Notarianni (Arci) sulle comunali a Milano: “Sì alle primarie, ma che non siano solo gazebo sparsi per la città”
"Il Consiglio Territoriale di Arci Milano chiede alle forze politiche del centrosinistra di convocare le primarie per la scelta della candidatura a sindaco di Milano": è quanto si legge in una nota stampa inviata da Arci negli scorsi giorni. L'appello è rivolto ai partiti progressisti che dovranno decidere se, per la scelta del candidato o candidata sindaco o sindaca di Milano, utilizzare le primarie o meno.
La risoluzione arriverà però nelle prossime settimane, forse mesi: al momento, stando ad alcune indiscrezioni rimbalzate negli scorsi giorni, l'invito da parte della segretaria del Pd, Elly Schlein, è quello della cautela e soprattutto di attendere quanto accadrà a livello nazionale considerata la campagna elettorale, praticamente già avviata, per le elezioni nazionali.
Le città però fremono e hanno necessità di comprendere chi si sfiderà per guidarle. Cittadini, associazioni, sindacati e chiunque viva a Milano vuole saperlo; ma soprattutto vuole essere parte di questo processo. Ed è questa l'estrema sintesi dell'intervista di Fanpage.it a Maso Notarianni, presidente di Arci Milano.
"Arci è una organizzazione molto grande. Siamo presenti a Milano con cento circoli e contiamo circa 100mila iscritti. Le nostre antenne ci dicono che le persone hanno la sensazione che ci sia grande confusione sotto al cielo, ma a differenza di quanto diceva Mao Tse-Tung, la situazione non è ottima. Una consultazione popolare può sciogliere una situazione così intricata e complicata. I vantaggi sono due: oltre a sciogliere i nodi, costringe i palazzi della politica a confrontarsi con le persone reali. Li porta a sentire, toccare con mano quello che la gente pensa. Inoltre contribuisce a costruire una partecipazione reale democratica nella scelta di un possibile candidato sindaco", ha precisato a Fanpage.it.
Milano, come spesso ripetiamo, è cambiata molto. È diventata una città per pochi ed esclusiva: "Negli ultimi anni è cambiata tantissimo. È diventata una città sicuramente più luccicante, ma anche più escludente. È una città a misura di ricco, non a misura di lavoratore: gli infermieri scappano, i tranvieri scappano. Atm è stata costretta a ridurre le corse perché non ha conducenti. Bisogna quindi costruire un cambiamento radicale che corrisponda al sentire comune delle persone che questa città la lavorano, abitano e fanno crescere", ha proseguito Notarianni.
Il presidente di Arci pone infatti l'accento su un passaggio importante, che definisce il paradosso di Milano: "La città è diventata scintillante e luccicante grazie al lavoro di quelle centinaia di migliaia di giovani e meno giovani, che hanno lavori cosiddetti creativi, che sono iper sfruttati e sottopagati e sulle cui spalle si è costruita proprio la Milano dei luccichii, della Fashion Week. E soprattutto che non vivono più a Milano perché costretti a scappare. Anche io che sono molto privilegiato per il mestiere che faccio, sono dovuto scappare da Milano perché una casa non me la posso permettere".
È chiaro quindi che il prossimo sindaco o la prossima sindaca di Milano avrà sfide importanti da affrontare. E l'Abitare è forse la più importante. Il punto è che la scelta di chi amministrerà la città appare ancora molto tortuosa. Entrambe le coalizioni continuano a interrogarsi sulla possibilità di farlo attraverso le primarie. Uno strumento che spesso rischia di trasformarsi in una semplice conta di voti o per verificare il grado di influenza e potere.
"Sicuramente il rischio è di utilizzarle per una semplice conta di vota dei rispettivi partiti. Quello che immagino però sono primarie aperte a tutti e tutte previa sintesi delle vaste candidature che sono già presenti nel campo progressista. Con candidati, partiti, forze sociali, sindacati, associazioni, organizzazioni che si organizzano per favorire una partecipazione e discussione attiva con confronti tra i candidati e i loro sostenitori. Devono essere davvero l'occasione per capire come sta funzionando questa città. A mio avviso male. Non dovranno essere solo gazebo messi in giro per la città".
"Bisogna favorire – ha continuato – una partecipazione reale della città. Questo è possibile farlo se c'è una mobilitazione di tutte le forze politiche, sociali, dell'associazionismo e del volontariato che a Milano sono tantissime, fondamentali e capaci, quando vogliono, di mobilitare".
Per Notarianni già la frenesia che ha accompagnato questi mesi, con il susseguirsi di candidature, è stata positiva al dibattito: "I vari candidati che si sono già proposti, soprattutto quelli dal basso e non dall'alto, si sono già attivati. Hanno già organizzato momenti di discussione, assemblee, piazze. Tutto quello che favorisce un'attivazione e un'attenzione da parte degli abitanti di questa città verso chi governa è positivo".
Primarie, per Arci, quindi siano. Bisognerà convincere però tutte le forze politiche: Azione e Movimento 5 Stelle, per esempio, sono i due partiti che vorrebbero scegliere direttamente il candidato o la candidata. Il timore, per quasi tutti i partiti di coalizione, è che diventino le primarie del Pd senza il coinvolgimento degli altri partiti: "Se si arrivasse a una sintesi condivisa sarebbe bello, ma deve sintetizzare tutto. Non solo le volontà delle forze politiche che hanno perso il contatto col mondo reale. Poi ci sono candidati diversi: Calabresi non è un candidato del Pd così come Cossutta e Goisis. Io non credo che saranno le primarie del Pd. Certo, essendo il più grande e quindi con più responsabilità, potrebbe arrivare a una sua sintesi considerato che dentro al suo partito di candidati ce ne sono tanti".
"A ogni modo, l'importante è che vi sia tra le forze di sinistra e progressiste. Così chi vota potrà capire chiaramente se vuole una città governata come è stato fatto fino a oggi e cioè con grande attenzione al centro che si traduce in attenzione ai poteri forti o se vuole cambiare radicalmente come già accaduto a Berlino o New York. Se si vuole votare per chi vuole costruire un governo che sia attento ai bisogni dei cittadini, di chi ci lavora e di chi abita più che ai bisogni di chi investe nel mercato immobiliare o in quello della finanza senza portare alcun beneficio al territorio", ha precisato il presidente di Arci.
Il punto è riportare al centro i cittadini evitando di chiudersi nelle stanze di Palazzo, come invece è stato fatto negli ultimi anni di governo: "La sensazione di molte persone è che si sia persa l'attenzione verso i problemi concreti e che non si siano affrontati temi fondamentali come quello dell'abitare, dei trasporti o dei servizi sociali. Alcune cose sono state fatte, ma si poteva far di più e meglio".
L'augurio è che la prossima amministrazione sia a servizio delle persone: "Questa è una città dove davvero non si arriva più a fine mese: da un lato si sono erosi i salari, dall'altro sono aumentati i prezzi, da un altro ancora sono diminuiti i servizi sociali che sono redditi indiretti. Se devo spendere soldi per curarmi, sottraggo soldi e risorse che potrei destinare all'affitto o alla spesa. È complicato, ovviamente. Il punto è capire a cosa vorrà mirare il prossimo governo della città: a farsi bella o più vivibile concretamente? E io credo che debba puntare sulla seconda ipotesi".