Vigilante Atm estrae pistola in metro e viene licenziato: il Consiglio di disciplina revoca il provvedimento

È stato revocato il licenziamento nei confronti del vigilante dell'Azienda del trasporto pubblico locale di Milano che, il 24 marzo scorso, era stato licenziato perché accusato di aver estratto dalla fondina la pistola d'ordinanza dopo essere intervenuto alla stazione Cadorna della metropolitana 2 in soccorso di alcune ragazze che, a suo dire, sarebbero state molestate da un gruppo di ragazzi. Per Atm, però, mancavano i presupposti della legittima difesa: avrebbe quindi violato i protocolli operativi.
Da qui, la lettera di licenziamento. Da quel provvedimento, l'uomo 52enne ha avuto dieci giorni di tempo per presentare una memoria difensiva. Il dipendente ha sempre sostenuto di non aver mai violato le regole e di essersi attenuto alle procedure svolgendo il proprio dovere. Dopo aver presentato la memoria difensiva, Atm l'ha vagliata e confermato la sua decisione.
Il 52enne, tramite il suo avvocato, ha presentato ricorso al Consiglio di disciplina aziendale che è presieduto da un rappresentante del Comune e che controlla Atm. Due giorni fa, lunedì 29 giugno, ha optato per un ridimensionamento della sanzione. Per il vigilante, sono stati previsti quindici giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. Terminati questi quindici giorni, il vigilante potrà tornare in servizio. Resta però la sospensione, stabilita dalla Questura, in via cautelare del porto d'armi. La misura dura 90 giorni. Una volta terminati, sarà la Prefettura di Pavia a dover pronunciarsi.
Se dovesse esserci parere negativo, quindi revocato definitivamente il porto d'armi, Atm non potrebbe reintegrarlo nella stessa mansione. L'uomo però, stando a quanto riportato dal quotidiano Il Giorno, non sarebbe disposto ad accettare altri incarichi. Inoltre, sarebbe intenzionato a fare ricorso contro la decisione del Consiglio di disciplina perché convinto ancora di non aver violato le regole.