Carmelo Burgio, il candidato di Vannacci a Milano: “Rastrellamenti? Termine tecnico, ora vi spiego cosa faremo”
Carmelo Burgio, generale dei carabinieri (non chiamatelo ex, ci tiene a precisarlo) è il candidato sindaco di Futuro Nazionale, partito guidato da Roberto Vannacci, alle elezioni amministrative a Milano che si svolgeranno nel 2027. Originario di Anzio (Roma), ha guidato diversi comandi provinciali dei carabinieri, ha svolto diverse missioni all'estero, ed è, oltre che un generale, anche un paracadutista. Ormai in pensione, come ha raccontato a Fanpage.it, scrive libri, articoli, svolge consulenze e tiene conferenze. Adesso, ha deciso di accogliere la proposta di Vannacci e di scendere in campo per Milano.
Non nasconde un certo astio nei confronti di Franco Gabrielli, ex capo della Polizia (chissà se per lui vale l'appellativo di ex) e contro chi si scaglia contro le forze dell'ordine, anche se poi vengono indagati. Ha una ricetta per la sicurezza che prevede soprattutto supporto al Prefetto e al Questore, ma ancora poche soluzioni per tutti gli altri temi che interessano Milano: caro affitti, costi dei servizi, alloggi popolari e tanto altro.
Partiamo dalla frase che sta facendo più discutere. Roberto Vannacci, quando ha presentato la sua candidatura, ha detto che lei saprebbe rastrellare Rogoredo. Lei è un uomo delle Istituzioni quindi conosce bene le leggi e sa che comunque i sindaci hanno poteri limitati in materia di sicurezza.
Ho comandato per 7 anni diversi comandi provinciali, due anni a Trapani e cinque a Caserta. So benissimo che non è certo il sindaco il colpevole del cattivo andazzo dell'ordine e della sicurezza pubblica. O meglio so benissimo che la responsabilità dell'ordine e della sicurezza pubblica pertengono al prefetto, che si avvale del Questore, come organo tecnico, e del comitato per l'ordine di sicurezza pubblica che è rappresentato dalle forze di polizia.
La risposta alla terrificante parola rastrellamento la posso dare su più fronti. Primo: ho lavorato in Sardegna nel periodo dei sequestri di persona. Quando cercavamo i latitanti, lo facevamo con operazioni di Search in massa. Erano rastrellamenti. Quindi rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio o una coppia di fascette sul bavero della camicia e mettere insieme tutti gli ebrei del ghetto, ma è un'attività a massa che serve per contrastare una situazione di sicurezza pubblica particolarmente critica.
Noi che abbiamo fatto parte delle forze di polizia siamo molto sensibili verso questo termine e difatti non lo usiamo. Il collega Vannacci ha fatto parte dell'esercito quindi adopera la sua fraseologia tecnica dove si parla di impiego a massa oppure di servizi ad alto impatto. Poi è quello che proponeva, a suo tempo, il consulente per la sicurezza del sindaco Sala e cioè servizi a massa con carabinieri, poliziotti, finanzieri, vigili urbani. Non li chiamiamo rastrellamenti, ma hanno comunque la finalità di intervenire in maniera massiccia su obiettivi dove, con una sola pattuglia, non avresti la possibilità di ottenere un risultato.
Pensare al rastrellamento nazifascista, mi sembra in malafede. Dimostra sostanzialmente che non si conosce la lingua italiana. Quando a Caserta sono intervenuto in una certa zona per arrestare un killer di camorra come Giuseppe Setola, che aveva fatto 20-26 omicidi in sei mesi, ho fatto dei rastrellamenti. Quello che prendevo non era la bambina ebrea vilipesa, violentata, disgasata o tutte quelle cose terribili che non dovrebbero mai avvenire, rastrellavo il delinquente.
Perché allora non utilizzare il termine servizi di massa? Vannacci è abbastanza consapevole che utilizzare determinati termini rimandi ad altrettante interpretazioni.
Forse non gliel'ho spiegato bene. Come il medico utilizza parole o chiose in latino che io non posso capire, esiste un vocabolario tecnico dell'esercito.
Quindi, secondo lei, Vannacci ha utilizzato una terminologia tecnica militare che poi è stata travisata.
