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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Bimbo trapiantato al Monaldi, i genitori convocati d’urgenza in ospedale: cuore parzialmente compatibile, notte di attesa

Convocati d’urgenza dall’ospedale Monaldi i genitori del bambino a cui è stato trapiantato il cuore “bruciato”
A cura di Nico Falco
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Nella tarda serata di martedì 17 febbraio stati convocati d'urgenza all'ospedale "Monaldi" di Napoli genitori del bimbo di due anni e 4 mesi a cui, a dicembre, venne impiantato un cuore "bruciato". Motivo: c'era disponibilità di un nuovo cuore,  parzialmente compatibile, per il piccolo, che per il momento è ancora in lista trapianti (quarto nella lista), e su cui quindi c'è un nuovo intervento. Nei quasi due mesi in cui è sopravvissuto grazie all'Ecmo, ovvero il macchinario per circolazione extracorporea, ha riportato gravi danni agli altri organi. Sarà una notte di attesa: domani si saprà qualcosa in più anche perché c'è il maxi-consulto fra luminari della Cardiochirurgia Pediatrica italiana sul caso.  La premier Giorgia Meloni, in contatto con la mamma del bimbo, era aggiornata ora dopo ora sulla situazione.

L'avvocato Francesco Petruzzi, che segue la famiglia, si è messo contatto con i carabinieri del Nas per chiedere che, in caso di nuovo trapianto, il cuore precedentemente impiantato al bambino venisse sequestrato una volta espiantato, in vista degli accertamenti nell'ambito dell'inchiesta sulla vicenda avviata dalla Procura di Napoli.

L'organo trapiantato a dicembre, e che si è rivelato non funzionante, sarebbe stato irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto da Bolzano a Napoli: sarebbe stato utilizzato del ghiaccio secco al posto di quello naturale e l'equipe non si sarebbe accorta della temperatura troppo bassa dell'organo perché sarebbe stato utilizzato un box di vecchia concezione, che non ha sensori per monitorare quel parametro; dall'inchiesta della Procura di Napoli sarebbe emerso che la scelta di usare quel contenitore sarebbe stata presa perché il personale incaricato non era formato all'utilizzo di quelli più moderni, che pure il Monaldi aveva in dotazione.

Dopo l'intervento, alla madre era stato detto che il cuore "non partiva", ma senza menzionare le condizioni e le altre problematiche. Dal giorno del primo trapianto il bimbo è attaccato all'Ecmo, unico strumento che gli permette di sopravvivere ma che, col lungo utilizzo, sta portando a gravi danni agli altri organi.

"È il mio piccolo guerriero – ha detto la madre, Patrizia Mercolino, in una intervista a "È sempre Cartabianca" – è un bambino molto socievole con tanta voglia di vivere: lo era anche prima dell'intervento, ma ora lo è ancora di più. Sta continuando a lottare e spero sempre si trovi una soluzione per salvarlo". "Cercavo di fargli avere una vita come tutti i bambini, perché per colpa della malattia non poteva correre e doveva seguire determinate terapie ed effettuare controlli – ha continuato la donna – Sogno di vederlo presto abbracciarmi e darmi qualche bacio: mi manca molto la sua voce, ma quando gli tengo la mano lui sente che io sono lì".

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