Agenti di polizia locale arrestati a Milano

Agenti della polizia locale arrestati a Milano: sospetti su una telecamera “inspiegabilmente” bloccata

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Foto di repertorio
Tra le carte sugli arresti di cinque agenti della polizia locale a Milano, emerge un dettaglio su una telecamera che si trova a Milano: questa risulterebbe bloccata per poi riprendere a funzionare 51 minuti dopo il presunto arresto.

Nella giornata di giovedì 6 agosto, cinque agenti della polizia locale di Milano sono stati arrestati con l'accusa di falso ideologico, peculato e arresto illegale. È plausibile pensare che le indagini presto possano allargarsi. All'attenzione degli inquirenti ci sono due arresti, i cui verbali avrebbero delle evidenti difformità rispetto a quanto accaduto. Ma non solo. La "squadretta" potrebbe aver avuto il supporto anche di ulteriori soggetti.

Dalle carte che Fanpage.it ha potuto esaminare emerge che, nell'ambito degli accertamenti disposti dal pm titolare dell'indagine che ha portato all'arresto degli agenti, è stata analizzata anche una telecamera di video sorveglianza del comune di Milano installata su un palo della luce all'incrocio tra via Ludovico il Moro e via Santi Ferrando. L'impianto avrebbe dovuto riprendere la zona in cui, secondo quanto riportato nei verbali, il 16 luglio sarebbe avvenuto il presunto arresto dell'uomo. Un arresto che, secondo quanto emerso successivamente, sarebbe invece avvenuto a Corsico, comune dell'hinterland milanese sul quale la polizia locale di Milano non ha competenza. Dalle verifiche è emerso che la telecamera "risultava inspiegabilmente bloccata".

Questo è quanto riportato da un'annotazione di polizia giudiziaria del 29 luglio. Le immagini che hanno ripreso quanto accaduto il 16 luglio, tra le 15 e le 18:30, offrono "uno spaccato soltanto parziale dell'area di via Ludovico il Moro dato che la telecamera, perfettamente funzionante tanto da restituire immagini nitide, risulta bloccata e orientata in direzione della periferia". Il blocco durerebbe fino alle 17:51. A quell'ora infatti – ben 51 minuti prima dell'arresto – la telecamera avrebbe ripreso "inspiegabilmente" il suo corretto funzionamento.

Un elemento che porta gli inquirenti a porsi diversi dubbi e interrogativi. È plausibile che ci sia il rischio concreto di inquinamento probatorio. Anche perché la telecamera avrebbe ripreso a funzionare correttamente "grazie, con ogni evidenza, a un comando dato da remoto". È plausibile quindi che gli indagati possano godere "del supporto di ulteriori soggetti che potrebbero essere da questi coinvolti nel tentativo di incidere in maniera irrimediabile sugli elementi di prova".

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