La rapina delle cassette di sicurezza nella banca Crèdit Agricole di Napoli ha più domande che risposte

Per capire un po' cosa sta succedendo dopo la rapina alla banca Crèdit Agricole di Napoli bisogna immaginare di usare un compasso infilzato al civico 17 (e pure qui la cabala potrebbe sfrenarsi) di piazza Medaglie d'Oro, quartiere Arenella e tracciare un ipotetico cerchio che copra un'area di poco meno di due chilometri. Cosa c'è intorno? Vicoli, strade, traverse, salite e discese. Napoli è una città stretta, con colline e cavità, con una storia sotterranea tanto nota da finire nei film. Due su tutti: "Operazione San Gennaro", la rapina del tesoro del patrono attraverso le fogne e "Le mani sulla città", ovvero la speculazione edilizia degli anni Sessanta.
Però mettiamo da parte le suggestioni: si è trattato d'una rapina con sequestri di persona che ha peraltro causato danni ingenti alle condutture fognarie. Iddio non voglia, ma in caso di nubifragio oggi la piazza sarebbe piena di liquami, visti i trafori illegali realizzati dai rapinatori. E poi, non dimentichiamolo mai, molta gente perbene aveva affidato ricordi e oggetti cari ad una cassetta di sicurezza e ora non li ha più.
Restano i fatti e delle due l'una, viste le millemila ipotesi sulle 38 cassette di sicurezza sottratte e le decine vìolate: o le forze dell'ordine sono vicine davvero ad individuare esecutori o fiancheggiatori o brancolano nel buio, sorprese da velocità e competenza. In queste ore, nel circondario di Vomero e Arenella fin giù al quartiere Avvocata, nella zona della Cesarea, a Conte della Cerra, si susseguono controlli e verifiche, molto discreti ma notati da chi in zona ci vive e lavora. Cosa si cerca? Vie di fuga, dispositivi usati per lo scavo, materiali di risulta.

Nella città rumorosa nessuno si è accorto – o a nessuno è fregato – che per mesi sottoterra fossero in azione generatori elettrici a benzina, demolitori o forse scalpellatori a basso rumore, flex, cavi, diffusori schiuma poliuretanica per sigillare i tombini dall'interno ed evitare "intrusioni" di veri addetti alle fogne. Forse c'era anche una di quelle "slittine" elettriche come quelle che l'acquedotto napoletano, l'Abc, usa per le ispezioni dei condotti principali. E infine sistemi laser di precisione per capire dove "spertusare" e centrale il punto di accesso al tesoro. Piazza Medaglie d'Oro è una delle zone più rumorose dell'Arenella – lo dicono le mappe di zonizzazione acustica del Comune – abituata alle vibrazioni della metro che è pochi metri sotto terra. La gente che vive lì è anestetizzata a vibrazioni e rumore.
Nella città caotica nessuno si è accorto – o a nessuno è fregato – di eventuali furgoni e furgoncini per il trasporto della "sfravecatura". Per ridurre i rischi è ovvio che la banda dell'Arenella abbia usufruito d'una base operativa (garage o cantinato) nelle vicinanze del colpo. Una rimessa, l'androne d'un palazzo con classico box ricavato: Napoli non ha un censimento puntuale di tutti i varchi d'accesso e di uscita, è un problema storico. La Procura si avvale del prezioso contributo del geologo e speleologo Gianluca Minin, l'uomo della Napoli sotterranea borbonica.
In questi casi come procedono le indagini? Si va per cerchi concentrici: si parte dal più largo, ovvero si osservano tutti i pregiudicati che negli anni hanno avuto a che fare con la locuzione «banda del buco» a Napoli e che siano ad oggi a piede libero. Domanda d'obbligo: i "mariuoli" sono certamente degli specialisti, ma si tratta pure di cani sciolti? Una "pazziella" del genere si può organizzare senza avvertire chi di dovere oppure occorre avere il semaforo verde dei clan che controllano determinate zone e che sono molto attenti (loro sì) a movimenti atipici? Quindi altra mossa è stressare gli ambienti criminali che si muovono più allo scoperto nella zona per smuovere un po' le acque. A volte basta anche un piccolo passo falso.
E ancora, come Pollicino andare a ritroso: le telecamere di sicurezza, soprattutto quelle private. Ci sono pattern ricorrenti, ad esempio lo stesso furgone, alla stessa ora, nella stessa zona? Capire anche con gli sportellisti se c'è qualche indizio, anche una minuzia su cui appoggiare un ragionamento.

C'è gente che è sotto un forte stress emotivo. Molti degli addetti al Crèdit Agricole, apprende Fanpage, si sentono mortificati dal faro in faccia mediatico di queste ore: la possibilità che vi fosse una talpa interna ovviamente esiste. Ma non è una certezza. Così come i correntisti depredati – che si sfogano tra loro su un paio di gruppi Whatsapp – lamentano la violazione della loro privacy rispetto a ciò che avevano nelle cassette. La peculiarità della cassetta è proprio la riservatezza estrema: bisogna dichiararne solo il valore, non ciò che vi è dentro. Ma ora chi vorrà copertura assicurativa dovrà anche fornire pezze d'appoggio sulla titolarità dei beni conservati in banca.
Veniamo al lato per così dire "politico": la rapina alle cassette di sicurezza a Napoli è uno di quei colpi che rappresentano una "mazzata in fronte" per chi gestisce a vario titolo l'ordine pubblico. È la natura del fatto a rappresentare un problema: rapina in pieno giorno, in un quartiere borghese, centinaia di persone assistono al fatto, ci sono decine di persone sotto sequestro e mentre si cerca di liberarle i ladri razziano il caveau. Centinaia tra poliziotti e carabinieri coinvolti, addirittura dopo quattro ore (c'è chi dice troppe) arrivano in elicottero gli uomini del Gis, reparto d'élite dei carabinieri giunto però fuori tempo massimo.
La notizia da giorni è su tutti i media mondiali, Cnn, Abc, Bbc, Al Arabiya, solo per citarne alcuni. Chiaro che cercare i ladri è una priorità di Questura, Comando dei carabinieri, Procura e pure del Comune di Napoli. Lo è anche per ridurre il senso di insicurezza collettivo di queste ore: se nemmeno il caveau di una banca è al sicuro, in pieno giorno, cosa lo è nella città che si appresta ad ospitare un evento di lusso come l'America's Cup?
