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Il Boss delle cerimonie e il Castello delle Cerimonie

Ristorante La Sonrisa chiuso, i lavoratori del Castello in piazza Plebiscito a Napoli: mercoledì davanti alla Prefettura

La protesta si sposta davanti alla Prefettura: i dipendenti della Sonrisa chiedono tutele per il lavoro mentre il Comune studia il futuro dell’ex Castello delle Cerimonie.
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Capo cronaca Napoli
La protesta dei lavoratori Sonrisa nel 2024
La protesta dei lavoratori Sonrisa nel 2024
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Dopo il sit-in davanti ai cancelli del Castello delle Cerimonie della scorsa settimana, i lavoratori de La Sonrisa tornano a protestare. Mercoledì 1° luglio, alle 10.30, una delegazione di dipendenti sarà davanti alla Prefettura di Napoli, in piazza del Plebiscito, per chiedere un intervento delle istituzioni sulla crisi occupazionale aperta dalla chiusura della struttura. È possibile che chiederanno un incontro col prefetto Michele Di Bari.

Non sarà una manifestazione tradizionale, spiegano gli organizzatori, ma un presidio silenzioso. «Ci saranno persone ferme, in sit-in pacifico, con una condizione addosso che nelle ultime settimane ha cambiato forma e sostanza: quella di chi ha perso il lavoro da un giorno all'altro e sta ancora provando a capire come affrontare la vita quotidiana», si legge nell'appello diffuso dai lavoratori. Dal 15 giugno, giorno della revoca delle licenze che ha portato alla chiusura della struttura, raccontano di vivere tra mutui, affitti, bollette e spese familiari, mentre si allontana la prospettiva di una nuova occupazione.

La mobilitazione arriva mentre resta aperto il nodo sul futuro dell'ex Castello delle Cerimonie reso celebre dal reality show. Il Comune di Sant'Antonio Abate, divenuto proprietario del complesso dopo la confisca definitiva, ha infatti affidato un incarico professionale da 39mila euro per valutare la fattibilità di un Piano di recupero dell'area. Lo studio dovrà verificare se esistano i presupposti urbanistici e normativi per conservare e riutilizzare la struttura oppure se la strada da percorrere sia quella della demolizione, individuando eventuali destinazioni compatibili con l'interesse pubblico.

Sul fronte giudiziario, invece, restano ancora pendenti i ricorsi promossi dalla famiglia Polese, che continua a contestare gli effetti della confisca e della revoca delle autorizzazioni nelle sedi competenti.

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