L’ex parlamentare Irene Pivetti rischia un nuovo processo: “Milioni di mascherine scadenti vendute durante il Covid”

Nuovi guai giudiziari per l'ex presidente della Camera, Irene Pivetti. Nei suoi confronti e nei confronti di altre otto persone la Procura di Milano ha chiuso l'indagine, palleggiata tra Roma, Busto Arsizio e il capoluogo lombardo, sulla compravendita dalla Cina, per 35 milioni, di mascherine durante l'emergenza Covid.
Secondo gli inquirenti, però, ne sarebbero state consegnate, però, un quantitativo pari a un valore di 10 milioni, di qualità scadente, praticamente inutilizzabili e con falso marchio CE. A sei anni dall'apertura del fascicolo, oggi, mercoledì 17 giugno, è stato notificato nuovamente l'avviso di conclusione dell'inchiesta che ha al centro la Only Italia Logistics, società di cui Pivetti è stata amministratrice delegata tra il 2018 e il 2022, anno in cui la società è fallita.
Tra i destinatari dell'atto ci sono anche la figlia e il genero dell'ex esponente della Lega e l'imprenditore Luciano Mega. Le accuse a vario titolo sono frode in forniture pubbliche, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio. I capi di imputazione contestati all'ex parlamentare e ai suoi coindagati sono 67. Ora gli indagati potrebbero decidere di farsi interrogare o presentare memorie difensive, dopo di che i pm Giovanni Tarzia e Roberta Amadeo, titolari del fascicolo, decideranno sulla richiesta di rinvio a giudizio.
Le indagini
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel 2020 Pivetti, legale rappresentante dell'azienda, assieme alla figlia e sua "stretta collaboratrice" Ludovica e al genero Camil Grimaldi, avrebbe consegnato a una società di prodotti farmaceutici 1.780 mascherine di provenienza cinese che avrebbero dovuto essere Ffp2, ma in realtà "del tutto diverse da quelle oggetto del contratto".
E poi, altre 91mila "vendute come commerciabili pur non essendolo" in quanto prive dell'autorizzazione al commercio da parte dell'Inail. Lo stesso vale per moltissime altre consegne a società che avrebbero dovuto poi immettere sul mercato migliaia e migliaia di dispositivi di protezione risultati poi non a norma e senza i requisiti. Tra i destinatari del materiale ‘scadente' anche la Croce Rossa di Pisa o la Regione Toscana. Tra i capi di imputazione spunta poi un episodio di appropriazione indebita di un bonifico per un importo errato accreditato alla società di Pivetti dal Dipartimento della Protezione civile per 5 milioni di mascherine chirurgiche: al posto di un acconto di 1 milione e 320mila euro hanno versato 13 milioni e 200mila. La somma non sarebbe mai stata restituita nonostante le richieste.