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Trasporto pubblico a Napoli

Anm dopo 9 anni il concordato fallimentare non è finito, il Tribunale ora chiede indietro gli utili: ultima udienza a giugno

Il concordato fallimentare dell’Anm aperto nel 2017 è ancora aperto. Ultima udienza a metà giugno. Ora il Tribunale Fallimentare chiede i soldi degli utili fatti in questi anni per pagare i creditori.
Un bus dell’Anm
Un bus dell’Anm
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Trasporto pubblico a Napoli

Il concordato preventivo fallimentare dell'Anm a 9 anni di distanza non è ancora chiuso. L'azienda dei trasporti di Napoli nel 2017 chiese di accedere alla procedura in bianco per evitare il crac finanziario, oberata di debiti con i creditori per 170 milioni di euro. Il piano di risanamento fu accolto. In questi anni, la società partecipata del Comune, controllata dalla Napoli Holding, ha fatto passi da gigante: sono arrivati treni nuovi della metro Linea 1, ha riaperto la Linea 6, ci sono tram nuovi di zecca e bus elettrici. Ma il concordato è ancora aperto.

L'ultima udienza si terrà a metà giugno. Ed è sorto un ultimo problema. Il Tribunale Fallimentare adesso, per chiudere la partita, chiede indietro gli utili che l'Anm ha prodotto in questi anni di risanamento lacrime e sangue per pagare i creditori. Si tratta della cosiddetta clausola dell'upside. Se l'azienda in piano di risanamento, infatti, produce utili, questi devono andare ad aumentare le quote versate ai creditori. All'epoca la percentuale di saldo dei debiti oscillò attorno al 60 per cento. I creditori di Anm – tra cui anche società energetiche e partecipate – accettarono un accordo per aver liquidati subito i crediti, rinunciando ad una parte delle somme.

Ma i bilanci di Anm in questi anni si sono chiusi in attivo, grazie ad una serie di fattori: vendita dei depositi, riduzione degli sprechi, aumento della bigliettazione, anche grazie al boom turistico di Napoli, e di converso riduzione dell'evasione, in particolare su metro e funicolari. Il bilancio 2024 si è chiuso, per esempio, con 11 milioni di utile netto. Adesso il Tribunale, a distanza di 9 anni, è tornato a battere cassa. Questi soldi devono andare ai creditori che all'epoca accettarono pagamenti inferiori a quanto spettasse loro. Il concordato preventivo in bianco ha avuto indubbi vantaggi a suo tempo. Si tratta di un istituto previsto dalla legge fallimentare per le società in crisi a rischio insolvenza, proprio per scongiurarne il crac. L'azienda, infatti, in questo modo, non fallisce, ma può proseguire le sue attività sotto la vigilanza di un commissario giudiziale nominato dal Tribunale Fallimentare, che si occupa di seguire le operazioni del saldo dei debiti. Una strada che era stata già imboccata a Roma per il salvataggio dell'Atac.

Anm 9 anni fa rischiava il fallimento. Oggi è una società in salute. Il piano industriale prevede per i prossimi 5 anni di raddoppiare i km prodotti tra tutti i mezzi gestiti (metro, funicolari, bus, tram, filobus) arrivando a circa 30 milioni di km all'anno. Al concordato pre-fallimentare ancora aperto si aggiunge un'altra tegola: il ricorso dell'Antitrust pendente al Tar sulla proroga emergenziale di 6 mesi che ha di fatto protratto l'affidamento diretto fino al 30 giugno, nelle more di una nuova concessione in house per 6 anni. Per l'Autorità sulla concorrenza bisognava, invece, fare la gara. Se il tar dovesse sospendere la delibera si procederebbe con una proroga tecnica nelle more della gara. Senza contratto, c'è il rischio che da luglio vengano meno i prolungamenti delle corse serali di metro e funicolari.

Il tema del concordato discusso con i sindacati

Ieri si è svolto un incontro sindacale con Azienda Napoletana Mobilità alla presenza del Direttore Generale Francesco Favo, nel corso del quale si è discusso della scadenza al 30 giugno dell’attuale affidamento dei servizi, della necessità di procedere rapidamente al nuovo affidamento in house e delle prospettive future dell’azienda. Nel confronto sono stati affrontati anche i temi legati alla procedura concordataria, al ricorso promosso dall’Antitrust dinanzi al Tar e alla previsione di chiusura positiva del bilancio 2025. L’Azienda ha ribadito la necessità di uscire entro fine giugno dal concordato e ottenere rapidamente l’affidamento in house per avviare un piano industriale stabile e di lungo periodo. Per i sindacati, il rischio è che il percorso di risanamento portato avanti con fatica e sacrifici in questi anni, possa essere interrotto, andando ad incidere sulla continuità del servizio pubblico. Da qui, la richiesta avanzata al Comune di firmare presto l'affidamento per i prossimi 6 anni.

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