Quello della nave della Guardia Costiera italiana U. Diciotti è ormai diventato un vero e proprio caso nazionale. L'imbarcazione è ora ferma a Catania, ufficialmente per uno "scalo tecnico", in attesa di ricevere l'autorizzazione del ministero degli Interni allo sbarco dei 177 migranti tratti in salvo ormai 6 giorni fa a 17 miglia da Lampedusa, in area SAR italiana. Autorizzazione che il ministro Matteo Salvini non intende concedere fino a quando non arriverà la certezza della redistribuzione dei migranti fra altri Paesi dell'Unione Europea.

Ma andiamo con ordine e ricostruiamo, per punti, come si è giunti a questa situazione:

– il 14 agosto un barcone con a bordo 190 migranti viene avvistato vicino alle coste di Malta;

– la Valletta non interviene, limitandosi a monitorarne il passaggio e offrire assistenza (rifiutata, peraltro);

– il Governo di Malta sostiene che il barcone non è "in distress", ovvero non in condizioni di grave pericolo, dunque non interviene per non "compromettere" il diritto di navigazione in mare aperto;

– la scelta è molto discutibile, perché un peschereccio (o un gommone) che trasporta quel numero di migranti non può mai essere considerato sicuro per la navigazione;

– la barca arriva nei pressi di Lampedusa e, a quel punto, la nostra Guardia Costiera ritiene giustamente che si configuri un evento SAR e interviene per prestare soccorso, con due motovedette che trasbordano poi i migranti a bordo della Diciotti, una nave con più ampia capacità di accoglienza;

– tredici migranti in cattive condizioni di salute sono trasferiti subito a Lampedusa, mentre gli altri 177 vengono messi in sicurezza a bordo della nave;

– il fatto che un barcone sia soccorso nei pressi di Lampedusa non rende automatico lo sbarco dei migranti in Italia, che è condizionato al via libera all’ingresso in porto, in altre parole non c'è un automatismo che implichi l'indicazione dell'Italia come place of safety neanche per gli eventi SAR in acque territoriali italiane;

– la Diciotti, però, è una nave della Guardia Costiera italiana e la scelta di vietare a una nave militare l'ingresso in un porto italiano è abbastanza incomprensibile, come spiega Antonello Ciavarelli, delegato del Consiglio Centrale della Rappresentanza Militare (Cocer) della Guardia costiera italiana: “È incomprensibile. Anche imbarazzante. La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!”;

– mentre Toninelli attacca Malta e Moavero Milanesi sonda la disponibilità degli Stati Ue (con una lettera della Farnesina), il ministro dell’Interno minaccia di riportare i migranti in Libia, una ipotesi che avrebbe del clamoroso perché si configurerebbe un respingimento collettivo verso un Paese che non rispetta le convenzioni internazionali e i diritti umani;

– la mattina del 20 agosto la Diciotti lascia Lampedusa, inizialmente si ipotizza che sia diretta a Pozzallo, ma come appura Fanpage.it ufficialmente il comandante non ha ricevuto indicazione del place of safety in cui sbarcare i migranti

– nel frattempo, la procura di Agrigento apre un fascicolo per "individuare scafisti e soggetti dediti al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina" ma anche "per conoscere le condizioni dei 177 migranti superstiti a bordo”;

– la questione è piuttosto complessa, perché un’inchiesta dovrebbe far luce sulle dinamiche che stanno determinando il no allo sbarco di una nave militare con a bordo 177 naufraghi. In altre parole: è stato richiesto un POS? Chi lo ha negato? E per quale ragione? Quale funzionario si sta assumendo la responsabilità di lasciare senza indicazione di un POS una nave militare italiana? Come è possibile negare diritti ai migranti sotto giurisdizione italiana?

– probabilmente anche per questo motivo si muove Toninelli e annuncia che la nave approderà a Catania (tra l'altro dando il via a una incredibile sequela di insulti nei confronti della Guardia Costiera italiana);

– la questione sembra in via di risoluzione ma, pochi minuti dopo, il Viminale fa sapere che non darà alcuna autorizzazione allo sbarco dei migranti. Salvini spiega che la Diciotti non potrà far scendere i profughi fino a che non si avrà la certezza della loro redistribuzione tra i paesi Ue;

– fonti del ministero dei Trasporti spiegano: “Nessuno "scontro" tra i ministri Toninelli e Salvini, che anzi condividono l'approccio complessivo sull'emergenza immigrazione. Il Mit, in ragione delle proprie prerogative, conduce all'attracco in porto la Diciotti. Tutto ciò che succede dopo, relativamente allo sbarco, è competenza del Ministero dell'Interno che sta opportunamente chiedendo all'Europa di assumersi le proprie responsabilità”;

– il divieto di sbarco è ammissibile? La questione è complessa, considerando che in linea teorica può essere disposto il blocco nel caso di minaccia all’ordine pubblico o per motivi sanitari. Ma, oltre al fatto che la Diciotti è una nave militare e non sembrano configurarsi motivazioni di ordine pubblico nello sbarco di 177 migranti, bisogna anche ricordare che la legge italiana (articolo 10 del testo unico sull’immigrazione) vieta anche i respingimenti dei richiedenti protezione internazionale. Ovvero, non si possono effettuare respingimenti “nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l’asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l’adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari”

-Carlotta Sami, portavoce UNHCR spiega, infatti: "Le persone a bordo hanno subito abusi, torture, sono vittime di tratta e traffico di esseri umani. Hanno bisogno urgente di ricevere assistenza e diritto a chiedere asilo. Un diritto fondamentale, non un crimine";

– Filomena Albano, garante per l’infanzia e l’adolescenza, aggiunge: “Dalle notizie delle ultime ore emerge che a bordo della nave della Guardia Costiera ‘Diciotti’, che risulterebbe trovarsi in acque italiane, ci sarebbero una trentina di minori stranieri non accompagnati. Come Autorità garante chiamata a verificare che siano tutelati i diritti di bambini e ragazzi presenti in Italia, mi preme ricordare che, a norma della legge 47/2017, questi ragazzi non possono essere respinti. Si tratta di minorenni e, a prescindere dall’essere migranti o stranieri, sono titolari di diritti: alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo, alla protezione e alle cure. Nei loro confronti la legge non consente respingimenti o quote di accoglienza”;

– nel frattempo si lavora a una soluzione diplomatica, ma pesano le mancate spiegazioni del ministero dell’Interno e le perplessità dei partner Ue.