Andy Diaz era in Italia senza soldi e bagagli: “Fabrizio Donato mi ha dato una seconda opportunità come essere umano”
Orgoglioso di difendere i colori dell'Italia, strepitoso nel superare la mitica barriera dei 18 metri nel salto triplo (ora è quarto nella lista di tutti i tempi, a soli 14 centimetri dal record mondiale stabilito da Jonathan Edwards 21 anni fa): Andy Diaz ci ha colpito al cuore col suo disarmante sorriso dopo aver vinto la medaglia d'oro agli Europei di atletica leggera. Il fantastico gesto sportivo di Andy è solo l'ultima pagina di un romanzo di riscatto, coraggio e generosità, che ha come altri protagonisti l'ex triplista azzurro Fabrizio Donato e sua moglie Patrizia.
La storia di Andy Diaz, da Cuba alla fuga in Italia a 25 anni: non aveva più niente
Andy Diaz Hernandez è nato a Cuba, a L'Avana, il 25 dicembre 1995. Gareggia col tricolore sul petto dal 23 febbraio 2023, dopo essere stato naturalizzato italiano. È con la maglia azzurra che è stato bronzo olimpico a Parigi 2024, due volte campione mondiale indoor (Nanchino 2025 e Torun 2026), campione europeo indoor 2025 e adesso oro agli Europei di Birmingham 2026 con la stratosferica misura di 18 metri e 15 centimetri (ovviamente nuovo record italiano, oltre che come detto quarta prestazione di sempre).
Fino al 2021 Diaz gareggiava per Cuba, con cui aveva vinto il bronzo ai Giochi Panamericani di Lima 2019. Dopo le Olimpiadi Tokyo del 2021, dove era iscritto ma non gareggiò per un infortunio muscolare – aveva ‘bluffato' per non essere rimandato a casa e dunque poter mettere in atto il suo piano – durante lo scalo a Madrid della delegazione cubana di ritorno in patria lasciò la squadra, dirigendosi in Italia.
La nuova vita del triplista campione europeo a Birmingham
Le motivazioni di Andy erano fortissime: cambiare vita, aiutare la propria famiglia che viveva in condizioni precarie a Cuba (ora la mamma e la nonna sono anche loro nel nostro Paese, mentre il padre è rimasto lì) e realizzare anche il suo potenziale sportivo, perché sull'isola caraibica sentiva di non avere le condizioni giuste. Già, perché l'Andy Diaz di oggi non è solo un ragazzo il cui sorriso basterebbe a spiegare tutto, ma anche un atleta profondamente diverso da quello della sua carriera cubana. Lo stile di salto è diverso, le misure sono clamorosamente diverse, lo status è mostruosamente diverso: se n'è accorto il portoghese Pedro Pichardo, bastonato per bene a Birmingham.
Fabrizio Donato è la persona che ha ha cambiato sia la vita che la carriera di Diaz: perché Andy non solo ha trovato sulla sua strada un angelo – anzi due assieme a sua moglie Patrizia Spuri, ex atleta anche lei – che gli ha restituito un'esistenza che non aveva più niente, ma da ex triplista di alto livello (campione europeo a Helsinki 2012 medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Londra quello stesso anno) ha dato una robusta sistemata alla sua tecnica tipicamente cubana, integrandola con i princìpi europei.
L'incontro decisivo con Fabrizio Donato e sua moglie Patrizia: lo hanno accolto in casa come un figlio
In quel 2021 Diaz arrivò dunque in in Italia senza bagagli, documenti e soldi, avendo le sue scarpe chiodate e poco altro. A quel punto contattò via Instagram Donato – che ha 20 anni esatti più di lui – che aveva incontrato nei campi di gara e di cui aveva sentito parlare bene. Fabrizio e Patrizia lo accolsero in casa a Ostia come un figlio, senza pensare in quel momento all'atletica ma all'aiuto umano. Poi Andy ha chiesto asilo politico, dormendo di notte sul marciapiede davanti all'ufficio immigrazione di Roma per non perdere il posto in coda. La cittadinanza gli è stata concessa per meriti sportivi e oggi il triplista è una delle punte di diamante della spedizione azzurra che è prima nel medagliere agli Europei di Birmingham.
