lavoro, con la partecipazione di Livia Turco, Enrico Giovannini, Cristiana Capotondi e Maria Bosco.

Rappresentanza, conoscenza, lavoro: "Senza non avremo mai pari diritti per uomini e donne"

Ottant'anni dopo il primo voto delle donne italiane, la partecipazione femminile alla politica continua a interrogare le istituzioni. È da questa consapevolezza che nasce la riflessione di Anna Ascani, a colloquio con Fanpage.it: "Per essere all'altezza delle battaglie intraprese nella storia della Repubblica, è necessario uno sforzo rivolto al futuro". Uno sforzo che, nella visione della vicepresidente della Camera, deve articolarsi lungo tre assi: rappresentanza, conoscenza, lavoro. "Il nostro dettato costituzionale fa emergere il legame tra queste tre cose: la buona rappresentanza, la possibilità di accedere ai gradi più alti dell'istruzione, il lavoro con i diritti a esso connessi, finché non avremo tutte e tre le cose, credo che difficilmente riusciremo ad avere una società che possa dirsi davvero pari per uomini e donne".

In tema di rappresentanza, per Ascani è la sua qualità a fare la differenza. "Una buona rappresentanza dovrebbe prendere atto del fatto che, benché le donne si laureino di più, abbiano nella maggior parte dei casi risultati migliori nell'ambito del ciclo scolastico-universitario, è molto difficile che poi questo si rifletta nell'ambito lavorativo", spiega a Fanpage.it. Ascani ricorda poi alcuni dei sintomi di questo disequilibrio tra competenze e opportunità: "Part-time involontario, dimissioni che arrivano nel momento in cui nasce un figlio, meno donne ai vertici delle aziende". Per questo, secondo la vicepresidente della Camera, la rappresentanza non può limitarsi a una questione numerica, ma deve tradursi in politiche capaci di incidere sulla vita quotidiana.

"Con Meloni rotto soffitto di cristallo, ma la sua leadership femminile non è femminista"

Da qui la critica a un sistema che, nonostante la presenza della prima presidente del Consiglio donna nella storia della Repubblica, non avrebbe ancora affrontato alcune questioni centrali per la condizione femminile, come il congedo parentale paritario e obbligatorio, il rafforzamento dei servizi per l'infanzia e il contrasto al divario salariale. "A me stupisce moltissimo il fatto che la presidente del Consiglio non si è mai posta con serietà il problema che adesso si pongono le famiglie italiane: la scuola è finita e i genitori devono caricarsi il costo di centri estivi carissimi. Questa domanda una presidente del Consiglio donna se la deve fare", spiega Ascani. La deputata dem precisa poi: "Sono felicissima che siamo riusciti a rompere il soffitto di cristallo con la nomina di Meloni, però questo sulla vita reale delle donne non ha avuto un impatto, anzi abbiamo addirittura visto salire l'Iva sui prodotti per l'infanzia e per le donne". Secondo la vicepresidente della Camera, "una leadership femminile e una femminista non sono la stessa cosa, ed è chiaro che in questo caso abbiamo la dimostrazione palese che non lo sono".

La critica alla legge Valditara: "Le famiglie più bisognose diranno no all'educazione sessuo-affettiva, grave danno"

Lo sguardo è rivolto anche alle nuove generazioni e al compito di indirizzo della politica verso l'abbattimento degli stereotipi e delle disuguaglianze di genere. A pochi giorni dalla conversione in legge del decreto Valditara, che impone l'obbligo del consenso informato da parte dei genitori per i percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole, Ascani segnala "l'ipocrisia" dietro questo provvedimento. Come spiega al nostro giornale la deputata, la legge 107 del 2015, nota come "La buona scuola", ha introdotto negli istituti i progetti sull'educazione alla parità di genere, il rispetto delle diversità e la prevenzione della violenza. Dopo oltre dieci anni, secondo Ascani, il testo promosso dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, "scarica sulle scuole la necessità di chiedere il consenso ai genitori", con l'effetto che "saranno le famiglie che ne hanno più bisogno a dire di no". "Così avremo una scuola che, come direbbe Don Milani, cura i sani e invece abbandona i malati: un grande ospedale al contrario" e, continua, "in questo modo stiamo togliendo ai ragazzi l'unica possibilità che avevano di approcciarsi a temi che diversamente non arrivano tra i banchi di scuola e la cronaca ci dice quanto invece ne avremmo bisogno"

È in questo contesto che assume particolare significato il richiamo alla madre costituente Teresa Mattei, che volle introdurre in Costituzione la promozione dell'uguaglianza "di fatto", definizione che confluì poi nell'articolo 3. "L'uguaglianza esiste sulla carta, ma non ancora nella realtà", afferma Ascani. Un monito che attraversa l'intero ciclo di incontri e che introduce le riflessioni delle protagoniste chiamate a ripercorrere ottant'anni di diritti, conquiste e battaglie.