Vannacci è padrone di quella terminologia. Se ha fatto una certa strada nella sua amministrazione, evidentemente è perché era considerato una persona di professionalità. Una professionalità che è determinata dall'uso di parole. Quando ero in Sardegna, le operazioni che organizzavo per trovare il covo del latitante, non le chiamavo rastrellamenti.
Chiaramente se dovessi andare in un quartiere un po' critico, come può essere Scampia, userei il termine servizio ad alto impatto oppure servizio di controllo coordinato del territorio. Esiste più di una parola, ma che lei chiami un servizio in una maniera o in un'altra, la vera differenza è cosa fai.
Se io prendo un pezzo di territorio e fucilo, violento e rapino e commetto una serie di nefandezze disumane e ingiuste nei confronti delle persone che stanno lì, quella è una violazione. Ma se io rastrello o se io faccio un servizio di alto impatto per sequestrare le macchine senza assicurazione, i motorini condotti senza patente, per denunciare o arrestare chi porta illegalmente un coltello o una pistola nella tasca, per chiudere locali che in quel momento stanno violando delle specifiche ordinanze del Comune, è un altro discorso. Il problema è la malafede nel dare al rastrellamento solo un'accezione.
Non c'era quindi nessun fine propagandistico.
Esatto. Tra colleghi non ci facciamo fisime su come chiamiamo un servizio. Per carità, quando Vannacci lo ha detto, non ero presente. A volte dipende anche dal contesto. Il discorso che faceva il legionario Vannacci era: "Noi abbiamo questa persona, che qualcosa di buono l'ha fatta nella vita". Non ha detto "lui rastrellerà", ma ha detto "lui saprebbe come farlo". Obiettivamente è stato il mio messaggio ed è ovvio che, proprio perché ho fatto l'ufficiale Carabinieri in Sardegna, in Sicilia e in altri posti… Anche se qualcuno ha detto che io di Milano non so niente…
Ora ci arriviamo. Prima però, questi servizi di massa come verrebbero fatti?
Innanzitutto la responsabilità è del Prefetto, che deve organizzare e decidere. Ha il supporto tecnico del comitato. Tutti sono diretti dal Questore. Io non posso dire al Questore di Milano se c'è da rastrellare la stazione di Milano-Rogoredo o di Milano Centrale o di Piazza Garibaldi o il quartiere Corvetto. Non gli devo dire come si deve fare perché sono persone che, se sono state mandate a ricoprire questi incarichi a Milano, lo sanno sicuramente meglio di me.
Come sindaco devo dire che rappresento la comunità di Milano, rappresento anche io lo Stato italiano a Milano e devo dare tutto il mio supporto: se mi si chiedono duecento vigili urbani, devo trovare il modo per inviarli. Se mi si chiedono sezioni specializzate che controllino una particolare attività, devo cercare di fornirle. E soprattutto se il Questore decide di fare un intervento alla stazione, io lo devo supportare in tutto e per tutto, perché io rappresento lo Stato come lui. Lo devo supportare chiunque sia il Prefetto o chiunque ci sia al Governo.
In tutta la mia vita militare ho avuto Governi e Prefetti di tutti i colori politici e li ho onorati e rispettati. Non mi metterò mai a criticare per partito preso le azioni del Prefetto e del Questore nella speranza di non perdere la mia base elettorale. Io al Prefetto e al Questore debbo rispetto e supporto perché rappresentano un Governo che, qualsiasi Governo sia, è stato liberamente eletto. E per questo, lo devo rispettare.
Ma non sarebbe utile creare spazi sociali o riqualificare aree? Non crede che per rendere una zona vivibile e più sicura non bisogna passare solo ed esclusivamente dalla repressione?
Su questo le do ragione. Il sindaco, se non è d'accordo, può manifestare al prefetto la sua contrarietà in un ufficio. Nella fase preparatoria e organizzativa di un intervento, il sindaco ha tutto il diritto di rappresentare le sue perplessità. Se dovessi diventare sindaco, le presenterò nel chiuso di un ufficio e non in pubblico solo per ottenere favore elettorale.
Poi lei ha detto una cosa giusta: quando il problema non è arrestare il rapinatore, ma intervenire in un'area dove ci sono centinaia o migliaia di piccoli o grandi illeciti, il problema non è criminale, ma è sociale. Un problema sociale vuol dire che è un problema che investe tutti gli stakeholders della società: ci vuole la famiglia, ci vuole la scuola, ci vuole il mondo del lavoro, ci vuole la Chiesa.