Un paio di mesi fa, Diaz ha speso parole bellissime per Donato: "A Cuba, anche se ero un atleta promettente, non avevo proprio le condizioni per diventare quel campione, far diventare realtà quel sogno che avevo da bambino. Una volta che ho avuto l'opportunità di lasciare il mio Paese natale e arrivare qui in Italia, mi ha creato proprio un mondo totalmente diverso. Sono arrivato senza nulla, non capivo proprio nulla, però soltanto una cosa avevo presente, che dovevo continuare ad allenarmi, dovevo continuare a sognare, a lottare per il sogno di bambino. Poi ho avuto anche la fortuna di trovare Fabrizio, che è stato quello che mi ha aperto la porta della sua casa, della sua vita e mi ha dato una seconda opportunità come essere umano. Poi diventare campione è venuto dopo, ma grazie a lui oggi sono qua, sono tranquillo, sono sereno e la metà dei miei sogni sono realizzati".
Diaz sapeva che abbandonare in quel modo Cuba avrebbe potuto avere conseguenze pesanti, soprattutto per la sua famiglia che restava lì: "Il momento più difficile è stato lasciare tutto, il sapere che non potevi tornare a Cuba, non potevi tornare a vedere tua mamma, tua nonna, tuo papà. Questo è stato il momento più difficile della mia vita. Prendere quella decisione mi ha cambiato tutto, il mio modo di pensare, il mio modo di vedere la vita. Non sapevo cosa mi aspettava nel destino, non sapevo proprio niente del futuro, solo sapevo che dovevo andare avanti, sapevo che dovevo prendere una decisione per aiutare la mia famiglia a Cuba e sapevo che non potevo neanche piangere in quel momento. Ormai la decisione era presa, dovevo andare avanti. Praticamente mi sentivo da solo nel mondo, senza aiuto. Poi ho avuto la fortuna di incontrare Fabrizio".
Peraltro i trionfi sportivi adesso hanno anche una sponda privata di grande gioia: "Mia mamma e mia nonna sono qui in Italia, vivono con me – ha raccontato a ‘Tv2000' – Per fortuna dopo tutto questo tempo che ero arrivato qui in Italia sono riuscito a portarle qua da poco, quindi non posso essere più felice di così".
La gioia di Fabrizio Donato: "Farci incontrare è stato un dono della vita"
Non meno belle le parole di Fabrizio Donato, sia sulla sua carriera di atleta che su quella attuale di allenatore: "Io dico sempre che sono stato e sono molto fortunato. Perché penso di aver fatto la cosa più bella al mondo, di fare la cosa più bella al mondo. Da giovane avevo dei sogni, il mio sogno era quello di diventare un grande atleta, di partecipare alle Olimpiadi, però ho anche vinto una medaglia. Quindi i sogni effettivamente alcune volte si realizzano e dico sempre questo, bisogna credere nei sogni, bisogna comunque sia coltivare i sogni. E quindi la mia è stata una grande fortuna, perché nella mia vita ho fatto quello che volevo fare. Tant'è vero che quando qualcuno mi chiede cos'è cambiato da atleta a allenatore, rispondo veramente poco, perché poi nella mia vita ho finito l'atleta avendo fatto un percorso fantastico e quindi ho finito veramente tranquillo, soddisfatto, senza rimpianti".
"Oggi sono molto sereno e sono fortunato e felice di guidare anche Andy – ha poi aggiunto Donato rivolgendosi a Diaz – Credetemi, io alcune volte non riesco a credere a quello che è successo e a quello che la vita ci ha regalato, perché questo è veramente un dono della vita, farci incontrare. Questa storia continua ad andare avanti, continua a regalare emozioni, continua a sorprendermi, la vita ci sorprende sempre. Credetemi, sono fiero e orgoglioso di far parte della vita di Andy".
Parole dette a giugno, immaginiamo come ti senti ora caro Fabrizio… tu e Andy siete un esempio che ci rende orgogliosi di essere italiani. Grazie, davvero.