La Procura di Milano chiede il processo per Irene Pivetti per il caso mascherine: con lei altri 8 indagati
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Irene Pivetti per l'inchiesta sulla compravendita dalla Cina di mascherine durante l'emergenza Covid-19 per 35 milioni di euro. Secondo l'accusa, ne arrivarono un quantitativo solo per 10 milioni, oltretutto di qualità scadente e con falso marchio CE. Insieme all'ex presidente della Camera ed esponente della Lega sono indagate altre altre otto persone. Le accuse, a vario titolo, sono di frode in forniture pubbliche, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio.
L'inchiesta dei pubblici ministeri Giovanni Tarzia e Roberta Amadeo vede al centro la Only Italia Logistics, la società di cui Pivetti è stata amministratrice delegata tra il 2018 e il 2022, anno del fallimento. Stando a quanto ricostruito dalle indagini, nel 2020 l'ex presidente della Camera avrebbe consegnato a una ditta di prodotti farmaceutici 1.780 mascherine di provenienza cinese che avrebbero dovuto essere Ffp2, ma che si sarebbero rivelate "del tutto diverse da quelle oggetto del contratto".
A queste se ne sarebbero aggiunte altre 91mila "vendute come commerciabili pur non essendolo", in quanto prive dell'autorizzazione al commercio da parte dell'Inail. Altre mascherine dal materiale "scadente" erano state consegnate anche alla Croce Rossa di Pisa e alla Regione Toscana. Tra gli otto indagati ci sono anche il genero e la figlia di Pivetti, sua "stretta collaboratrice", e l'imprenditore Luciano Mega. I capi contestati, invece, sono in tutto 67.
Intanto, Pivetti è in attesa che venga fissata la data per il nuovo processo d'Appello per l'inchiesta legata alla presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo nel 2016 al gruppo cinese Dahoe. L'ex presidente della Camera era stata condannata a 4 anni per autoriciclaggio ed evasione fiscale, ma la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa e ha annullato la sentenza.