Valditara insiste e vuole un tetto agli stranieri in classe: ma nel 2024 Fdi era contrario al limite per legge
Il ministro dell'Istruzione Valditara aveva già annunciato ad agosto un provvedimento per fissare per legge un tetto agli stranieri per classe, pari al 30%. Questo limite era stato indicato in passato, con la circolare numero 2 dell'8 gennaio 2010 emanata dall'allora ministra dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Ma questo limite non è stringente, e sono possibili deroghe, in base alle esigenze dei territori.
E così il ministro dell'Istruzione ora vuole introdurre per legge quel tetto "previsto da una circolare che non è mai stata attuata: riteniamo si debba intervenire con legge dando indicazioni chiare, facendo sì che gli uffici scolastici regionali possano svolgere azione di coordinamento tra le varie scuole per distribuire questi ragazzi. Siamo contro scuole ghetto", ha ribadito pochi giorni fa in un'intervista rilasciata a Skuola.net in occasione dell'inizio del nuovo anno scolastico.
Valditara all'inizio di agosto aveva anticipato a ‘La Verità' che il suo dicastero era già al lavoro su una circolare, che non è ancora uscita. Gli uffici scolastici territoriali, secondo il ministro, dovrebbero in pratica svolgere un'azione di coordinamento, "al fine di distribuire gli studenti stranieri nelle varie classi e nelle scuole di vicinato per cercare di evitare un'eccessiva concentrazione". A questo piano, secondo Valditara, dovrebbero anche collaborare gli enti locali, affinché adeguate politiche residenziali evitino il proliferare di "quartieri ghetto": "È ovvio che non possiamo mandare uno studente a studiare a diversi chilometri di distanza".
Oltre a questa misura, il ministro al Meeting di Rimini aveva anche palesato l'intenzione di rendere obbligatorio lo studio della lingua italiana ai genitori degli studenti stranieri, in particolare a quelli che non vanno bene a scuola: "Proporrò di rendere obbligatorio lo studio dell'italiano per i genitori i cui figli non vanno bene a scuola: non si può perdere a casa quello che si impara a scuola, il fatto che un genitore conosca la nostra lingua, interagisca con i docenti, è fondamentale; ci sono troppi genitori di ragazzi stranieri che non si fanno vedere a scuola mentre anche questo è importante", aveva detto il titolare del dicastero di viale Trastevere. Oggi, rispondendo a un'interrogazione del deputato di Futuro Nazionale Rossano Sasso, è tornato su queste misure annunciate, pur senza fornire ulteriori dettagli sulla loro applicazione. Per conoscere il perimetro del provvedimento bisognerà attendere probabilmente un decreto che dovrebbe arrivare a breve in uno dei prossimi Cdm
"In alcuni casi ci troviamo dinanzi a a scuola quasi totalmente frequentati da alunni stranieri", ha detto il deputato vannacciano illustrando il testo della sua interrogazione.
La risposta del ministro Valditara a Sasso
"La presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole è un fenomeno in atto da anni che è stato già oggetto di molti interventi da parte di questo Governo, fin dal suo insediamento, ha detto il ministro rispondendo all'onorevole Sasso, sottolineando di voler intervenire adesso sul tema, proprio perché la circolare di Gelmini si è mostrata fino ad ora inefficace.
"È appena uscito sulla “Nuova secondaria”, un’importante rivista scientifica, un mio articolo sul tema. Invito quindi anche ad approfondire le mie riflessioni. L’evoluzione della composizione della popolazione scolastica impatta, senza dubbio, sul livello complessivo degli apprendimenti di tutti gli studenti, non solo quelli stranieri: per questo motivo siamo già intervenuti, nel 2024, per individuare la quota del 20% per classe di studenti neoarrivati in Italia, superata la quale la scuola deve assicurare un ulteriore docente incaricato al fine di recuperare il gap linguistico necessario per una efficace integrazione dello studente straniero nella classe". In questo caso il ministro si riferisce alla misura varata per l'anno scolastico 2024/2025, con la quale il governo ha stabilito che nelle classi con almeno il 20% di alunni che non hanno un livello adeguato di conoscenza della lingua italiana, è previsto un docente dedicato all’insegnamento dell’italiano per stranieri.
"Inoltre, grazie alle molteplici azioni introdotte in questi anni per sostenere le scuole collocate nei contesti di maggiore marginalità (mi riferisco, in particolare, ad Agenda Nord, oltre che Agenda Sud), sono state intraprese azioni mirate per sostenere percorsi personalizzati di recupero degli apprendimenti di studenti stranieri interessati da situazioni di fragilità educativa.
"L’efficacia di questi interventi – ha proseguito -conferma l’esigenza di favorire ora un’equilibrata distribuzione degli studenti con cittadinanza non italiana che abbiano difficoltà linguistiche tra le classi, distribuirli fra le classi, ovvero, laddove risulti necessario, tra le diverse istituzioni scolastiche. Tale indicazione è resa necessaria proprio dal fallimento della circolare, dalla non applicazione più che fallimento, dalla non applicazione della circolare del 2010, dunque non di Valditara. Dopo aver analizzato le ragioni di questa mancata attuazione, siamo arrivati al convincimento, da me più volte esplicitato nei passati mesi, di un intervento legislativo che non si limiti semplicemente a rendere cogenti i criteri di composizione delle classi, quanto a conferire agli Uffici Scolastici Regionali strumenti concreti ed efficaci di coordinamento con le istituzioni scolastiche per adottare le misure organizzative necessarie a garantire un’equilibrata distribuzione degli studenti con cittadinanza non italiana nel rispetto delle autonomie scolastiche, della libertà di scelta delle famiglie e del diritto allo studio".
Fdi era contro l'idea di un tetto agli stranieri in classe per legge
C'è però un piccolo cortocircuito, di cui il governo oggi evita di parlare. Già nel 2024 il ministro aveva parlato dell'urgenza di porre un tetto agli stranieri per classe. Erano i giorni delle polemiche sulla scuola scuola di Pioltello, nel Milanese, chiusa per il Ramadan, e allora non c'era ancora in campo il partito dell'ex generale Vannacci, a insidiare lo spazio elettorale della destra. Fratelli d'Italia in quel momento si diceva esplicitamente contrario all'idea di fissare una percentuale per legge. Allora a criticare l'idea della Lega allora non era un esponente minore del partito di Meloni, ma l'allora capogruppo alla Camera Tommaso Foti: "Una legge che dovesse avere carattere di perentorietà nei numeri rischierebbe di scontrarsi contro un limite invalicabile: la realtà dei fatti". Anche secondo Foti dunque un'idea del genere in molti territori non sarebbe stata attuabile, visto che la popolazione scolastica in alcune aree è rappresentata soprattutto da stranieri: "Dico solo che nella città in cui vivo, Piacenza, la presenza di alunni non italiani è superiore al 20 o 30 per cento del totale in molti istituti. Non è una scelta. Se in una scuola ci sono cento bambini, settanta stranieri e trenta italiani, anche se li ridistribuisci in quattro classi, il rapporto rimane lo stesso", diceva a ‘La Stampa'. Ma le elezioni erano in quel momento lontane, e non c'era l'esigenza di inseguire un avversario a destra, pericolosamente in crescita nei sondaggi.