Elezioni comunali a Milano, Rosati (Avs): “Le primarie non siano una resa di conti interna ai partiti”
Manca ancora molto alle elezioni amministrative a Milano, che si terranno nel 2027, ma è quanto mai certo che, iniziare a porre le basi per quella che sarà la campagna elettorale e per definire le linee politiche delle coalizioni, è quanto mai fondamentale. Onorio Rosati, consigliere regionale in Lombardia per Alleanza Verdi e Sinistra, a Fanpage.it ha spiegato che la priorità sarà definita il perimetro della coalizione "poi il programma e poi la scelta del candidato che passa sul come questo entrerà in relazione al programma".
Quale sarà il posizionamento di Alleanza Verdi e Sinistra alle elezioni amministrative a Milano?
Il posizionamento è all'interno della coalizione del cosiddetto campo largo. Saremo una componente, insieme al Partito Democratico e al Movimento 5 Stelle, di quello che sarà il nucleo della coalizione con la quale si andrà alle elezioni amministrative. Poi c'è piena disponibilità ad allargare questa esperienza anche ad altre forze politiche: Italia Viva, Rifondazione Comunista sapendo che c'è ancora un nodo da sciogliere che è quello di Azione. Noi saremo stabilmente in questa coalizione, ma il primo problema che dovremo affrontare tutti insieme è quale sarà il perimetro della coalizione.
Come vede il susseguirsi di nomi di possibili candidati sindaco su Milano?
Secondo me bisognerebbe darsi delle priorità. I mesi di settembre/ottobre saranno fondamentali. La prima sarà quella del perimetro, poi ci sarà il programma e infine la scelta del candidato che passa su come questi entrerà in relazione con un programma definito dalle forze politiche e sociali ella coalizione. C'è un ordine delle priorità: perimetro, programma e poi i criteri di scelta di quelli che sono i candidati. Ho letto molti profili, che in questo momento si sono resi disponibili, sono molto interessanti però c'è un prima e un dopo. Il prima è il programma e il dopo è trovare la persona che è più in grado di interpretare, a seconda delle proprie convinzioni e convincimenti, il programma che la coalizione è andato a definire.
Proprio sul candidato si è aperto un dibattito sul considerare un candidato civico o politico. Lei cosa ne pensa? Secondo lei, è meglio un civico o un politico?
Penso che sia molto importante che ci sia un profilo politico. Poi che questo non necessariamente debba essere il profilo di un politico, ma che abbia caratteristiche, che faccia riferimento alle forze sociali che possono contribuire alla costruzione di questa coalizione, è comunque importante.
Vorrei che si evitasse la logica che la politica è debole, i partiti sono deboli e quindi ci vuole qualcuno che si sostituisca loro. Io penso che il tempo della sostituzione sia finito. Poi spetta alla politica, naturalmente nelle sue diverse parti e specie, andare a individuare quello che è il profilo più adatto. È finito il tempo della supplenza. La politica deve riprendersi le proprie responsabilità. Deve avere la capacità di esprimere una propria classe dirigente e deve individuare un profilo di candidato che sia in grado di corrispondere alle esigenze di Milano.
Anche sulle primarie il dibattito è molto aperto. Secondo lei si bisognerebbe andare verso primarie oppure sarebbe meglio una sintesi politica tra le forze?
Le primarie sono uno degli strumenti per individuare il profilo di un candidato sindaco. Non sono un dogma. Se andiamo a vedere i criteri e le metodologie con cui sono stati scelti i sindaci che attualmente amministrano le più grandi città d'Italia, nessuno è passato attraverso le primarie. Se decidiamo di farle a Milano, vanno fatte bene e devono essere ben utilizzate. Non è il candidato alle primarie che definisce quale sia il programma della coalizione, è la coalizione che definisce il programma e il candidato, all'interno del programma della coalizione, deve indicare quali per lui sono le priorità dal punto di vista dell'applicazione del programma stesso.
Le primarie poi devono essere primarie di coalizione, non del singolo partito. In questo momento ci sono tre candidati del Partito democratico e un quarto candidato, non del Pd, ma appoggiato da una parte di questo partito. È evidente che questa cosa non funziona. Le primarie non devono servire per risolvere i problemi dentro un partito, devono servire per risolvere tutti assieme i problemi di una città.
