Il ristorante La Sonrisa si avvia a chiudere: prenotazioni bloccate, al Castello delle Cerimonie restano poche possibilità

«Siamo spiacenti ma non ci sono camere disponibili», dice la pagina web alla voce «prenotazioni» e non solo per giugno e luglio, anche per i mesi a venire. Tuttavia lo spettacolare cancello al numero 500 di via Stabia a Sant'Antonio Abate, mezz'ora d'auto da Napoli, per questa domenica 14 giugno 2026 è ancora aperto, c'è una festa a tema scaramanzia. E di «bona ciorta» c'è sicuramente bisogno, visto che la razionalità ha esaurito le sue possibilità.
C'è aria di conto alla rovescia al ristorante hotel "La Sonrisa", divenuto noto come il "Castello delle cerimonie" grazie ad una fortunato reality televisivo sui matrimoni «alla napoletana», quelli kitsch, che durano ventiquattr'ore, dal menu pantagruelico e con una scaletta di cantanti che nemmeno Sanremo.
Dal Consiglio di Stato una parola definitiva
Negli ultimi giorni il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta cautelare presentata dalla famiglia Polese, gli eredi di don Antonio Polese, morto ormai dieci anni fa, contro la revoca delle licenze disposta dal Comune di Sant'Antonio Abate. La conseguenza è immediata: il complesso resta formalmente aperto, ma non può svolgere attività alberghiera e di ristorazione. In pratica non può organizzare matrimoni, ricevimenti, feste private ed eventi. Le prenotazioni risultano sospese e la stagione estiva, che rappresenta il cuore del fatturato della struttura, appare ormai compromessa.
Per la prima volta da quando è iniziata la lunga battaglia giudiziaria sul Castello delle Cerimonie, il problema della Sonrisa non è più soltanto il rischio di perdere una causa. Il problema è che rischia di non avere più il tempo necessario per attendere l'esito delle ultime cause ancora aperte.

Dietro questa decisione c'è una vicenda giudiziaria che parte da lontano. Il nodo centrale è la confisca urbanistica del complesso, disposta nell'ambito del procedimento per lottizzazione abusiva e diventata definitiva nel febbraio 2024. La Cassazione ha confermato la validità della confisca nonostante la prescrizione del reato, ritenendo comunque accertata l'esistenza dell'abuso urbanistico. Da quel momento il Comune è diventato proprietario del complesso e ha avviato una serie di atti conseguenti: revoca delle licenze commerciali, ordinanze di sgombero e gestione del bene confiscato. Tar e Consiglio di Stato hanno finora ritenuto legittima questa impostazione.
L'ordinanza del Consiglio di Stato pubblicata l'8 giugno scorso aggiunge un elemento particolarmente pesante. I giudici scrivono che appare verosimile ritenere la confisca ormai definitiva e soprattutto «opponibile ed efficace» anche nei confronti delle società che fanno capo alla proprietà. Richiamano espressamente due recenti sentenze della Cassazione penale del 2025 e del 2026 che hanno respinto ulteriori tentativi di rimettere in discussione la confisca.
Quali sono le altre possibilità de La Sonrisa
È proprio qui che si inserisce il tema delle cosiddette «società schermo». Secondo la Cassazione, le società proprietarie non possono essere considerate terzi completamente estranei alla vicenda urbanistica. Per questo la confisca continua a produrre effetti anche nei loro confronti. È il ragionamento che ha portato i giudici a respingere gli ultimi ricorsi.
Le opposizioni erano incentrate sull'idea che le società avessero una posizione autonoma rispetto alle persone coinvolte nel processo penale, dunque queste nuove società, per logica non dovevano "pagare" colpe altrui. Ma la Cassazione è stata d'altro avviso. La situazione attuale è dunque questa: il Comune di Sant'Antonio Abate, oggi guidato da Ilaria Abagnale è proprietario del bene, le licenze sono state revocate, il Tar ha dato ragione all'amministrazione, il Consiglio di Stato ha negato la sospensiva e la Cassazione continua a confermare la validità della confisca.
Le ultime possibilità esistono, ma sono sempre più strette. La prima è il giudizio di merito davanti al Consiglio di Stato, fissato per il 24 novembre 2026. In teoria i giudici potrebbero ribaltare la decisione cautelare, ma l'ordinanza pubblicata nei giorni scorsi contiene già valutazioni molto sfavorevoli alle tesi della proprietà. La seconda riguarda il fronte penale. Il 9 luglio 2026 la Cassazione dovrà pronunciarsi sull'impugnazione contro il rigetto di una richiesta di revisione del processo per lottizzazione abusiva. La difesa sostiene di avere nuove prove in grado di modificare il quadro accusatorio. Finora, però, i tentativi di riaprire il processo non hanno avuto successo.
La terza carta è Strasburgo. I legali della Sonrisa hanno portato la vicenda davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sostenendo che la confisca non dovrebbe essere opponibile alle società. Lo stesso Consiglio di Stato, nella sua ordinanza, prende atto dell'esistenza di questo contenzioso europeo e rinvia ogni valutazione al giudizio di merito. Ma i tempi della Cedu sono lunghi e difficilmente potrebbero incidere sulla stagione in corso.

Il paradosso è che il destino della Sonrisa potrebbe essere deciso più dal calendario che dalle sentenze. Anche se alcune partite giudiziarie sono ancora aperte, il blocco delle prenotazioni, la perdita delle licenze e l'incertezza che grava sulla struttura rischiano di produrre effetti irreversibili molto prima che arrivi una decisione definitiva.
Alcuni dei dipendenti più "social", della struttura come uno dei camerieri storici, divenuto popolare grazie al reality tv, Nino Davide, stanno raccogliendo numerosi attestati di solidarietà dell'indotto della Sonrisa: cantanti, fioristi, manutentori, gente che da anni collabora con il ristorante nella possente macchina organizzativa delle cerimonie. Ma è difficile che questa potente macchina burocratico-amministrativa, oggi, possa fermarsi.