Il problema sociale non è mai un problema che si risolve col carabiniere, col poliziotto e il magistrato. A volte però può capitare che, se tutte le altre Istituzioni non ci sono o non sono in grado di fare nulla o ancora non sono pronte, si interviene intanto con quello che si ha a disposizione e cioè le forze dell'ordine e l'attività repressiva.
Quando fai il carabiniere, il Questore o il Prefetto, il massimo della tua vita non è rastrellare o mettere a ferro e fuoco un quartiere. La notte non sogni di poterlo fare per scatenare i tuoi bassi istinti: è una cosa complessa, faticosa, pericolosa che può comportare un sacco di problematiche.
Dall'altro canto, è anche vero che se ci si rende conto che attorno a una stazione ferroviaria o in un quartiere, la gente per bene non può più uscire di casa o il numero di rapine, di furti e accoltellamenti supera il livello di guardia; lo Stato deve fare qualcosa. Uno non può dire che siccome la Chiesa non si è attrezzata, la scuola non si è attrezzata, il lavoro non si è attrezzato, la politica non si è attrezzata, allora non facciamo nulla.
Il sindaco Sala ha sempre parlato di percezione di insicurezza. E sulle statistiche è sempre stato particolarmente critico. Si è detto che essendoci un numero elevato di denunce, è normale che vengano segnalati più reati.
Non credo che sia proprio così perché le statistiche dicono che i reati ci sono. Anche nell'azione di indirizzo dello Stato,
in termini repressivi e operativi, si devono scegliere anche gli obiettivi. Le statistiche del ministero dell'Interno – quindi non lo dico io – ci dicono che a delinquere siano certe fasce di popolazione rispetto ad altre e che l'indice dei reati è aumentato rispetto ad altri indici.
Quando apriamo i giornali, non è che abbiamo risolto il problema, vietando di dire la nazionalità di chi ha commesso i reati. Bypassare la nazionalità di una persona per far stare tranquilli i cittadini, non serve. Perché ormai la signora anziana che deve passare in una strada un po' particolare, magari ha un po' più di paura se sa che in quella zona ci sono certe persone piuttosto che altre.
Però questo va al di là della nazionalità di una persona.
Non è un discorso di nazionalità. Io ho lavorato all'estero con gente di tante nazionalità e anche di quelle erratamente vituperate a prescindere. Si parla male dei romeni, io ho lavorato con ragazzi romeni: ottimi ragazzi, brave persone, lavoratori. Ho avuto alle dipendenze gente di etnia africana, tutto benissimo. Il problema non è quello. È quando le persone appartengono a un certo campione, che è quello degli irregolari, che cresce la percentuale di reati. Non lo dico io. Lo dicono i numeri. Pensare di poter dare giudizi apolitici, che non tengono conti dei dati, è un modo poco corretto e serve per chiudere gli occhi.
Io sono d'accordo con lei a dire, che non è il colore della pelle a determinare se sei delinquente. Sono tante situazioni concorrenti: c'è l'essere irregolare e ci sono a volte anche determinate situazioni personali che afferiscono. Io non dirò mai che il romeno è delinquente. Non sei delinquente perché sei romeno.
Torniamo a uno dei punti che aveva citato poco fa: le viene contestato che lei non vive a Milano quindi non conosce la città, i quartieri e le loro fragilità. Come risponde a chi le muove questa critica?
In tante maniere. Quando si parla di una persona bisognerebbe conoscerla. Io non sono nessuno. Frequento molto Milano da quasi quindici anni: ho un po' di parenti che ci abitano, che vado a trovare regolarmente. Vengo per lavoro perché, da quando sono andato in pensione, svolgo attività di consulenza per una società che ha sede a Milano. Ho comandato poi la brigata mobile, che aveva un reggimento in pieno centro a Milano.
C'è stata una persona molto simpatica, che ha detto che io non saprei nemmeno dove sia il Giambellino. A Milano sono spesso ospite della sezione paracadutisti. Ho tenuto conferenze, perché avendo scritto libri, vengo coinvolto in presentazioni o conferenze. Ho ricevuto un premio, il premio Testimoni della Memoria, dall'osservatorio metropolitano di Milano proprio per la mia attività di scrittura nel campo della storia.
