Domenico morto col cuore bruciato, la mamma: “Mi illusero chiamandomi di sera al Monaldi per un secondo trapianto”

"Mi sono sentita tradita. La sera in cui giunse la notizia che si era reso disponibile un secondo cuore, due o tre giorni prima che Domenico morisse. Mi illusero, convocandomi di sera al Monaldi". A raccontarlo è Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi morto all'ospedale Monaldi di Napoli, il 21 febbraio scorso, dopo un trapianto di cuore fallito. A 20 giorni dalla scomparsa del figlioletto, Patrizia, che ha anche altri due figli, è distrutta dal dolore e chiede giustizie e chiarezza su quanto avvenuto, come ha raccontato in una intervista a Il Mattino durante la visita alla sede del quotidiano: "Domenico deve diventare un simbolo", ha detto la donna, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi.
La vicenda raccontata dalla donna è quella che risale alla tarda serata del 17 febbraio scorso, quando i genitori del bimbo furono convocati al Monaldi per la possibile opportunità di un nuovo trapianto, reso possibile dalla disponibilità di un cuore. All'epoca il bambino, tenuto in vita tramite il macchinario Ecmo, che surroga l'attività cardiocircolatoria, era ancora in lista trapianti nazionale, in quanto l'equipe del Monaldi, il giorno prima l'aveva considerato ancora trapiantabile, nonostante un parere negativo arrivato dall'ospedale Bambin Gesù la settimana precedente. Il 18 febbraio, poi, un nuovo consulto di un team di esperti da tutt'Italia al Monaldi, ne decise la definitiva non operabilità. La famiglia, a quel punto, scelse il non accanimento terapeutico.
Le indagini sul trapianto al Monaldi
Sulla morte del bimbo, i cui funerali si sono tenuti il 4 marzo scorso, è aperta una inchiesta della Procura di Napoli per omicidio colposo in concorso che vede, al momento, 7 indagati, tutto operatori sanitari del Monaldi. Anche la Corte dei Conti della Campania ha avviato accertamenti per possibile danno erariale, in particolare sull'acquisto da parte del Monaldi dei frigoriferi Paragonix di ultima generazione, avvenuto nel 2023, per capire perché non siano stati utilizzati la notte del 23 dicembre scorso, per il trasporto del cuore donato da Bolzano, e se sia stata fatta o meno la dovuta formazione del personale. Il cuore risultato poi danneggiato per essere stato conservato col ghiaccio secco, infatti, fu trasportato in un box omologato, ma di vecchia generazione, sprovvisto dei dispositivi di monitoraggio della temperatura, che avrebbero potuto rilevare l'anomalia.
Nas a Bolzano per l'inchiesta sulla morte di Domenico
I carabinieri del Nas negli scorsi giorni hanno ascoltato diverse persone informate sui fatti anche a Bolzano, dove è avvenuto l'espianto del cuore donato. In particolare, si cerca di chiarire l'eventualità – rivelata nel corso di una trasmissione televisiva da testimoni anonimi – che nel nosocomio possa essere stata utilizzata acqua di scarsa qualità, o addirittura contaminata, per ottenere il ghiaccio. Il caso del piccolo Domenico ha acceso i riflettori anche sul reparto di trapianti di cuore pediatrici all'Ospedale Monaldi. L'attività è al momento sospesa e chi era in cura è stato affidato in convenzione ad una equipe dell'ospedale Bambin Gesù di Roma.
La mamma di Domenico, però, ha sempre invitato a non attaccare l'ospedale in sé. Ma a fare chiarezza solo su quanto accaduto a suo figlio. Dal Monaldi, ha detto la mamma, "continuo a ricevere lettere piene d’amore e di affetto". "So che vengono dall’interno dell’ospedale. In molti casi leggendo quelle parole colgo quasi un sentimento di dolore, è come se volessero chiedermi scusa per il finale di questa storia, per come sono andate le cose, per quello che è successo: ovviamente non perché loro siano stati responsabili di qualcosa, ma per come poi le cose sono andate".