Meloni e la danese Frederiksen contro migranti e stranieri in Europa: “Rispettino i nostri valori cristiani”
Giorgia Meloni prova a rilanciare la sua autorevolezza in Europa, dopo lo scontro con la Spagna e l'opposizione arrivata anche dalla Germania. Soprattutto, cerca di mantenere l'attenzione della politica nazionale e dell'elettorato sull'immigrazione. Lo fa con un "messaggio congiunto" insieme a Mette Frederiksen, prima ministra del governo centrista della Danimarca. La lettera aperta, pubblicata sui social, è rivolta proprio "all'Europa" e ribadisce le dure posizioni contro l'immigrazione considerata "incontrollata". Non solo: le due leader si allargano anche ad avvertire "i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente" nell'Ue, con la richiesta di rispettare non solo le leggi ma anche i "valori europei". Quali sono questi valori? Quelli del "patrimonio culturale cristiano dell’Europa".
La lettera si apre sottolineando le differenze politiche – almeno sulla carta – tra le due, che però si dicono "unite dal desiderio di difendere l’Europa". Negli ultimi anni Frederiksen ha sostenuto più volte la linea del governo italiano sull'immigrazione e, di recente, è stata tra i pochi leader che hanno appoggiato apertamente Meloni nell'attacco contro la Spagna per la crisi a Ceuta.
"Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa", afferma il messaggio congiunto, che poi prosegue: "Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini". È utile sottolineare che numerosi studi scientifici, negli scorsi anni, hanno dimostrato che non c'è un legame tra l'aumento dell'immigrazione e quello del tasso di criminalità, soprattutto violenta. Eppure Meloni e Frederiksen insistono: "È particolarmente grave quando migranti illegali, privi del diritto di rimanere nelle nostre nazioni, commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali".
Le due leader affermano che "per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata", e che ora è loro dovere "offrire risposte concrete ai cittadini". Non che non abbiano avuto tempo per farlo finora: Meloni è a capo del governo italiano dal 2022, Frederiksen di quello danese dal 2019.
Tra i risultati ottenuti, le premier rivendicano la dichiarazione di Chisinau, il documento del Consiglio d'Europa (organismo che non ha a che fare con l'Ue, ma a cui fa riferimento la Corte europea dei diritti dell'Uomo) in cui 46 Paesi hanno chiesto che i diritti umani valgano meno per le persone migranti: "Siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi", scrivono Meloni e Frederiksen. "Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni".
Per il futuro tra gli obiettivi c'è "realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi", possibilmente in Africa. Ma – e qui l'italiana e la danese si spingono oltre – tutto questo "non basta", perché non è sufficiente imporre "il rispetto delle nostre leggi": bisogna assicurarsi che ci sia anche "il rispetto dei valori europei". Cosa che vale sì "per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre nazioni e in tutta Europa".
Il messaggio anti-immigrazione, così, diventa un avvertimento a tutti gli stranieri. E non è difficile capire quali siano i gruppi più colpiti, dato che subito dopo Meloni e Frederiksen mettono in evidenza: "Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo". Proteggerlo da chi? La risposta resta sottintesa e la lettera si conclude: "Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo".