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Domenico Caliendo morto al Monaldi di Napoli

Il Monaldi di Napoli non trova cardiochirurghi pediatrici e continua ad affidarsi al Bambino Gesù di Roma

È una delle conseguenze del caso del piccolo Domenico Caliendo: due medici sospesi, una gara andata deserta e nuovi reparti che esistono ancora solo sulla carta.
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Capo cronaca Napoli
Anna Iervolino, 53 anni, attuale Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli
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Come uno tsunami la cui onda spazza via ciò che c'era per decine di chilometri, la morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto all'ospedale Monaldi nel febbraio scorso dopo un trapianto di cuore a dicembre 2025 e l'inchiesta giudiziaria che ne è derivata, in attesa che i tribunali stabiliscano le responsabilità, sta già cambiando nel profondo una serie di elementi nella sanità campana. Qualche giorno fa il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha imposto nei contratti ai nuovi direttori ospedalieri che in caso di "eventi sentinella", cioè fatti gravi come quello di Domenico, se non arriva una segnalazione alla Regione entro 24 ore, il manager ospedaliero rischia il posto.

Dagli atti dell'azienda dei Colli, la struttura ospedaliera regionale che gestisce fra gli altri l'ospedale Monaldi di Napoli, emerge come a quello che viene definito «gravissimo evento avverso» l'azienda tenti di rispondere riscrivendo l'organigramma. Lo fa con due delibere approvate l'11 maggio scorso dal direttore generale, Anna Iervolino. Toccano i due settori più delicati dell'ospedale collinare: la Cardiochirurgia pediatrica e il Centro trapianti di cuore per adulti.

Premessa: la Regione dopo il caso Caliendo ha sospeso il percorso trapiantologico pediatrico. Sospesi sono anche i due principali chirurghi della cardiochirurgia pediatrica, sotto accusa nell'inchiesta. Con quei due medici fuori, le attività risultano «pregiudicate».

L'azienda lo mette nero su bianco: il problema è «non avere più una direzione né operatori esperti in grado di assumere il ruolo di primo operatore». Questo vuoto operativo già a marzo aveva costretto i Colli ad appoggiarsi ai medici dell'ospedale pediatrico "Bambino Gesù" di Roma, con una convenzione che qualche giorno fa è stata rinnovata fino a dicembre 2026. Perché? Per un motivo semplice: lo scorso 28 maggio la procedura per affidare a operatori esterni i servizi di supporto, per dodici mesi, è andata deserta. Nessuno si è fatto avanti.

Senza alternative, il Monaldi ha deciso di continuare ad appoggiarsi ai romani. Nella delibera si parla della necessità «inderogabile» di garantire le attività cardiochirurgiche pediatriche «nell'interesse dell'intera Regione». I numeri dell'intesa sono nella convenzione allegata: l'ospedale della Santa Sede distacca stabilmente al Monaldi un cardiochirurgo pediatrico esperto, con anche compiti di organizzazione del reparto. Costo: 16.790,77 euro al mese di rimborso delle competenze stipendiali e oneri, più fino a 400 euro mensili di spese documentate. A questo si aggiungono le figure "a chiamata" per le sedute operatorie più complesse. Per ogni giornata (h24) i Colli riconoscono 1.000 euro a persona per il personale medico – cardiochirurgo o anestesista – e 700 euro per il perfusionista, oltre a 290 euro a testa per viaggio, vitto e alloggio. Previsti anche teleconsulti, formazione e partecipazione agli heart team.

Ma sul piano della struttura continua a servire anche altro. Da qui la mossa: la nascita di una nuova Unità operativa complessa, la «UOC Trattamento chirurgico delle patologie cardiache, neonatali e pediatriche». Il documento inserisce la riorganizzazione in un quadro più ampio. L'ospedale è difatti interessato da interventi di riqualificazione finanziati anche con risorse Pnrr, che nei prossimi anni porteranno a una dotazione programmata di oltre mille posti letto complessivi.

Il secondo provvedimento guarda invece ai pazienti adulti. Il Monaldi è sede storica del Centro trapianti di cuore adulto, ed è prossima l'apertura di un reparto dedicato a chi soffre di scompenso cardiaco avanzato. A spingere è una nota del Centro regionale trapianti, che suggeriva di potenziare la struttura impegnata in donazione, procurement e trapianto cardiaco. Risposta dei Colli: nasce la "UOC Trapianto di cuore e procedure innovative in cardiochirurgia", trasformazione della struttura semplice già dedicata alle procedure innovative. Insieme arriva anche una nuova UOS, la "Chirurgia delle endocarditi".

Restano le caselle da riempire. Le nuove Unità operative esistono, ma sulla carta: la prova vera sarà trovare i medici per dirigerle, lo stesso nodo che a maggio aveva mandato deserta la gara per il reclutamento.

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