Sgombero del Castello delle Cerimonie La Sonrisa: i mobili del ristorante-hotel finiranno in un magazzino

L'atto di sgombero è nero su bianco ormai da maggio, ma la giunta comunale di Sant'Antonio Abate, piccolo centro ai piedi dei Monti Lattari, in provincia di Napoli, ha dato mandato esecutivo all'ordinanza che sfratta il leggendario, "Castello delle Cerimonie" al secolo ristorante-hotel "La Sonrisa" fondato da don Antonio Polese dai terreni su cui è in attività da mezzo secolo e più.
Apprende Fanpage che con una delibera di giunta approvata lunedì 20 luglio, l'amministrazione guidata dalla sindaca Ilaria Abagnale fa entrare il countdown per La Sonrisa in una fase operativa. Il provvedimento di sgombero è immediatamente eseguibile. Prevede una serie di atti uno dietro l'altro: presa di possesso fisica del complesso; ricognizione e «inventario dei beni mobili eventualmente rinvenuti all'interno»; individuazione di uno o più locali da adibire a deposito; attivazione di un servizio di vigilanza e custodia dell'area. Previsto anche il recupero, «a carico degli occupanti», delle spese che il Comune dovrà sostenere per rimozione, trasporto e custodia degli eventuali beni trovati sul posto.
Una storia lunga quasi cinquant'anni
Per capire il peso di questa delibera bisogna tornare indietro. Molto indietro. La vicenda giudiziaria della Sonrisa affonda le radici alle fine degli anni Settanta, quando Antonio Tobia Polese, per tutti don Antonio, il patriarca della famiglia che ha costruito l'impero dei «matrimoni napoletani», punta sulla struttura di Sant'Antonio Abate. Da quell'inizio, nasce la «catena di montaggio delle cerimonie»: quattro decenni di sposalizi, comunioni, il festival Rai "Napoli Prima e Dopo", ospiti come Diego Armando Maradona, set cinematografici con Matteo Garrone, e infine il salto nella notorietà nazionale con il reality di Real Time, capace di rendere popolare in tutta Italia un luogo che intanto, dal 2011, era sotto sequestro per lottizzazione abusiva.
Perché è nel 2011 che la Procura di Torre Annunziata contesta pesanti violazioni urbanistiche, sostenendo che l'attività fosse abusiva fin dagli anni Settanta. Il percorso giudiziario arriva a compimento nel 2016, quando il Tribunale di Torre Annunziata dispone la confisca di terreni e manufatti, disponendone l'acquisizione gratuita al patrimonio del Comune. La Corte d'Appello di Napoli conferma la decisione nel 2022, la Cassazione chiude definitivamente la partita nel 2024, respingendo il ricorso della proprietà. Ad aprile di quest'anno la confisca viene formalmente trascritta in Conservatoria. È col ritiro delle licenze per attività ristorativa e ricettiva che l'azienda è costretta a chiudere e non accettare prenotazioni né effettuare altri eventi. Tutti i successivi ricorsi, appelli e sentenze si sono rivelati negativi per i Polese. L'ultimo in ordine di tempo, in Corte di Cassazione.
Dal reality alla chiusura, fino alla protesta dei lavoratori
La popolarità televisiva non ha mai fermato l'iter giudiziario. Nei mesi scorsi la famiglia Polese – la figlia del defunto don Antonio, Imma, e il marito Matteo Giordano, che avevano ereditato la gestione – ha dovuto fermare la florida attività che non ha mai conosciuto flessioni e le prenotazioni, smaltendo gli eventi già fissati, appoggiandosi ad altre strutture della zona. I dipendenti, portati alla ribalta nazionale proprio dal reality, sono scesi più volte in piazza, prima davanti alla Prefettura di Napoli, poi sotto il cancello chiuso di via Stabia, per chiedere tutele occupazionali. Di recente l'assessorato regionale al Lavoro ha reso noto che la proprietà non ha ancora avviato una procedura di crisi d'impresa.
Nel frattempo il Comune aveva già iniziato a muoversi su un doppio binario: a giugno aveva affidato un incarico da 39mila euro per uno studio di fattibilità su un eventuale Piano di Recupero della struttura, per capire se esistano «validi e prevalenti interessi pubblici» che ne giustifichino il mantenimento, invece della demolizione, e per quale destinazione d'uso. Un impianto da cinquantamila metri quadrati alle falde dei Monti Lattari, con eliporto, giardini monumentali e arredi di lusso, non si gestisce (né eventualmente si smantella) a costo zero, e per le casse di un Comune di appena diciottomila abitanti la questione economica pesa quanto quella giudiziaria.
Il nodo del ricorso al Tar
Resta però aperto il fronte amministrativo più delicato. L'ordinanza di sgombero è stata impugnata al Tar Campania dalle società "La Sonrisa spa", "Ipol spa" e "Pol.Fra", con tanto di richiesta di sospensione cautelare collegiale. Ma, si legge nella delibera, l'udienza per discutere l'istanza cautelare non risulta ancora fissata. Questo significa che, in assenza di uno stop dei giudici amministrativi, l'ordinanza resta pienamente efficace ed eseguibile, ed è proprio su questo presupposto che la giunta ha deciso di procedere senza attendere l'esito del ricorso.
A complicare il quadro giudiziario contribuisce anche una sentenza del Tar Napoli (la n. 2989/2026) che ha fatto tornare efficaci sia la revoca dei titoli commerciali sia il diniego del Piano di recupero dell'insediamento abusivo, dopo un periodo in cui misure cautelari avevano permesso la prosecuzione dell'attività in attesa della decisione nel merito.
Cosa succede adesso a La Sonrisa
Con l'atto approvato il 20 luglio, il Comune abatese si dota degli strumenti operativi per procedere allo sgombero coatto, se necessario anche in assenza degli occupanti, con l'intervento della forza pubblica. I beni mobili eventualmente trovati nella struttura verranno inventariati e portati nei magazzini comunali: chi ne ha diritto avrà 30 giorni di tempo per reclamarli, prima che scatti la procedura di smaltimento in discarica, con relativo addebito delle spese.
Resta da capire cosa accadrà nelle prossime settimane sul fronte giudiziario, con il ricorso al Tar ancora privo di una data d'udienza, e su quello politico-amministrativo, con lo studio di fattibilità commissionato a giugno che dovrà dire se il futuro del "Castello delle Cerimonie" sarà la demolizione, il cambio di destinazione d'uso o, come chiedono da mesi i lavoratori, una qualche forma di continuità con il ristorante specializzato in cerimonie da sogno.