Rapina in banca a Napoli

Il tunnel sotto la fognatura e le maschere di Hollywood: come è andata la rapina al Credit Agricole di Napoli

La ricostruzione del colpo ad un mese dai fatti. Venticinque ostaggi, quattro ore di negoziato, l’arrivo del GIS e un caveau svuotato secondo uno schema preciso.
A cura di Peppe Pace
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Era da poco passato mezzogiorno, quando passando in moto da piazza Medaglie d'oro ho notato un uomo armato che sbirciava dalle finestre di una banca. Era il 16 aprile e la rapina al Credit Agricole era appena iniziata. L'uomo armato era un carabiniere della compagnia Vomero, il primo a giungere sul posto, armato di pistola d'ordinanza e giubotto antiproiettile appena estratto dal bagagliaio della gazzella. All'interno della banca, tre rapinatori armati di pistole sceniche tenevano in ostaggio 25 tra correntisti e dipendenti.

Dopo 15 minuti sono arrivate le API, acronimo di Aliquote di Primo Intervento, reparti speciali dei Carabinieri antiterrorismo, equipaggiati con fucili d'assalto, scudi e caschi. Si crea un perimetro di sicurezza attorno alla banca, mentre la piazza si riempie di uomini in divisa, volanti e centinaia di persone. Il Credit Agricole si trova al piano terra di un condominio, tutto intorno negozi, bar, farmacie, ingressi della metro collinare e tutto ciò che si trova di solito in un quartiere altamente residenziale all'ora di punta di un giorno feriale. In un contesto del genere, uno scontro a fuoco potrebbe essere fatale.

Sopra e sotto e la porta interbloccata

Se siete mai entrati in una banca, lo avrete sicuramente fatto attraverso una porta interbloccata: quella classica doppia porta di vetro a bussola che si attiva solamente quando la guardia preme il pulsante, un'area di transito chiusa, spesso dotata di metal detector, per controllare le persone che entrano e proteggere i locali. Quel giorno la porta interbloccata funzionava perfettamente, ma i ladri l'hanno semplicemente bypassata, sfruttando una falla nel sistema di sicurezza: entrando cioè da una stanza adiacente, quella dei bancomat, dove per accedere basta permere il pulsante che attiva le porte scorrevoli.

Tra la stanza dei bancomat e la sala principale avrebbe dovuto esserci una porta chiusa, ma nostre fonti ci hanno confermato che quel giorno era aperta. Una volta dentro la sala principale dell'istituto di credito, i tre ladri si sono preoccupati di chiudersi dentro, sbarrando la porta antipanico con una grossa spranga, comparsa per magia, in modo che nessuno potesse aprirla dall'interno. Mentre i rapinatori spostavano gli ostaggi da una stanza all'altra, probabilmente altri complici erano già a lavoro per irrompere dal sottosuolo, facendo breccia nel pavimento. Ma andiamo con ordine.

La liberazione degli ostaggi e la scoperta del buco

"Avevano maschere di attori di Hollywood – spiega una giovane presa in ostaggio dai rapinatori – io ho riconosciuto il volto di The Rock, al secolo Dwayne Johnson. Sul tono e le maniere dei banditi, le testimonianze degli ostaggi sono discordanti: c'è chi parla di un clima disteso e persino di qualche battuta fatta dai rapinatori, mentre c'è chi ha denunciato minacce più o meno gravi, soprattutto al palesarsi delle forze dell'ordine, giunte sul posto tempestivamente.

Dopo vari spostamenti, gli ostaggi vengono ammassati tutti in una stanzetta adiacente a quella dei bancomat. Questa stanza ha una grossa finestra di vetro antiproiettile che dà su via Niutta, all'incrocio con piazza Medaglie d'oro. È in quel momento che i tre rapinatori escono di scena ed è lì che c'è stato il primo contatto tra le forze dell'ordine e gli ostaggi, che con dei cartelli scritti a mano chiedevano di essere liberati dalla stanza, dove iniziava a mancare l'ossigeno.

Una volta accertata l'assenza dei rapinatori, almeno nella stanza in cui erano stati ammassati gli ostaggi, i vigili del fuoco hanno potuto fare irruzione, sfondando il vetro della finestra. Tutti e 25 gli ostaggi vengono messi in sicurezza, nessun ferito. Intorno alle 15.00 fanno il loro ingresso in scena i tecnici dell'ABC, l'azienda comunale che a Napoli che si occupa della manutenzione della rete idrica, che con una lunga scala si sono calati nella rete fognaria, aprendo un tombino poco distante dall'ingresso della banca. Dopo alcuni minuti si diffonde la notizia: "C'è un buco nel pavimento".

L'irruzione del Gruppo di Intervento Speciale (GIS)

In molti deducono che i ladri siano già scappati dal buco, ma con centinaia di persone intorno al perimetro, molte affacciate anche dai balconi, la prudenza non è mai troppa e il sospetto che in una delle stanze della banca vi fossero ancora i rapinatori armati e barricati deve aver convinto gli ufficiali dei carabinieri a ricorrere al Gruppo Speciale di Intervento, un altro reparto dei Carabinieri, specializzato in operazioni ad alto rischio, come la liberazione degli ostaggi. Nel frattempo, la scientifica inizia a smontare un'Alfa Romeo ferma in doppia fila a pochi metri dall'ingresso della banca. Non si sa se è l'auto con la quale i banditi sono arrivati sul posto, ma di sicruo è sospetta perché ha una targa adesiva. Il GIS arriva da Livorno in elicottero poco prima delle 17.00, circa 4 ore dopo la liberazione degli ostaggi. Il blitz è abbastanza rapido e l'epilogo oramai quasi scontato: la banca è vuota.

Il caveau, le cassette di sicurezza e il canale sotterraneo

Una volta messa in sicurezza l'area, l'amara scoperta: i ladri sono entrati nel caveau e hanno rubato il contenuto di 40 cassette di sicurezza, scappando poi attraverso un tunnel lungo 12 metri e largo tra 50 e 70 centimetri scavato a mano, che collega la rete fognaria ad una stanza adiacente al caveau. No, i ladri non hanno sbagliato stanza, hanno deliberatamente scelto di non sfondare il pavimento del caveau, dotato di sensori a rinforzato dal cemento armato, per sbucare nella stanza accanto e farsi poi aprire il cancello del caveau. Ecco la seconda falla nella sicurezza: oltre al cancello temporizzato, che rappresenta uno standard di sicurezza adottato dalla maggior parte della banche, nel caveau del Credit Agricole è presente anche un secondo cassetto, non temporizzato, per permettere ai clienti di usufruire della cassette di sicurezza, prelevando o depositando beni, anche negli orari in cui il cancello temporizzato è attivo.

C'è da chiedersi, così come per la porta interbloccata, a cosa serve un cancello temporizzato se poi può essere bypassato in qualsiasi momento da un secondo cancello non temporizzato. Fatto sta che i banditi hanno scassinato 40 cassette di sicurezza, rubandone il contenuto, e lo hanno fatto secondo uno schema non lineare, il che farebbe pensare che sapevano già quali cassette aprire.

Impossibile stabilire con precisione l'entità del furto, impossibile sapere cosa c'era all'interno di quelle cassette (per la privacy del cliente, la banca non tiene traccia del contenuto delle cassette di sicurezza), ma da alcune testimonianze che abbiamo raccolto tra i correntisti derunati, si parla di cifre che vanno dai 200 mila al milione di euro a cassetta. Nel video che abbiamo realizzato tornando sui luoghi della rapina, con l'aiuto di immagini e grafiche animate, cerchiamo di ricostruire tutte le fasi della rapina.

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