Al Consiglio Ue nessuna decisione sulla redistribuzione dei migranti: tutto rimandato a fine giugno

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La questione della gestione delle politiche migratorie, nell’ottica di una maggiore collaborazione tra Stati membri dell’Ue, è rimandata al prossimo Consiglio europeo di fine giugno, quando il tema sarà all’ordine del giorno, secondo quando confermato dal presidente del Consiglio Michel: “La questione delle migrazioni non è stata affrontata nel merito, ma diversi capi di Stato e di governo hanno proposto di parlarne al prossimo Consiglio”.

Il Consiglio europeo di questi giorni si chiuderà con un sostanziale nulla di fatto per la gestione dell'immigrazione da parte dell'Ue. In effetti la questione migratoria non era nemmeno all'ordine del giorno, ma il presidente del Consiglio Draghi ha cercato di sollevare il problema, richiamando gli altri leader alle proprie responsabilità, e cercando una soluzione condivisa, in termini di redistribuzione delle quote.

Draghi è intenzionato a chiedere un meccanismo di ricollocazione dei migranti, in vista dell'estate e dell'impennata di sbarchi che normalmente si registrano con le condizioni meteomarine favorevoli. La questione però non faceva parte del programma dei lavori del Consiglio del 24 e del 25 maggio. Il tema non sarà affrontato prima di fine giugno, quando è fissato un altro Consiglio Ue: questa volta la gestione dei flussi migratori sarà invece all'ordine del giorno. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, nella conferenza stampa dopo la riunione dei leader Ue, ha spiegato appunto che "la questione delle migrazioni non è stata affrontata nel merito, ma diversi capi di Stato e di governo hanno proposto di parlarne al prossimo Consiglio di giugno".

Questa mattina comunque, nel corso di un incontro bilaterale a Bruxelles tra Mario Draghi e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, a margine del Consiglio europeo, sono stati affrontati i temi dell'immigrazione e le prospettive di stabilizzazione in Libia e nel centro-Africa, con l'idea di rafforzare la cooperazione tra Italia e Francia. Nella prospettiva delle decisioni in materia migratoria che saranno sottoposte al prossimo Consiglio, i due leader hanno condiviso la necessità di uno stretto e costante coordinamento tra Roma e Parigi, per marcare il ruolo incisivo che l'Unione Europea deve avere in Africa.

Anche il Parlamento ha sollecitato i leader Ue: "All'agenda che è ancora in discussione abbiamo aggiunto un punto, la questione della migrazione, perché pensiamo che il Consiglio e tutte le istituzioni Ue non debbano voltarsi dall'altra parte rispetto a quello che succede nel Mediterraneo – ha detto il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, durante la conferenza stampa in seguito alla sua partecipazione al Consiglio Ue di questi giorni.

"La migrazione è una questione da affrontare con pragmatismo e concretezza. La cronaca ci riporta ogni giorno di tragedie, morti, di pressioni alle nostre frontiere e con realismo dobbiamo affrontare rapidamente questo problema. La richiesta del Parlamento è che tutte le istituzioni Ue si impegnino in maniera efficace per trovare soluzioni adeguate".

Draghi, come ha spiegato lui stesso in conferenza stampa, punta a raggiungere accordo basato su tre pilastri: "Un intervento economico del paese interessato e dell’Ue nel complesso" per frenare le partenze; "Cooperazioni bilaterali con i paesi di partenza e tra l’Ue e i paesi di partenza"; e ancora "corridoi umanitari", che "devono essere efficaci". Secondo il presidente del Consiglio "Il meccanismo di riallocazione" dei migranti "nelle discussioni europee è stato messo a dormire da un po' di tempo", con la scusa della pandemia.

Che fine ha fatto la riforma per superare i regolamenti di Dublino

La Commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, intervenuta oggi in videoconferenza davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Politiche Ue nell'ambito dell'esame congiunto delle proposte della Commissione relative al ‘Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo', ha detto che l'Europa sta ottenendo "interessanti progressi su tutti i dossier" della proposta sul nuovo patto: "C'è una posizione costruttiva da parte degli stati membri, nessuno è soddisfatto al 100% con questa proposta ma nessuno l'ha respinta, quindi è un processo ancora in corso che deve essere però completato ed è necessario che tutti gli stati membri accettino un compromesso, perché altrimenti non è possibile raggiungere un accordo".

La proposta, che dovrebbe superare il regolamento di Dublino, "è stata avanzata a settembre – ha ricordato la commissaria – e il consiglio dei ministri degli Interni non ha avuto riunioni in presenza. Abbiamo avuto solo delle videoconferenze , speriamo che a giugno sia possibile riprendere gli incontri in presenza. È chiaro che i negoziati devono avvenire faccia a faccia".

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