Non è che sono proprio estraneo a questa città. Poi però dico una cosa: mi sembra di aver capito che Milano non sia un paradiso sceso in terra, a parte le convinzioni rispettabilissime del sindaco Sala, che sostiene che qua è tutto percepito e che a Milano non succede niente e va tutto bene. Io, invece, sento dire da tante parti che a Milano ci sono tante cose che non vanno.
Allora mi chiedo: ma tutta questa gente che sicuramente non parlava cn la mia inflessione romana e che ha governato la città per quindici anni, è stata davvero così brava? Ma loro conoscevano tutto lo stradale di Milano?
Un consigliere comunale di Forza Italia, intervistato da Fanpage.it, sulla sua candidatura ha fatto anche riferimento alla sua conoscenza della macchina amministrativa. Si domanda se lei abbia queste competenze. Le ha?
Nel mio ultimo incarico comandavo Lazio, Toscana, Umbria, Marche e Sardegna: 21mila uomini, un territorio che era il più grosso a livello interregionale. Vogliamo dire che non ho capacità amministrative? Va bene. Vogliamo dire che non so fare il politico? Va bene.
Le chiedo però cosa dovrebbe fare un politico. A me hanno insegnato che per fare qualcosa devi studiare, no? Vuoi fare il medico? Devi prendere una bella laurea in medicina, poi devi seguire i corsi di specializzazione. Vuoi fare il carabiniere? Devi studiare, andare in accademia. Vorrei sapere quali sono le attività preparatorie o gli studi peculiari che permettono di fare il politico.
Le faccio un altro esempio. All'epoca dell'Expo 2015 ero il Capo Reparto della Dia, che seguiva i grandi cantieri. Questi cantieri sono stati bloccati perché abbiamo trovato infiltrazioni mafiose. Cosa ha fatto la politica in quel momento? Ha inventato gli appalti piccoli perché così si poteva rubare poco. Verissimo. L'appalto piccolo consentiva di finire il lavoro prima e poi di essere pagato.
Per arrivare agli appalti, una ditta interessata deve presentare una autocertificazione con la quale dice di essere pulita. La Dia aveva cinque giorni lavorativi per fare i suoi accertamenti su una ditta che spesso presentava varie opacità: scatole cinesi che arrivavano alle Mauritius o al Liechtenstein.
Quando abbiamo chiuso tutti questi cantieri, sa cosa ha fatto la politica? Ha ridotto i termini: da cinque a tre giorni lavorativi in cui si dovevano dare le prime indicazioni, che non potevano essere assolutamente valide. Per un processo di verifica, a volte, c'è bisogno di un anno. Soprattutto se si tratta di scatole cinesi, che passano per isolotti sul Pacifico dove per ottenere una risposta dalle autorità passa diverso tempo.
Allora ho fatto una proposta: va bene l'autocertificazione prima di partecipare all'appalto, ma almeno paghiamo le ditte solo dopo aver definito l'intera procedura di accertamenti. Perché solo in quel momento è possibile dire se la società è veramente pulita. Perché nel caso in cui non lo è, non avrebbe visto i soldi e di conseguenza non avrebbe partecipato all'appalto. La politica invece non ha voluto. Ha detto no perché doveva valere il principio che i lavori che vengono fatti, vanno pagati. Bastava cambiare la norma.
E noi poveri tecnici imbecilli, che non hanno un minimo di capacità amministrativa, abbiamo detto: "Se voi fate così, sapete cosa succede? Che voi avete pagato una società e quando, dopo un anno, avremmo scoperto che era inquinata di camorra, la società si è già sciolta e non esiste più o scopriamo che l'amministratore delegato è un'anziana di 92 anni, che ha fatto la titolare, senza saperlo". Abbiamo anche fatto notare che c'erano gli appalti dei singoli stand che erano tutti potenziali luoghi in cui la criminalità avrebbe potuto infiltrarsi perché non c'era alcun obbligo di controllo.
Nel mio lavoro, quindi, non ho capito cosa debba fare un politico, ma ho capito cosa sa fare il politico. Io facevo servizio come comandante provinciale quando c'era come sottosegretario agli Interni, un esponente di Forza Italia che adesso è condannato in terzo grado. Quando ho comandato Caserta, il sottosegretario all'Economia, anche lui di Forza Italia, è finito in galera e adesso è condannato in terzo grado. Entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Ho arrestato qualche sindaco sia di destra che di sinistra per analoghi reati. Ci andrei piano nel dire che un politico sia la soluzione a tutti i mali.
