Giuseppe II d'Asburgo in un ritratto di Anton von Maron (1775).
in foto: Giuseppe II d’Asburgo in un ritratto di Anton von Maron (1775).

Si avvicina, o per qualcuno è già arrivato, il temutissimo momento della pagella scolastica. Un primo traguardo che affligge, da sempre, migliaia di studenti, e che tiene col fiato sospeso altrettanti genitori. Per la scuola italiana si tratta di uno strumento di valutazione relativamente recente, e che negli anni ha subito notevoli modificazioni: basta pensare che in epoca fascista essa fungeva da vero e proprio strumento di propaganda, utile ad inquadrare gli studenti nel programma di militarizzazione della gioventù. Ma l’invenzione di questo strumento di “giudizio” è molto più antica: e si deve ad un imperatore austriaco.

Giuseppe II e la scuola: la pagella

Siamo in Austria, nella seconda metà del Settecento. Nel 1764 sale sul trono del Sacro Romano Impero Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, il sovrano che passerà alla storia per essere stato uno dei più ferventi sostenitori degli ideali dell’assolutismo illuminato. Fu grazie a lui che l’Europa conobbe Mozart (“Le nozze di Figaro” e “Così fan tutte” vennero commissionate al compositore proprio da Giuseppe II), trasformando Vienna nella capitale musicale dell’epoca, e che l’Austria cominciò a costruire la sua identità culturale e politica. Nelle complesse vicende del regno asburgico Giuseppe II giocò un ruolo fondamentale, per le acute e in alcuni casi controverse scelte politiche che miravano a riformare completamente l’assetto dello Stato: in quest’ottica, la scuola e l’istruzione giocarono un ruolo fondamentale.

Il 17 settembre 1783 l’Imperatore emana una legge che impone l’obbligo di formalizzare il livello di istruzione raggiunto dai bambini attraverso un “certificato scolastico”: dopo aver resa obbligatoria la scuola elementare, con concessioni importanti anche alle minoranze religiose (nonostante l’imposizione del tedesco come lingua ufficiale della scuola), Giuseppe II decise che era giunto il momento di stabilire una regola unica per il giudizio di quanti concludevano il primo ciclo di scuole: ogni alunno avrebbe avuto un certificato sul quale era riportato il livello di padronanza raggiunto nella lettura e nella scrittura.

E in Italia?

Niente voti, né numeri: soltanto un breve giudizio sintetico finale in cui si informava la famiglia che l’alunno, nel corso dei sei anni previsti per il primo livello d’istruzione, si era appropriato a sufficienza delle materie prescritte. In Italia questa consuetudine giunse circa un secolo dopo, a partire dall'Unità, e soltanto nel Nord; fu in epoca fascista che la pratica della pagella venne uniformata in un unico modello in tutto il Paese. In questo periodo essa era obbligatoria, perché veicolo anche di propaganda e controllo, ma era a pagamento: ogni famiglia era tenuta ad “acquistarla” per la cifra di 5 lire.