Il Castello La Sonrisa resta chiuso: respinto il ricorso della famiglia Polese in Cassazione
Il ristorante hotel La Sonrisa resta chiuso e confiscato; il "Castello delle cerimonie" quindi non riapre il cancello, niente matrimoni d'estate, resta lo stop alle attività. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, quarta sezione penale, respingendo i ricorsi presentati dai proprietari eredi di don Antonio Polese, contro la sentenza che aveva già dichiarato inammissibile la richiesta di revisione del processo che quindi non sarà da rifare. Una decisione che chiude uno degli innumerevoli tronconi d'una vicenda giudiziaria legata alla lottizzazione abusiva che ha portato alla confisca del "Castello delle Cerimonie", divenuto celebre grazie ad un reality televisivo sui matrimoni e alla successiva revoca delle licenze dell'hotel e ristorante ubicato a Sant'Antonio Abate, comune a sud di Napoli.
Tutto nasce dalla sentenza definitiva del Tribunale di Torre Annunziata, che a suo tempo aveva decretato la confisca della Sonrisa per lottizzazione abusiva. Contro quella decisione i legali della famiglia Polese avevano presentato una richiesta di revisione, respinta in primo grado e ora bocciata definitivamente anche dagli «ermellini». A difendere la posizione della famiglia proprietaria del ristorante collegio composto da quattro avvocati: Dario Vannetiello, Veronica Paturzo, Andrea Castaldo e Stefano Montone. I giudici della quarta sezione penale hanno tuttavia respinto i ricorsi, ritenendo che non vi fossero i margini giuridici per riaprire il processo.
Una scelta che va in controtendenza rispetto alle attese della difesa. Ora resta da capire quali saranno le prossime mosse della famiglia Polese, che negli anni ha percorso più gradi di giudizio pur di riottenere la gestione del ristorante. Sulla "storia infinita" pende un altro ricorso, sempre in Corte di Cassazione, il cui obiettivo è analogo:ottenere la revoca della confisca del Castello delle Cerimonie. Stavolta però il ricorso è fondato su una ragione giuridica diversa dalle precedenti, ovvero sulla tesi secondo la quale la condanna alla confisca andrebbe annullata perché «sarebbe stata generata da una prova falsa».
Intanto le procedure vanno avanti: il Comune di Sant'Antonio Abate, ormai proprietario della struttura, ha avviato uno studio per stabilire cosa fare degli immobili e dei terreni. C'è poi il tema dei lavoratori: l'assessora regionale al Lavoro Angelica Saggese, in un question time in Consiglio regionale ha spiegato che i titolari de La Sonrisa per ora non hanno avviato procedure di crisi d'impresa che possano comportare anche il percorso di tutela dei lavoratori rimasti senza impiego.