Oltre al tema della sicurezza, ci sono altri temi molto cari alla città. Per esempio, quello dell'abitare. In molti non riescono a sostenere i costi degli affitti o acquistare casa e sono costretti a vivere nell’hinterland. Come agirebbe?
Anche quello, secondo il sindaco Sala, è un problema percepito. Mi pare di ricordare che per la casa è andato tutto bene, no? C'è gente che ha comprato casa e ora è con il cerino in mano. Ma immagino sia una percezione, no? Al di là di questo. Primo: il sindaco non ha competenze specifiche. Speriamo di poterci avvalere delle nuove norme sul Piano Casa, che potranno rivitalizzare il settore degli alloggi popolari che, se ci fossero i soldi o se fossero stati conferiti per ristrutturali, forse potrebbe permettere di rimettere tanta gente nelle case popolari.
L'altro problema, per il quale il collega e amico Vannacci forse non viene compreso, è quello relativo a quando diciamo che vogliamo diritti uguali per tutti: se una casa popolare è disponibile e teniamo conto di tutti i parametri, essere straniero non deve essere motivo preferenziale. Una cosa deve valere per tutti. Per quanto riguarda gli studenti che trovano tante difficoltà a sistemarsi, lì c'è poco da fare. Occorrerebbe un piano per realizzare dei campus universitari dove sistemarli, come succede ad esempio in altri Paesi del mondo.
Questa però non è una competenza specifica del Comune. Il Comune – e penso che l'abbia fatto – può andare a bussare alle porte giuste per chiedere attenzione.
Però, come diceva lei, sulla gestione degli alloggi pubblici si potrebbe agire. No?
Certo. Ci sono però un sacco di case che non possono essere date a nessuno semplicemente perché non ci sono i soldi per dargliele. Perché magari prima sono state assegnate, sono state devastate, poi è entrata un'azione di controllo che è andata a chiedere conto e ragione a chi li aveva occupati e devastati, ma a quel punto non hai più risorse.
C'è un altro tema, che è quello dei servizi costosi. Abbiamo raccolto tante segnalazioni di persone che parlano dei costi esorbitanti degli asili nido o c'è, per esempio, anche il tema relativo alle piscine pubbliche chiuse a Milano. Ha in mente qualcosa?
Su questo sono assolutamente d'accordo: lo sport insegna le regole e tira via la gente dalla delinquenza. Io sono uno sportivo. Sono un paracadutista e il paracadutista è uno che ama lo sport. A 64 anni, ho attraversato lo Stretto di Messina. Qui, a Tirano, per fare un'ora di piscina, con un abbonamento di 24 ingressi, pago 120 euro.
Sicuramente a Milano, dove sono capitato qualche volta, ho visto prezzi molto più alti. Sono d'accordo con lei: bisogna fare sicuramente qualcosa. Ci sono tante cose sulle quali si può risparmiare. Per esempio, le consulenze. La pubblica amministrazione assume gente e le affida certi incarichi perché chi occupa quel posto dovrebbe sapere fare il proprio lavoro. Quindi questi consulenti alla pubblica amministrazione, a cosa servono? Con i consulenti, i politici riescono a sistemare l'amico o il vecchio politico.
Ma questo non vale solo al Comune, ma ovunque. Il ministro dell'Interno, che ha il capo della polizia, ha consulenti. Stesso il ministro della Difesa, che ha il capo di Stato Maggiore della Difesa a cui può chiedere qualsiasi cosa, ha consulenti.
Ha in mente nomi per una sua eventuale squadra? Qualcuno che le piacerebbe avere?
Ho delle persone di fiducia. Credo molto nell'organizzazione formale e in quella informale. Ho delle persone che mi vogliono bene, che mi conoscono da tanti anni, c'è il coordinatore regionale… Una squadretta ristretta di persone, ce l'ho. Noi adesso inizieremo a lavorare nei dettagli anche sull'aspetto programmatico. Mi sembra che gli altri ancora non abbiano nemmeno deciso chi comanderà.
Sareste disposti a dialogare ovviamente con il centro-destra? Nel caso in cui dovessero imporvi il candidato, andrete avanti da soli?
