Sono state identificate le prime vittime dell'attentato alle due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Tra i 49 uccisi ieri, venerdì 15 marzo, per mano di Brenton Tarrant, ci sono Haji Daoud Nabi, un afghano emigrato nel Paese con i suoi due figli nel 1977, e Khaled Mustafa, un rifugiato siriano che invece era arrivato con la famiglia solo qualche mese fa. A confermare il nome del primo è stato proprio il figlio, Yama Nabi, che avrebbe dovuto accompagnare il padre alla preghiera del Venerdì e che è riuscito a salvarsi per puro caso, per aver ritardato di 10 minuti rispetto al loro appuntamento. Un tempo breve che però si è rivelato fatale.

Intanto le autorità sanitarie di Christchurch hanno fatto sapere che sette feriti sono stati dimessi dall'ospedale, altri 39 stanno ricevendo le cure necessarie per ferite da arme da fuoco e 11 sono ancora in terapia intensiva. Ancora molti i feriti, tra cui numerosi anziani e bambini. Commovente è stato il messaggio registrato dal letto di ospedale da parte di uno dei sopravvissuti. Dopo averlo pubblicato su Facebook, è stato condiviso centinaia di volte: Wasseim chiede a tutti di pregare per lui e per sua figlia, Allen, anche lei ferita, colpita da tre proiettili, e ricoverata in ospedale. "Mi dispiace di non aver risposto ai vostri messaggi e alle vostre chiamate, ma in questo momento non sono in grado di farlo. Grazie per il vostro sostegno e per il vostro aiuto, voglio solo sappiate che sto bene", sottolinea nel filmato. "È chiaro che anche i più piccoli sono stati coinvolti in questo orrendo attacco – ha dichiarato alla stampa la premier neozelandese, Jacinda Ardern -. Ci sono uomini, donne e bambini. Loro sono tra gli uccisi e i feriti. Ringrazio i due agenti di polizia che hanno arrestato il sospetto, armato e assolutamente intenzionato a portare avanti il suo attacco".