La rabbia dei terremotati di Pozzuoli: “Per lo Stato non rappresentiamo nulla, adesso basta”

Tira una brutta aria per i politici a Piazza della Repubblica, a due passi dal porto, il luogo di concentramento della prima manifestazione dei terremotati di Pozzuoli. Persone sfollate, con le case danneggiate, c'è chi è rimasto nelle abitazioni ma è senza acqua e senza corrente. Al momento si contano oltre 300 sfollati ma il numero è destinato a salire man mano che i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile completeranno i sopralluoghi. La proporzione del problema sale ogni giorno di più. A poco servono le misure tampone nell'emergenza, come il contributo di autonoma sistemazione, ritenuto insufficiente. Dall'inizio della crisi nel 2024 a Pozzuoli è stato fatto davvero pochissimo, e sulle case di edilizia privata non è stato fatto praticamente nulla, se non dai privati di cittadini. Senza i finanziamenti per una messa in sicurezza degli edifici privati, il dramma di Pozzuoli rischia di non essere mai alleviato. Una situazione che in questo momento è una bomba sociale, ed i politici se ne stanno accorgendo.
"Il governo latita da due anni, solo chiacchiere"
La piazza ribolle di rabbia. Insegnanti, pensionati, lavoratori del commercio, tra gli sfollati ci sono tutte le categorie, come una livella sociale che accomuna il destino davanti alle calamità. Da queste parti non sanno nemmeno chi sia il commissario straordinario nominato dal governo, Fulvio Maria Soccodato, nominato nel 2024 con il compito di accelerare gli interventi pubblici per la messa in sicurezza. "I fondi del governo sono bloccati e servono per la messa in sicurezza degli edifici – ci spiega Fabio Barbato, sfollato – è una precisa responsabilità del governo questa situazione, da due anni sono latitanti, fanno solo chiacchiere". Giorgia Meloni è tra i bersagli della contestazione. "Hanno fatto zero" ci dice una signora sfollata della zona del Rione Solfatara, tra le più colpite. Intanto il Comune di Pozzuoli ha istituito il contributo di autonoma sistemazione, per consentire agli sfollati di trovarsi un alloggio. "E' qualcosa ma non è certo la soluzione – ci dice Fabio – anche perché si parla di 300 euro, ma con 300 euro non prendi nemmeno un monolocale, nemmeno una stanza, ma di che parliamo?". In molti si lamentano anche delle speculazioni, sia degli alberghi, lungo tutto il litorale Domitio fino a Castelvolturno, sia del mercato delle locazioni private.
"Noi chiediamo che venga garantito un tetto a tutte le persone sfollate – ci dice Andrea Ponticelli, sfollato – sia alle persone che non hanno più una casa, sia a quelli che hanno la casa danneggiate. Ci sono persone che stanno senza acqua e luce dalla scossa. Noi chiediamo che si arrivi anche alla requisizione delle strutture alberghiere per far fronte all'emergenza. Ma soprattutto noi vogliamo essere interpellati quando si decide il nostro futuro, pretendiamo di sedere anche noi al tavolo convocato dal governo in Prefettura con il Ministro Piantedosi". E sarà questo l'obiettivo della giornata di mobilitazione. Tra le 600 e le 700 persone che si sono mosse in direzione del porto, entrando nei varchi ed arrivando ad occupare le banchine. Le forze dell'ordine hanno osservato discretamente la situazione, con una piazza arrabbiate e determinata, hanno preferito evitare ogni tipo di contatto, tanto che quando il corteo si è avvicinato al cordone di Carabinieri che presidiava l'ingresso del porto, i militari si sono aperti lasciando passare i manifestanti. Delle istituzioni locali nemmeno l'ombra, d'altronde, subito dopo il governo Meloni, è il Sindaco Gigi Manzoni a finire sul banco degli accusati. Dall'assemblea che si tiene sulla banchina del porto non mancano accuse al Comune, sia per la scarsa presenza tra la popolazione che soffre, sia per le risposte definite lenti e inconcludenti rispetto agli interventi sulle case private.

"Vogliamo un posto al tavolo con il governo"
Il bradisismo non si conclude con un unico episodio che genera un crisi che porta danni, sfollati e lavori da fare, ma genere precipitazioni continue che non è possibile prevedere. E quindi i cittadini si trovano in una situazione paradossale, come il caso di Filomena Nasti, insegnante e sfollata. "La scossa del 2024 mi ha reso la casa inagibile – ci spiega – successivamente il Comune di Pozzuoli mi ha messo in mora, dicendomi che dovevo aggiustare la casa da sola, L'ho fatto, ho investito soldi, ora la nuova scossa mi ha riaperto tutte le crepe ed i vigili del fuoco mi hanno dichiarato la casa parzialmente inagibile, ma come si fa ad andare avanti così?". Ed è questo il punto. Senza un intervento straordinario per la messa in sicurezza delle case private non si uscirà mai dalla crisi, con il rischio di produrre un numero di sfollati sempre crescente. D'altronde le istituzioni dicono ai cittadini che con il terremoto si deve convivere. Ma per farlo deve esserci una messa in sicurezza generale. Come può un cittadino sostenere da solo i costi dei lavori ad ogni scossa? "Ma cosa siamo noi per lo Stato italiano?" si chiede una donna che vive vicino alla Solfatara. "Siamo nulla, eppure le tasse le paghiamo come tutti gli altri, siamo persone civili e siamo esasperati" urla ai nostri microfoni. Sono moltissimi gli stabili già resi inagibili dalla scossa del 2024 e danneggiati ulteriormente. Un palazzo ad angolo tra via Roma e via Serapide, il palazzo già sfollato a via Diano, nella zona della Solfatara, solo per citare quelli più visibili in città. Che fine faranno adesso? Se prima erano inagibili, ora potranno mai essere ristrutturati e messi in sicurezza?
La giornata si chiude con l'invasione del porto e la vittoria rispetto alla partecipazione del tavolo con il governo. "Una delegazione di 7 persone parteciperà all'incontro in Prefettura con il Ministro Piantedosi" ci spiega Andrea Ponticelli. Le istituzioni locali da sole, non rappresentano più la complessità della sofferenza dei cittadini di Pozzuoli, questo ora è un dato riconosciuto anche dallo Stato che ha riconosciuto la mobilitazione invitando una delegazione al tavolo. Ma di cosa si discuterà? "Servono hub per le persone sfollate, un tetto sulla testa nel più breve tempo possibile, e la messa in sicurezza" dicono dal megafono nell'assemblea improvvisata al porto. Ci sono delegazioni da Bagnoli, con gli attivisti di Villa Medusa, ma anche diversi attivisti della sinistra extraparlamentare arrivati da Napoli. Nel corteo però nessuna bandiera, solo lo striscione "Pozzuoli esiste ancora". Molti gli interventi del personale sanitario per persone che si sono sentite male, in una giornata da bollino rosso per le ondate di calore. Ma in questa giornata rovente forse il corso degli eventi legati ai danni del terremoto può cambiare in maniera significativa. Ora i terremotati si rappresentano da soli. E questa è una novità significativa davanti alla lentezza degli interventi delle istituzioni.