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3 Novembre 2021
17:41

Boss col reddito di cittadinanza: da Bagnoli a Ponticelli, chi erano i camorristi col sussidio

I carabinieri hanno scoperto, tra i percettori del reddito di cittadinanza, anche diversi familiari di pregiudicati che avevano omesso di segnalare la parentela: tra questi parenti del capoclan “don” Lorenzo Nuvoletta e del boss di Marano Antonio Orlando, di Giuseppe Mazzaccaro, ritenuto reggente dei Sorianiello del Rione Traiano, e di Alessandro Giannelli, a capo del gruppo omonimo di Bagnoli.
A cura di Nico Falco
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Criminali di piccolo cabotaggio, gregari dei clan, ma anche i boss: tra i 2.441 cittadini che si sono visti revocare il Reddito di cittadinanza ci sono anche personaggi di primo piano della camorra di Napoli e provincia, che per mesi, anche per anni, hanno potuto approfittare dell'assenza di una banca data unificata per intascare il sussidio. Benefit, chiaramente, che non venivano elargiti direttamente al "nome noto", ma ai parenti che risultano nello stesso nucleo familiare e che, quando hanno presentato la domanda, hanno omesso di segnalare quella parentela "scomoda" ai fini dell'ottenimento del sussidio.

Nel lungo elenco ora nelle mani dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli compaiono persone, seppur non direttamente coinvolte in attività delittuose, legate da vincoli di parentela a persone ritenute inquadrate nei gruppi criminali Tolomelli, D’Amico, Sorianiello, Puccinelli, Giuliano e Giannelli; i carabinieri ne hanno scovati 80, che hanno indebitamente percepito complessivamente 852.515,91 euro. A Fanpage.it Enrico Scandone, comandante del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, ha illustrato il sistema utilizzato per i controlli, che negli ultimi 5 mesi hanno portato alla scoperta di quasi 2.500 persone che indebitamente avevano percepito, in totale, circa 5 milioni di euro: vengono confrontate le banche dati a cui ha accesso l'Ispettorato del lavoro dei carabinieri, quelle dell'Inps e quelle della Procura e dai controlli incrociati emergono le posizioni "dubbie".

Per tutti è stata disposta la revoca del sussidio, in quanto la persona priva dei requisiti era inserita nello stesso nucleo familiare del richiedente, ai sensi di quanto disposto dal decreto legge numero 4 del 2019, in cui si legge:

Si dispone, altresì, l'esclusione dal beneficio del Rdc per i soggetti sottoposti a misura cautelare personale, nonché condannati in via definitiva, nei 10 anni precedenti la richiesta, per determinati delitti. Si prevede, inoltre, la sospensione dell'erogazione del reddito o della pensione di cittadinanza a seguito di specifici provvedimenti dell'autorità giudiziaria penale.

Il reddito di cittadinanza ai boss di Napoli ovest

Tra i nomi noti alle cronache c'è quello di Alessandro Giannelli, per la Procura a capo di uno dei principali gruppi di camorra dell'area ovest di Napoli. Ex enfant prodige del clan D'Ausilio, "Sandro ‘o sfarz", secondo gli inquirenti, aveva cercato di riunire sotto un'unica guida i clan dell'area ovest di Napoli, finendo con lo scontrarsi con gli altri gruppi del quartiere dell'ex Italsider (i reduci dei D'Ausilio prima e gli Esposito poi), con l'appoggio del clan Cutolo del Rione Traiano, in quel periodo retto da Genny Carra (oggi collaboratore di giustizia).

La replica dell'avvocato di Alessandro Giannelli

Giannelli è di nuovo in carcere dal 2016 ( non ha dunque richiesto in prima persona il benefit né a lui è stato concesso), ma i carabinieri hanno scoperto che il sussidio veniva percepito da una sua parente (estranea a dinamiche criminali), che risulta far parte del suo stesso nucleo familiare e questo ha fatto scattare la revoca.

In merito a questa vicenda, l'avvocato Maurizio Reggi, legale di Alessandro Giannelli, precisa che:

Il 43enne non ha mai fatto richiesta del reddito di cittadinanza; Giannelli è detenuto dal 2016, anno in cui non esisteva il sussidio, per cui non avrebbe mai potuto né farne richiesta, né poteva essergli accordato; Giannelli Alessandro non è e non può essere responsabile di aver richiesto l’R.d.c. al posto di terzi soggetti, solo in virtù di un asserito ed eventuale rapporto di parentela, poiché la responsabilità penale è personale; la famiglia del Sig. Giannelli Alessandro è composta di normali lavoratori, pensionati, casalinghe, studenti, persino bambini, per cui citare allusivamente i “Giannelli”, come se tutti i suoi componenti, per il solo fatto di essere portatori del suo stesso cognome, fossero implicati in vicende giudiziarie o facessero parte di presunti gruppi criminali è del tutto falso e diffamatorio.

Restando sempre nella periferia ovest di Napoli, e più precisamente nel complesso di edilizia popolare del quartiere Soccavo, un altro nome noto è quello di Giuseppe Mazzaccaro, anche lui detenuto, detto "Peppe della Novantanove" e considerato reggente del clan Sorianiello, con base logistica nel Rione Traiano. Anche in questo caso il reddito non veniva elargito a suo nome, ma era stato concesso a una familiare, tra l'altro imparentata col capoclan Alfredo ‘o biondo. Mazzaccaro è ritenuto anche il mandante dell'omicidio di Luca Megali, il giovane barbiere ucciso in un salone tra Marano e Pianura: fu un vendetta traversale per colpire il fratello, ritenuto affiliato al gruppo Tommaselli.

Percettore indiretto di reddito di cittadinanza risulta anche Fausto Frizziero, che invece per gli inquirenti è ai vertici del clan omonimo della rione della Torretta, tra Chiaia e Mergellina e che nel periodo in esame era ai domiciliari per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni e reati di droga: il sussidio arrivava alla moglie convivente.

Il reddito ai parenti dei boss Nuvoletta e Orlando di Marano

Tra i percettori di reddito risulta anche Antonio Nuvoletta, figlio di "don" Lorenzo Nuvoletta, storico capo del clan di Marano affiliato alla mafia: ha percepito 6.500 euro. Sempre a Marano, e nelle tasche di persone legate agli Orlando, che dei Nuvoletta sono considerati gli eredi, sono finiti poco più di 19mila euro: la richiesta era stata presentata (e accolta) da una nipote del boss Antonio Orlando, alias "Mazzolino".

(ultimo aggiornamento: 10 novembre 2021, ore 16.30)

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