Noa Pothoven, la 17enne morta la scorsa domenica, non ha fatto ricorso all'eutanasia, ma si è lasciata morire di fame e di sete a causa della depressione di cui soffriva da anni, da quando aveva subito una violenza sessuale che era ancora una bambina. Nessun decesso assistito da un team medico, dunque, come ha raccontato la stampa italiana e internazionale, ma un vero e proprio suicidio, avvenuto nella sua casa e con il supporto e il consenso dalla sua famiglia. A confermarlo, ci sarebbero alcuni post condivisi dalla ragazza sul proprio profilo Instagram. Soltanto in uno di questi datato un paio di giorni prima della morte, la 17enne raccontava di aver smesso di alimentarsi e di stare per "essere liberata". E poi, ancora: "Voglio arrivare dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò – aveva scritto, rendendo noto il suo proposito -. Dopo anni di continue lotte, sono svuotata. Ho smesso di mangiare e bere da un po' di tempo, e dopo molte discussioni e valutazioni, ho deciso di lasciarmi andare perché la mia sofferenza è insopportabile. Respiro, ma non vivo più".

In realtà, Noa, che da tempo soffriva di anoressia e stress post-traumatico a causa di una violenza di cui è stata vittima quando era una bambina, aveva fatto richiesto ad una clinica dei Paesi Bassi per ottenere l'eutanasia, che le è stata negata per via della sua giovane età. "Pensano che sia molto giovane, pensano che debba finire il trattamento psicologico e che il mio cervello sia completamente sviluppato. Non succederà fino all'età di 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo", aveva raccontato Noa in una intervista rilasciata al quotidiano locale De Gelderlander a dicembre del 2018. A confermare questa versione dei fatti, e a fare chiarezza su una questione molto delicata, è intervenuto anche il radicale Marco Cappato, che, sui social, ha sottolineato come non si sia trattato affatto di eutanasia: "L'Olanda ha autorizzato eutanasia su una 17enne? FALSO!!! I media italiani non hanno verificato. L'Olanda aveva RIFIUTATO l'eutanasia a #Noa. Lei ha smesso di bere e mangiare e si è lasciata morire a casa, coi familiari consenzienti", si legge. E in effetti, la stampa olandese ieri o nei giorni scorsi non ha fatto menzione del fatto, che invece è rimbalzato da un angolo all'altro dell'Europa. Ad esempio, il sito olandese Ad.nl aveva pubblicato il 2 giugno un articolo dove annunciava la morte della ragazza, ma in nessun caso viene citata l'eutanasia. Noa, dunque, ha deciso di fare da sé, mettendo così fine alle sue sofferenze senza "l'aiuto" di altri.

Intanto, continuano  ad arrivare messaggi di cordoglio per lei. L'ultimo è quello della Pontificia Accademia per la Vita, che in un Tweet ha definito la morte di Noa "una grande perdita per qualsiasi società civile e per l'umanità. Dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita".