È al momento la più giovane delle 49 vittime accertate della strage nelle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. È morto a soli 3 anni Mucad Ibrahim. Era insieme al papà e al fratello maggiore quando il killer Brenton Tarrant ha cominciato a sparare all'impazzata durante la preghiera islamica del Venerdì. Gli altri due sono riusciti a salvarsi: il papà è sopravvissuto alla mattanza fingendosi morto, mentre Abdi, il più grande dei suoi figli, è fuggito dopo aver sentito i primi colpi esplosi. Del piccolo non trovavano tracce, non era nemmeno sulla lista dei feriti arrivati all’ospedale. "Siamo portati a pensare che sia morto alla moschea", aveva detto la famiglia a un sito neozelandese e purtroppo la conferma è arrivata poco dopo. "La verità è che apparteniamo a Dio e a lui ritorneremo", ha scritto un parente un su Facebook rendendo omaggio alla memoria del bambino.

Ma Mucad non è l'unico minore tra le vittime dell'attentato compiuto dal 28enne suprematista bianco Terrant. Nell'elenco dei morti c'è anche Sayyad Milne, 14 anni e aspirante campione di football. Suo padre John ha confermato al New Zealand Herald che il figlio non è sopravvissuto: "Ho perso il mio ragazzo, aveva appena compiuto 14 anni. Nessuno me lo ha ancora detto ufficialmente ma so che è così perché è stato visto. So che adesso è in pace", ha detto. "Le lacrime mi aiutano, so dov’è adesso: è in pace. Lo ricordo come il bimbo che avevo quasi perso alla nascita: è stato un piccolo soldato coraggioso per tutta la sua vita". Insieme a lui ci sarebbe dovuto essere anche il fratello, che sempre lo accompagnava alla preghiera del Venerdì ma che proprio ieri era miracolosamente assente per partecipare ad una gita con la scuola.

I loro nomi si vanno così ad aggiungere a quelli di Haji Daoud Nabi, un afghano emigrato nel Paese con i suoi due figli nel 1977, e Khaled Mustafa, un rifugiato siriano che invece era arrivato con la famiglia solo qualche mese fa. Tra i deceduti, c'è anche Amjad Hamid, 57enne medico palestinese che era emigrato a Christchurch ventitré anni fa e ogni venerdì andava a pregare alla moschea di Al Noor. Non è ancora arrivata la conferma ufficiale, ma la moglie è sicura che tra le vittime ci sia anche lui. "Speravamo in un futuro migliore per noi e per i figli – ha la donna -. Era un uomo buono, non riesco a parlare di lui".