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Scuola, tetto studenti stranieri per classe non è solo una proposta razzista, è inattuabile. E Meloni lo sa bene

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Giorgia Meloni annuncia nuove misure per gli stranieri a scuola, per provare a frenare il sorpasso a destra di Vannacci: oltre al divieto di burqa e niqab per le ragazze, e all’obbligo di imparare la lingua italiana per i genitori di ragazzi stranieri, sta per arrivare in Cdm un decreto che fissa il numero massimo di alunni stranieri in classe. Ma la proposta non è solo razzista, è anche inattuabile.

Il provvedimento contro gli stranieri in classe, annunciato a più riprese dal ministro dell'Istruzione Valditara dall'inizio d'agosto sembra stia per raggiungere il traguardo. Giorgia Meloni ha scelto oggi il comizio di chiusura di Fenix per annunciare l'approdo in Cdm di una misura, probabilmente un decreto, che dovrebbe fissare un numero massimo di studenti per classe, oltre a introdurre anche il divieto di burqa e niqab a scuola e l'insegnamento obbligatorio dell'italiano per i genitori di studenti stranieri che non conoscono la lingua.

Quasi in contemporanea nella stessa mattina anche il ministro dell'Istruzione ha annunciato l'imminente approvazione del nuovo decreto, contro le "classi ghetto". Ma non è solo una proposta razzista, profondamente ingiusta e discriminatoria, è anche una proposta inapplicabile. È la composizione stessa della società a essere mutata profondamente, per via del fenomeno della denatalità che interessa le famiglie italiane: semplicemente non è possibile in molti territori formare classi a maggioranza di italiani, perché gli alunni italiani in molti casi sono la minoranza. Dunque se si rispettasse quel tetto del 30% di alunni stranieri indicato da Meloni e Valditara non sarebbe sempre possibile rispettare il numero minimo di studenti necessario per comporre una classe (numero che varia in base all'ordine e al grado della scuola).

Il governo Meloni non ha tirato fuori la proposta dal cappello come un gioco di prestigio, nella rincorsa disperata del generale Vannacci, che proprio sulla scuola ha formulato le sue proposte più controverse (come quella delle classi separate nelle scuole per gli alunni disabili). L'idea rilanciata da Meloni di fatto è già indicata in una circolare del 2010, varata dall'allora ministra dell'Istruzione Gelmini: quella circolare aveva imposto un limite alla presenza di alunni stranieri in classe nelle scuole elementari, medie e superiori, fissandolo al 30%. Eppure quell'indicazione in molti casi è stata disattesa e si sono rese necessarie nel tempo delle deroghe da parte degli uffici scolastici regionali, in base ai contesti e alle necessità dei territori. Una soglia per legge sarebbe tecnicamente impossibile, per questo fino ad ora quella circolare è stata aggirata: in alcuni quartieri infatti c'è una prevalenza di stranieri, è un fatto incontestabile. Fissare una percentuale massima di ragazzi con background migratorio in classe significherebbe di fatto costringere le famiglie a iscrivere i figli magari in scuole anche molto distanti dalla propria abitazione. Ed è evidente come questo possa rappresentare un problema, soprattutto quando si parla di alunni della scuola d'infanzia e della primaria.

Ma qui non possiamo non notare un enorme paradosso. Era stato proprio il partito della premier due anni fa a bloccare sul nascere l'iniziativa del ministro Valditara, che nel 2024 aveva già dichiarato l'intenzione di fissare per legge un numero massimo di studenti stranieri in classe. Lo aveva spiegato in modo molto chiaro l'allora capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Tommaso Foti: "Una legge che dovesse avere carattere di perentorietà nei numeri rischierebbe di scontrarsi contro un limite invalicabile: la realtà dei fatti". Foti aveva riportato la sua esperienza: "Dico solo che nella città in cui vivo, Piacenza, la presenza di alunni non italiani è superiore al 20 o 30 per cento del totale in molti istituti. Non è una scelta. Se in una scuola ci sono cento bambini, settanta stranieri e trenta italiani, anche se li ridistribuisci in quattro classi, il rapporto rimane lo stesso", aveva detto in un'intervista a ‘La Stampa'. Meloni lo sa bene, ma il bisogno di recuperare terreno e recuperare consenso dopo il sorpasso a destra di Vannacci è evidentemente troppo forte.

Tra l'altro la proposta rischia di essere incostituzionale. Non solo l'articolo 3 della Carta afferma il principio di uguaglianza e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. Ma la norma del governo potrebbe violare l'articolo 34 della Costituzione, che recita: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita". Secondo il costituzionalista Salvatore Curreri, "Se il provvedimento fosse così restrittivo da comportare lo sradicamento dei minori e delle loro famiglie in altri territori, molto lontani da quelli in cui vivono, tale misura potrebbe rivelarsi eccessiva proprio perché in contrasto con il preminente obiettivo funzionale dell'integrazione con il rischio di ledere un diritto riconosciuto dalla Costituzione".

Il punto allora non è fissare un tetto per gli alunni stranieri in classe. Il punto è agire per migliorare i processi d'integrazione. E in questo senso è stata presentata da parte di Avs una proposta – il cui esame alla Camera dovrebbe iniziare a Novembre – che chiede di ridurre a 20 il numero di alunni per classe, e combattere così il fenomeno delle cosiddette ‘classi pollaio', che secondo il ministero sarebbero già scomparse dal sistema scolastico.

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Giornalista professionista dal 2014, a Fanpage.it mi occupo soprattutto di politica e dintorni. Sicula doc, ho lasciato Palermo per studiare a Roma. Poi la Capitale mi ha fagocitata. Dopo una laurea in Lettere Moderne e in Editoria e giornalismo ho frequentato il master in giornalismo dell'Università Lumsa. I primi articoli li ho scritti per la rivista della casa editrice 'il Palindromo'. Ho fatto stage a Repubblica.it e alla cronaca nazionale del TG3. Ho vinto il primo premio al concorso giornalistico nazionale 'Ilaria Rambaldi' con l'inchiesta 'Viaggio nell'isola dei petrolchimici', un lavoro sugli impianti industriali siciliani situati in zone ad alto rischio sismico, pubblicato da RE Le Inchieste di Repubblica.it. Come videomaker ho lavorato a La7, nel programma televisivo Tagadà.
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