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Rapina in banca a Napoli, identificati basista e complici: in Procura la lista dei sospettati della banda del buco

La Procura di Napoli ha identificati i presunti componenti della rapina nella Credit Agricole all’Arenella, a Napoli; nella rosa anche l’uomo che avrebbe fatto da basista, aiutando i criminali.
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A cura di Nico Falco
Le cassette di sicurezza razziate nella Credit Agricole dell’Arenella, a Napoli
Le cassette di sicurezza razziate nella Credit Agricole dell’Arenella, a Napoli

Alcuni dei componenti della banda, ma anche chi li ha aiutati, come complice insospettabile, a mettere a segno la rapina: nelle carte della Procura di Napoli ci sono i nomi di diversi sospettati per il colpo dell'aprile scorso nella filiale Credit Agricole dell'Arenella, quando un manipolo di criminali, sbucato dalle fogne, ha tenuto in ostaggio 25 persone, ha svuotato una quarantina di cassette di sicurezza e poi è sparito nel sottosuolo. Figura chiave è proprio quella del basista che, a differenza degli altri, non è conosciuto come uno "specialista" ma avrebbe avuto il ruolo più importante: fornire ai complici tutte le informazioni necessarie sui sistemi di allarme, la disposizione dei locali e la posizione del caveau.

Le indagini, svolte dai carabinieri e coordinate dalla Procura di Napoli (pm Federica D'Amodio, del pool Sicurezza urbana della Procura diretta dal procuratore Nicola Gratteri) si concentrano su una rosa di sospettati; si tratta di pregiudicati già coinvolti in episodi simili e i cui alibi, riporta Repubblica, sarebbero crollati nel corso degli accertamenti: viaggi in realtà mai avvenuti e certificati medici risultati falsi. Si vaglia inoltre la possibilità di un collegamento con la rapina avvenuta nel gennaio 2023 nella filiale di Giugliano (Napoli) della Banca Popolare di Milano e per la quale sono è stata emessa pochi giorni fa un'ordinanza da 12 misure cautelari: alcuni particolari del modus operandi farebbero pensare che la "paranza" possa essere la stessa.

La rapina all'Arenella risale alla tarda mattinata dello scorso 16 aprile. Tecnica "del buco", per la quale sono necessari attrezzi e competenze specifiche, conoscenza del sottosuolo e dei tunnel e una lunga preparazione. Ma ci sono diversi particolari che hanno fatto capire agli inquirenti di non trovarsi davanti ad una semplice banda, seppur specializzata, ma a qualcosa di più. Innanzitutto, i diversivi. Non soltanto uno. Davanti alla filiale è stata lasciata un'Alfa Romeo Giulietta nera con targa clonata, di cartone, successivamente risultata provento di furto. Impossibile pensare che volessero realmente usarla per la fuga: un inseguimento tra le strade affollate dell'Arenella si sarebbe concluso in poche centinaia di metri. Lo scopo era un altro, e ha funzionato: ha tenuto impegnate le forze dell'ordine con controlli e rilievi.

Poi, l'entrata in banca. Tre criminali sono arrivati dalla strada, con volto coperto. I passanti li hanno visti, e forse anche questo faceva parte del piano. Quando era ormai chiaro che in corso ci fosse una rapina, l'ultima informazione disponibile era che i banditi erano arrivati dalla porta principale. E che, quindi, sarebbero usciti nuovamente da lì. Un diversivo: dentro, nello stesso momento, i complici erano sbucati fuori dal pavimento, buttando giù l'ultima barriera tra i locali interni e quella che sarebbe stata anche la via di fuga.

La banda, armata di pistole che si riveleranno repliche, ha tenuto in ostaggio 25 persone, tra dipendenti e clienti. E anche quello che è successo dopo poteva fare parte del piano: rinchiuse in una stanza, non potevano sapere cosa stessero facendo i rapinatori in quei momenti e se fossero ancora dentro. Così, quando sono state liberate dai Vigili del Fuoco, che hanno aperto un varco nella vetrata che dà sulla strada, le forze dell'ordine non hanno potuto interrompere l'assedio né fare irruzione. Hanno dovuto attendere l'arrivo dei corpi speciali del Gis, intorno alle 17. E a quel punto la banda era già scomparsa, forse da ore.

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