Il Boss delle cerimonie e il Castello delle Cerimonie

Il Castello La Sonrisa, oscurate insegne e cartelloni stradali, l’amarezza della famiglia Polese: “Vergogna”

Avatar autore
Capo cronaca Napoli
Immagine
L'insegna del ristorante La Sonrisa ora coperta da un telo
Oggi vertice col prefetto a Sant’Antonio Abate e si parla anche del ristorante confiscato: “Disponibili a tavoli di confronto per i dipendenti della struttura”

Non è una damnatio memoriae ma poco ci manca: ora che l'ex Castello delle Cerimonie, il ristorante hotel La Sonrisa di Sant'Antonio Abate è di proprietà pubblica, chiuso, vigilato e sotto chiave, il Comune abatese non vuole che restino indicazioni stradali e tanto meno quelle che contrassegnavano il grosso cancello del Castello dei matrimoni, al civico 500 di via Stabia. E così, nel corso di ventiquattr'ore, addetti comunali hanno provveduto a coprire con teli l'insegna principale del ristorante e albergo dei vip, idem con la segnaletica stradale che per quasi quarant'anni ha indicato a sposi e invitati la via del rinfresco.

Amara la constatazione della famiglia Polese, gli ormai ex titolari della struttura confiscata per lottizzazione abusiva. Anna Polese, nipote del patriarca, don Antonio, morto qualche anno fa, si lascia andare a considerazioni amare e arrabbiate su Instagram: «Vergogna. Se pensate che 50 anni di storia si cancellino così  vi sbagliate di grosso. Il telone un giorno lo toglieranno. La vergogna resta». Gaetano Davide, storico cameriere della struttura e volto del reality di Real Time chiosa: «Ridicola esageratamente». È  Ilaria Abagnale, sindaca di Sant'Antonio Abate, la destinataria delle lamentele. Motivo? Secondo le maestranze del Grand Hotel La Sonrisa, bisogna fare di più per salvare la pluridecennale attività, i lavoratori diretti e l'indotto di forniture e manutenzione.

In mattinata, al termine della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è tenuta oggi nella cittadina dei monti Lattari, è il prefetto di Napoli, Michele Di Bari a chiarire il perimetro delle azioni del Comune: «La vicenda – dice – deve essere ripercorsa sul piano del diritto. C'è stata una risposta dello Stato in termini di diritto.  Il diritto ha sancito che questo patrimonio è trasferito al Comune che dovrà poi indicare quale destinazione dare. Anzi io ringrazio o la Procura generale di Napoli, la Procura di Torre Annunziata e tutti coloro che hanno reso possibile una risposta di diritto». Altra questione è quella dei dipendenti che, dice il prefetto «è però avulsa da quella precedente» ma deve essere affrontata sul piano sociale, dell'occupazione e «i due ambiti vanno distinti» e la prefettura si è resa disponibile e a tenere un tavolo di confronto.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views