Sei maggio, ancora pochi giorni alle vacanze, la primavera che euforizza e immalinconisce con i suoi giochi di luce, gli ultimi sforzi a scuola e poi un solo, lungo tuffo nell’estate. Milena, 13 anni ancora da compiere, si avvia lungo la strada che dalla scuola in via Peschiera porta alla villa dei suoi in riva al mare, nel cuore di Genova. Sono le 17 e solo mezzora la separa da una ripetizione di storia con una professoressa privata, a casa, ma nonostante non sia lontano, la ragazzina tarda in maniera sconveniente all’appuntamento. Anzi, non si presenta affatto e non è da lei. Milena, figlia del patron dei detersivi Arturo Sutter, studentessa alla scuola svizzera, è una ragazza educata e responsabile, che non si sottrae agli impegni.

Il rapimento

Quella sera stessa, alle ore 21, Sutter padre sporge formale denuncia di scomparsa e si prepara alla prima lunghissima notte trascorsa sapendo la sua bambina fuori di casa, esposta ai pericoli, sola, nelle mani di sconosciuti. L’indomani, alle 9 e 34 minuti, il trillo del telefono della villa taglia l’apnea della silente attesa. Dall’altra parte della cornetta c’è l’uomo nero che ha preso la piccola Sutter: "Se volete Milena viva, prima aiuola Corso Italia”, dice. Cinquanta milioni di lire è il prezzo da pagare per rivederla; zero, invece, sono le prove che la ragazzina sia viva e nelle mani di chi, dall’altra parte, dà istruzioni. È il ’71, i rapimenti a scopo di estorsione sono all’ordine del giorno e l’industriale Sutter ha proprio il profilo del multimilionario a cui chiedere un mucchio di soldi. Scattano, dunque, le indagini, che sono immediate e rigorose e partono proprio dagli interrogatori delle compagne di scuola che hanno lasciato, alle 17, la piccola Milena serena e spensierata davanti alla scuola.

Il biondino della ‘spider' rossa

Le testimonianze si incrociano nella descrizione di un giovane sotto la trentina, capelli biondi, alla guida di una Alfa spider rossa, visto sia nei pressi della scuola svizzera, sia nelle vicinanze di casa Sutter. Quella del ‘biondino’, però, non è un’immagine sovrapponibile con quella dell’uomo della telefonata, un professionista, qualcuno che lavora nell’ombra, sotto traccia. Non combacia, non convince, eppure è l’unica traccia in una vita pulita, scandita dal benessere e dall’ordine. Il ragazzo si mostra spavaldamente davanti alla scuola con un’auto fiammeggiante, ha 25 anni e si chiama Lorenzo Bozano, è di ottima famiglia e ha due passioni, una nobile, per le immersioni, l’altra, meno, per le ragazzine.

Chi è Lorenzo Bozano

Figlio di Paolo Bozano, imparentato con gli armatori di Costa Crociere, e della domestica, sposata, secondo i rumors, per riparare a una gravidanza accidentale, Lorenzo è un ragazzo che non riesce a collocarsi nella società. Sin da piccolo aveva manifestato una scarsa aderenza alle regole sociali tanto che fu proprio il padre a denunciarne, anni prima, pulsioni sessuali decisamente precoci e ‘incontrollate’ e una tendenza a piccoli furti che lo aveva contraddistinto a scuola, dove non aveva mai brillato. Lorenzo, è solo uno strambo ragazzo o è l’autore di questo spaventoso scherzo? Se lo chiedono gli investigatori, che restano cauti e in ascolto di nuove telefonate.

Il ritrovamento

Quindici giorni dopo il presunto rapimento di Milena, due pescatori danno l’allarme per quello che sembra un manichino galleggiante in un’ansa a 300 metri dalla spiaggia di Priaruggia, a Quarto dei Mille. I sommozzatori trascinano a riva un corpo irriconoscibile, mortificato dalla putrefazione, scarnificato dai pesci. Qualcuno, però, nota che ha ancora una camicetta a fiori, un paio di collant arrotolati sulle caviglie e una catenina (incisa) che fornisce un nome e un cognome che a Genova conosco in tanti. Milena, non ancora tredicenne, non ha visto sbocciare l'estate.Quella sera stessa scatta un arresto, è quello del ‘biondino', incriminato sia dalle testimonianze che da un biglietto con la scritta “affondare, seppellire, murare”, ritrovato da increduli investigatori dentro la sua camera.

Un caso che divide

Il corpo di Milena, infatti, è stato fatto ‘affondare' con una cintura piombata da sub. Quanto alla causa della morte, invece, l'autopsia stabilisce che si è trattato di strozzamento, avvenuto presumibilmente la stessa sera della scomparsa. Impossibile, invece, dire se sia stata vittima di violenza sessuale. Oltre i confini di Genova, dove l'eco del delitto ha risuonato forte, l'omicidio della piccola Sutter ha scosso, ferito, incuriosito le folle che leggono avidamente dai giornali tutti i particolari. Lui si dichiara innocente, i giudici lo rinviano a giudizio con 23 indizi e lui, che nel frattempo ha messo via la spider e tagliato i capelloni, si presenta serafico e calmo al processo.

Il verdetto

Il giudizio di primo grado, infatti, lo assolve, tanto che nel frattempo, tornato libero, il biondino si sposa e apre un negozio. Quando la tempesta sembra lontana, invece, l'appello lo condanna all'ergastolo. È una sentenza inaspettata, ma non per lui, che infatti ha messo in atto il suo piano B: la fuga. Insieme alla moglie, Eleonora si rifugia prima in Africa poi in Francia, dove viene arrestato, espulso in Svizzera e da lì estradato in Italia. Nel '79 comincia a scontare la condanna per sequestro, omicidio e occultamento di cadavere e anche dopo l'ingresso in carcere continua a esercitare una sinistra fascinazione sul pubblico, soprattutto femminile.

La semilibertà

Nel 1990, vent'anni dopo la notte del 6 maggio, gli viene concessa la semilibertà. L'Italia si divide di nuovo. Qualcuno pensa sia innocente, qualcun altro che debba marcire in galera, altri ancora che ha diritto al riscatto in ogni caso: nessuno, comunque, lo ha dimenticato. Un Bozano appesantito dagli anni e ormai stempiato, torna libero e mette su, all'Elba, un allevamento di polli. Anche stavolta non riesce a tenersi lontano dal carcere e viene multato per non aver dichiarato al fisco i guadagni, perdendo così i benefici di legge. È il 1996. Nel '97 un nuovo sconcertante episodio lo bolla di nuova: Bozano finisce sulle pagine di cronaca per aver molestato, fingendosi un poliziotto, due ragazzine minorenni. Marzia, la nuova compagna la lascia, lui torna dentro. Segue nel 2011 un nuovo riesame della semilibertà che fallisce, mentre nel 2019 pochi mesi fa, arriva il sì. Bozano potrà vivere come un uomo libero facendo ritorno, solo la notte, in carcere.

Milena, 40 anni dopo

Più di quattro decenni prima del delitto Yara Gambirasio, l'omicidio di Milena ha mostrato all'Italia la banalità del volto dell'orco. Quello apparentemente normale, che si nasconde mostrandosi, che bracca alla luce del giorno, seduto dentro un'auto, l'oggetto dei suoi desideri. Attendendo solo il momento in cui potrà mettervi sopra mani che ardono stringere forte.