Sono dell'idea che bisogna giocare a livello tattico per garantire una strategia. Ho un certo mio modo di vedere le cose e appartengo al mondo della destra, pur avendo in passato votato per la sinistra quando ritenevo di poter votare per alcuni personaggi. Oggi non la voterei più perché ormai a sinistra è radicalizzato il discorso che tutto ciò che ha un'uniforme è negativo, da vilipendere, da offendere, da accusare e da considerare colpevole di tutto prima ancora che si esprima un giudice.
Mi scusi però anche a destra ci sono stati casi in cui sono state difese le forze dell'ordine prima ancora di aspettare le indagini. Penso, per esempio, all'agente Cinturrino.
Intanto pochi giorni fa un sindaco ha stabilito che i parenti di Fakir hanno ragione. Aspettiamo che lo dica un giudice. Lei ha ragione. Lo devono fare tutti e sono d'accordo. Io non voterò mai per chi vilipenda per partito preso o attacca per partito preso. Chi arriva a dire che quando una moto scappa bisogna prima prendere il numero di targa… Detto poi da un professionista della sicurezza…
Ma se questo aveva appena accoltellato qualcuno? Se aveva addosso le tracce per poter essere poi rintracciato? Se questo aveva ingente refurtiva? se aveva addosso un'arma? Se dopo che hai fatto il controllo al terminale, hai scoperto che la moto è di proprietà della vittima di un furto? Non ci credo che uno specialista della sicurezza, possa dire che si possa prendere il numero di targa. E non ci credo che un sindaco possa prendere per buona questo tipo di funzione.
Però nel caso di Ramy Elgaml è stato accertato che Fares, il ragazzo alla guida, non avesse compiuto niente di tutto quello che lei ha elencato.
No, hanno detto che bisogna prendere il numero di targa.
Si riferisce all'affermazione di Franco Gabrielli. Perché su Fares non è stato trovato alcuna refurtiva e la moto non era stata rubata.
Io mi riferivo alla critica all'inseguimento. Qualcuno ha detto che l'inseguimento, in senso generale, non c'è bisogno di farlo e questo, mi perdoni, è una stupidaggine. Lei mi ha chiesto se correremo da soli? Il partito ha ritenuto che io possa essere una persona idonea. La politica è fatta di discussioni e di negoziazioni. Io sono un soldato. Lei non ha idea un comandante, a tutti i livelli, quante negoziazioni debba fare. Si cerca sempre di avere una comunione di idee.
Io spero che nasca una sinergia nell'ambito della destra. Poi starà al partito e agli altri partiti decidere se supportarmi. Va bene anche supportare un altro: l'unione fa la forza. Noi abbiamo la nostra peculiarità, mettiamo la faccia su certe cose. Per esempio, sul caso Roggero, in un articolo ho scritto che si sapeva dal 2021. Ed è inutile che, chi era al Governo nel 2022, oggi dica che lo vuole candidare. Ha avuto quattro anni per fare leggi che potessero, se lo ritenevi giusto, interrompere o negare la possibilità di risarcire chi si fa male.
Fermo restando che, per il caso Roggero, non c'è alcuna legittima difesa. Sono il primo a dirlo, ma si potevano creare istituti particolari.
In ogni caso, noi siamo disponibili. Io sono disponibile. Se la situazione dovesse evolvere e gli altri partiti dovessero, alla fine, convergere su una figura molto più brava e preparata di me – e non ci vuole molto – perché non sostenerla?
Ma Vannacci è disponibile a fare un passo indietro?
Lo conosco da un bel po' di anni. È una persona intelligente e flessibile che ha comandato persone in Italia e nel mondo come le ho comandate io. La prima regola di un comandante è che non c'è niente di male a cambiare idea perché è cambiata la soluzione. Resti sempre il comandante. Anzi, dimostri flessibilità e capacità di adattarti al mutare della situazione.
Nessuno ha voluto presentare il candidato. Il nostro partito l'ha fatto, ma mi sembra che non abbiamo mai detto che non parteciperemo o che il nostro intendimento sia sottrarre voti per far cadere la parte politica che sta dentro. Il mondo è flessibile. Abbiamo imparato a essere flessibili anche noi militari, che non siamo politici, e che quelle nefandezze di cui le ho accennato, parlando di Expo 2015, non le avremmo mai fatte.