Il prossimo sindaco o sindaca si dovrà scontrare con alcuni temi che per i cittadini di Milano sono centrali come per esempio il caro vita e l'abitare. Le elevate temperature di quest'estate hanno sottolineato anche la centralità che il cambiamento climatico ha nell'agenda politica. Secondo lei cosa dovrebbe fare il prossimo sindaco o sindaco? Qual è il programma dei partiti su questi temi?
Come Avs abbiamo intrapreso da tempo una serie di tavoli di confronto per acquisire proposte, suggerimenti, indicazioni, priorità da mettere a disposizione del tavolo programmatico. A settembre arriveremo a fare un'iniziativa pubblica di sintesi di questo percorso.
Per me sicuramente c'è un tema che deve essere affrontato, che è quello del caro vita che è estremamente collegato al caro affitti. Bisogna trovare degli strumenti e delle politiche che aiutino a calmierare i costi degli affitti che stanno determinando due fenomeni. Uno è quello del parziale svuotamento e del ricambio della tipologia delle famiglie che abitano in città, cioè quelle più in difficoltà, che tendono a uscire proprio per i costi che non sono sopportabili.
Dall'altra parte abbiamo il problema degli sfratti esecutivi per morosità incolpevole. Milano è la città con il maggior numero. Parliamo di persone che non possono pagare non per partito preso, ma perché non sono nelle condizioni di farlo. Una delle nostre priorità è quella di dare una risposta efficace.
Il secondo tema riguarda la qualità del lavoro. Dobbiamo diventare una città attrattiva non solo dal punto di vista turistico. Non negativizzo il fatto che ci sia stato un aumento della presenza di turisti, ma la qualità del lavoro deve essere presidiata a partire dalla questione dei salari.
È una parte importante che riguarda l'economia cittadina ed è legata anche alle scelte che vengono fatte dall'amministrazione comunale. Mi riferisco, per esempio, a individuare un salario minimo per i servizi dati in appalto dal Comune di Milano o dati in gestione al di fuori del Comune di Milano. Penso che questa sia una risposta sulla quale si debba intervenire. Il terzo aspetto riguarda il decentramento. Dobbiamo dare più potere ai territori, ai cittadini e ai municipi.
In questi anni è avvenuto esattamente il contrario. Abbiamo avuto un accentramento delle scelte politiche. Questo è un aspetto di assoluta priorità perché il territorio lo si governa nella misura in cui gli si dà strumenti per poter intervenire. La partecipazione da parte dei cittadini non può essere solo riassunta e relegata al tema delle primarie. I cittadini devono partecipare e dobbiamo individuare degli strumenti di partecipazione dal basso. In questi anni purtroppo questa cosa non è avvenuta come sarebbe stato necessario che fosse. Peraltro abbiamo registrato addirittura la chiusura di alcuni servizi civici nelle periferie della città. Bisogna esattamente cambiare il paradigma. Quelle risorse che sono disponibili vanno indirizzate verso nuove politiche che riguardano le periferie e che riguardano ad esempio l'attrattività studentesca della città.
Abbiamo tantissime università. Uno dei problemi che ci viene segnalato dai giovani, che hanno lottato per esempio con le famose tende davanti al Politecnico, è legato al carovita, che riguarda non solo chi abita Milano ma anche chi la vive come popolazione studentesca. Non mi sembra che le risposte messe in campo dal mercato privato siano adeguate. Non sono all'altezza dei bisogni degli studenti. E mi riferisco ai costi dell'abitare per gli studentati. Da questo punto di vista bisogna fortemente intervenire.
Poi per quanto riguarda la questione ambientale penso che si debba fare una scelta di fondo, essendo il primo tema con il quale tutti saremmo chiamati a misurarci. Tutte le politiche e tutte le scelte fatte dal Comune di Milano devono stare dentro una dimensione di bilancio ecologico. Parlo di una dimensione di impatto dal punto di vista ambientale che deve essere preventivamente valutato e analizzato e sul quale vanno date adeguate risposte. Le politiche devono dire che impatto ambientale hanno, che effetti hanno sull'ambiente della nostra città. Penso che questo sia il tema fondamentale dal quale poi declinare i singoli interventi.