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Come la banda ha rapinato la banca di Napoli in 8 fasi: doppia azione in strada e dal sottosuolo

Ventiquattro minuti dopo l’irruzione arrivano i carabinieri, ma i rapinatori continuano indisturbati al caveau. Quando il GIS entra dalla porta, loro sono già scomparsi nel cunicolo, verso un luogo sicuro che ancora non si conosce.
A cura di Nico Falco
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Tre arrivati dalla strada, due spuntati dal sottosuolo, violenza praticamente inesistente e decine di metri di galleria già pronti per la fuga, probabilmente preparati per mesi: era una banda di professionisti, quella che ieri, 16 aprile, ha assaltato la Credit Agricole di piazza Medaglie d'Oro, nel quartiere napoletano dell'Arenella. Una rapina con ostaggi che si è svolta in otto fasi, tra quelle previste dal piano dei criminali e quelle delle contromisure delle forze dell'ordine. Il bilancio finale: 25 ostaggi rilasciati indenni, la banda scappata, il bottino ancora da quantificare: sono state razziate decine di cassette di sicurezza.

La fase 1 è quella dell'irruzione: intorno alle 12 tre rapinatori sono entrati dall'ingresso principale. Probabilmente sono arrivati all'Arenella con l'Alfa Romeo Giulietta nera che successivamente verrà scoperta dai carabinieri parcheggiata a poca distanza: vettura con tutta probabilità rubata, targa falsa e stampata su un semplice foglio di carta. L'automobile verrà poi a lungo analizzata dagli specialisti della Scientifica.

Contemporaneamente alla prima fase parte la seconda, è tutto coordinato: viene abbattuto l'ultimo strato di muratura che separa il cunicolo dall'interno della banca, almeno altre due persone sbucano nei locali adiacenti al caveau. In questo modo i rapinatori hanno "coperto" tutte le zone interne della banca, possono tenere d'occhio i presenti.

E procedere con la fase tre: 25 persone, tra correntisti e dipendenti della Credit Agricole, vengono chiuse in un ufficio. Senza usare violenza, diranno poi gli ostaggi. I criminali hanno il volto coperto, collant per alterare i lineamenti, qualcuno parlerà anche di maschere di cartapesta. Mostrano le armi. Probabilmente quelle che poi abbandoneranno nella filiale prima della fuga e che verranno recuperate dai carabinieri: si tratta di pistole sceniche, indistinguibili da quelle vere.

La fase 4 è quella dell'intervento delle forze dell'ordine. Perché qualcuno, dall'esterno, si è accorto che nella banca è in corso una rapina e ha fatto partire l'allarme. Arrivano prima i carabinieri del Vomero, poi quelli del Radiomobile; sul posto converge anche la Polizia di Stato. In pochi minuti piazza Medaglie d'Oro viene invasa da agenti e militari, l'edificio viene circondato. Arrivano anche i carabinieri dell'API, l'Aliquota Intervento Operativo.

La fase 5 è quella delle cassette di sicurezza: i carabinieri sono all'esterno e cercano un contatto coi rapinatori, che a questo punto sono anche sequestratori, ma loro con tutta probabilità si stanno già dedicando al caveau. Sono riusciti a entrare, forse costringendo un dipendente ad aprire la porta blindata. Non pensano agli armadi blindati: non li toccheranno nemmeno. Ma svaligiano decine e decine di cassette di sicurezza. È facile immaginare che dentro ci siano gioielli, orologi di lusso, documenti importanti. Forse anche dei contanti. Ma il contenuto è noto solo ai proprietari, motivo per cui ancora non esiste una stima della refurtiva.

Per la fase 6 si torna sull'altro versante. I rapinatori, dopo un brevissimo contatto coi carabinieri, sono scomparsi di nuovo. Gli ostaggi sono rinchiusi nell'ufficio, alcuni di loro cominciano a stare male per la tensione e la paura. Mentre i ladri sono ancora nel caveau, o forse sono già andati via, parte l'operazione di soccorso. I Vigili del Fuoco sfondano la vetrata e tirano fuori quelle 25 persone, una dopo l'altra; nessuno di loro avrà bisogno di cure mediche in ospedale. Sono le 13.36 quando arriva la conferma dei carabinieri: sono tutti liberi.

Poi, un lungo stallo. Di certo dentro non ci sono altri ostaggi. Ma non si sa se ancora ci siano i rapinatori. Che, almeno apparentemente, sono anche armati. Serve una irruzione, ma ci deve pensare un corpo formato appositamente. Una squadra del GIS (Gruppo Intervento Speciale) dei carabinieri parte in elicottero da Livorno, arriva all'eliporto dell'ospedale Cardarelli alle 16:30 circa. Pochi minuti dopo i militari sono in piazza Medaglie d'Oro e parte la fase sette: i carabinieri lanciano nella banca le flash-bang, le granate stordenti, ed entrano.

Ultima fase, la fuga. Quando il GIS arriva nella banca, intorno alle 16.40, i rapinatori sono già scappati. E per allontanarsi hanno usato quello stesso foro da cui erano entrati. Nel cunicolo probabilmente c'erano altri complici ad attenderli, quelli coinvolti nell'ultima parte del piano: si sono allontanati per ritornare in superficie chissà dove, raggiungendo un luogo sicuro o un altro veicolo per continuare ad allontanarsi, mescolandosi nel traffico di qualche altro quartiere cittadino.

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