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Il Boss delle cerimonie e il Castello delle Cerimonie

Il Consiglio di Stato chiude il Castello delle cerimonie: tolte le licenze al ristorante hotel La Sonrisa

La Settima Sezione ha respinto il ricorso dei proprietari del Grand Hotel La Sonrisa: legittime le revoche del Comune dopo la confisca per lottizzazione abusiva.
I titolari della Sonrisa, Matteo Giordano e Imma Polese
I titolari della Sonrisa, Matteo Giordano e Imma Polese
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Stavolta sembra davvero la parola fine. Il Grand Hotel La Sonrisa non può più accogliere ospiti né imbandire tavoli. Motivo? Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dei proprietari della struttura di Sant'Antonio Abate, provincia sud di Napoli, il locale reso celebre dal reality show "Il Castello delle cerimonie", e ha confermato la revoca delle licenze per l'attività alberghiera e per il ristorante. Una sentenza che chiude, almeno sul fronte amministrativo, una vicenda giudiziaria lunga decenni.

A firmare il provvedimento è la Settima Sezione del Consiglio di Stato, che ha ritenuto legittimi gli atti con cui il Comune di Sant'Antonio Abate guidato dalla sindaca Ilaria Abagnale, aveva revocato le autorizzazioni alla struttura ricettiva. Il ragionamento dei giudici è lineare: le licenze per albergo e ristorante non possono essere rilasciate – né mantenute – in presenza di irregolarità urbanistiche. E nel caso della Sonrisa, oggi guidata da Imma Polese e dal marito, Matteo Giordano le irregolarità urbanistiche hanno già prodotto la confisca definitiva dell'immobile per lottizzazione abusiva.

La lunga diatriba giudiziaria del ristorante La Sonrisa

Il merito politico della decisione va al Comune guidato dalla sindaca Ilaria Abagnale, che ha avviato e portato avanti il procedimento di revoca dopo la sentenza definitiva sulla lottizzazione. I proprietari avevano impugnato quegli atti davanti alla giustizia amministrativa: prima il TAR, poi il Consiglio di Stato. Il verdetto della massima istanza amministrativa è ora definitivo.

La struttura, affacciata sull'agro nocerino-sarnese alle porte di Napoli, è conosciuta in tutta Italia per lo show di Real Time che per anni, da quando era vivo il titolare don Antonio Polese, (nella finzione televisiva definito "il boss delle Cerimonie") ha mostrato ricevimenti sontuosi e kitsch, i classici "matrimoni napoletani" nell'accezione più folkloristica e stereotipata del genere, centinaia di invitati, pranzi pantagruelici che durano fino a tarda notte. Quell'immagine patinata si scontra ora con una realtà giuridica precisa: un immobile confiscato non può essere sede di attività commerciale regolare. Con la pronuncia del Consiglio di Stato, i proprietari esauriscono le vie del ricorso amministrativo ordinario. La struttura resta sotto confisca: qualunque ipotesi di riapertura passa da un percorso di regolarizzazione urbanistica che, a confisca avvenuta, appare di fatto precluso.

La protesta dei lavoratori Sonrisa nel 2024
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