Da sinistra: Anna Ascani, Paola Severino, Marino Sinibaldi e Margherita Cassano. Foto dell’evento "L’Italia delle donne; La rappresentanza".
Da sinistra: Anna Ascani, Paola Severino, Marino Sinibaldi e Margherita Cassano. Foto dell’evento "L’Italia delle donne; La rappresentanza".

L'ingresso delle donne nel patto costituzionale: "Gli uomini hanno bisogno delle donne"

A ripercorrere il cammino che portò le donne alle urne durante l'incontro di giovedì 11 giugno è stata Margherita Cassano, "un processo lungo e complesso", ha ricordato. Un percorso che parte dal riconoscimento della capacità giuridica delle soggettività femminili nel 1919 per arrivare al suffragio universale nel 1946, "fu necessario l'orrore della guerra e il ruolo delle donne nella resistenza per far riconoscere agli uomini che avevano bisogno delle donne", ha spiegato Cassano. Il 2 giugno rappresentò per le donne l'ingresso nel "patto costituzionale", un passaggio non scontato perché, come ha sottolineato la magistrata, "dagli atti emerge un'avversità trasversale nella politica", tanto nei partiti di sinistra quanto in quelli cattolici. A questi timori si aggiungevano quelli delle stesse elettrici, preoccupate di andare alle urne da sole per la prima volta e, come mostrato nel film di Paola Cortellesi "C'è ancora domani", di macchiare la scheda elettorale con il rossetto.

Da quella conquista nacque una nuova cittadinanza femminile, ma la strada verso l'uguaglianza sostanziale sarebbe stata ancora lunga. "Nei primi dieci anni della Repubblica, la Costituzione rimase in larga parte inattuata – ha spiegato Cassano – Uomini formati in una cultura illiberale ritenevano lecito picchiare la propria moglie in virtù del potere di correzione che appartiene all’uomo quale sovraordinato alla donna". Cassano ha poi ripercorso altre tappe salienti della storia delle donne dal dopoguerra: l'abolizione del reato di adulterio, l'eliminazione del matrimonio riparatore e del delitto d'onore.

"La Costituzione è un punto di partenza e non di arrivo, necessario un cambio di mentalità"

Conquiste possibili grazie ad alcune donne "straordinariamente forti", come le ha definite Paola Severino, parlando di Rosa Oliva, che grazie alla sua tenacia aprì all'ingresso delle donne ai pubblici uffici, e di Franca Viola, che a soli 18 anni si ribellò al matrimonio riparatore. "Il percorso dei diritti delle donne è passato attraverso gradini difficili da scavalcare, è stato necessario il coraggio delle prime donne a compiere scelte difficili". Per questo, secondo Severino, "la Costituzione è un punto di partenza e non di arrivo, solo quando le norme avranno trovato piena attuazione la Costituzione sarà pienamente applicata", ma per farlo "occorre un cambio di mentalità: dobbiamo incominciare a ragionare in termini di parità sostanziale e collaborazione tra uomini e donne".

Severino ha poi ricordati i dati della partecipazione attiva e passiva delle donne alla politica, numeri "che ci dimostrano che è necessario continuare a parlarne". Tra le cifre illustrate, il numero di donne elette in Parlamento, solo il 33% del totale, e l’astensionismo femminile, più alto di quello maschile: alle elezioni del 2022 hanno votato il 65,7% degli uomini a fronte del 62,2% delle donne. "Nei luoghi di rappresentanza, nelle istituzioni, vorrei vedere tante donne quanti uomini – ha concluso Severino – Se meritiamo di essere in un posto di alta rilevanza, ci dobbiamo entrare in pari numero".

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