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Cinque agenti della polizia locale arrestati a Milano: sono accusati di arresto illegale, peculato e falso

Cinque agenti della polizia locale sono stati arrestati a Milano perché accusati di arresto illegale, peculato e falso ideologico dopo la denuncia di un avvocato che difende un uomo arrestato dai cinque il 16 luglio scorso.
Foto di repertorio
Foto di repertorio

Nella giornata di oggi, giovedì 6 luglio 2026, cinque agenti della polizia locale sono stati arrestati a Milano. Sono accusati di arresto illegale, peculato e falso ideologico. Accuse gravissime che sono state mosse dopo delle indagini lampo svolte dallo stesso corpo della polizia locale guidato dalla Procura e precisamente dal pubblico ministero Giovanni Tarzia. Le misure di custodia cautelare sono state eseguite all'alba di oggi. L'inchiesta è nata dopo la segnalazione di un avvocato, che difende un uomo arrestato dai cinque indagati il 16 luglio in un parcheggio a Corsico, in provincia di Milano.

Stando a quanto riportato nelle carte che Fanpage.it ha potuto visionare, i cinque arrestati sono un'ufficiale di polizia e cinque agenti. Si tratta dell'agente Mattia Riganese (classe 1997),  dell'agente Denni Dileo (classe 1999), del sovraintendente Vincenzo Compagnone (classe 1971), della commissaria Ilenja Sabato (classe 1982) e dell'agente scelto Rosario Piscopo (classe 1990). I primi quattro fanno parte dell'Unità Investigazioni e Prevenzione del Nucleo Centrale di P.G. della quarta Sezione. L'ultimo fa parte dell'Unità territoriale 9.

Il giorno successivo all'arresto, l'uomo è stato interrogato durante il processo per direttissima. Al termine di quello, il Giudice ha inviato il verbale alla Procura perché vi erano alcune discrepanze tra quello che lui aveva raccontato e quanto riportato nel verbale di perquisizione e sequestro redato dagli agenti che lo avevano arrestato. L'uomo aveva infatti riferito dopo aver ceduto della droga a una donna, conosciuta come "Sara", gli avrebbero sequestrato 1.450 euro. Sequestro, di cui però non c'era traccia negli atti.

Da lì, sono partite le indagini che hanno permesso di scoprire che gli agenti, in concorso con un'altra persona, Asaad Sarra Atef Saleh, avrebbero arrestato l'uomo abusando dei loro poteri. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero chiesto ad Asaad di contattare l'uomo e dargli appuntamento a Corsico, in un territorio dove gli agenti della locale di Milano non sono autorizzati a operare. Non potendo operare a Corsico e non volendo chiedere supporto ad altre forze di polizia, avrebbero deciso di spostarsi con due automobili. Una delle due è stata guidata da Saad, pur non avendone diritto perché non fa parte della polizia locale. Una volta che Saad avrebbe incontrato l'uomo e dopo che tra i due sarebbe avvenuto lo scambio di hashish, gli agenti hanno bloccato l'uomo e lo hanno caricato con forza su un'auto della locale.

Lo avrebbero consegnato, in via Ludovico il Moro a Milano, a un'altra auto di servizio e, in sua assenza, avrebbero perquisito la sua automobile "attestando falsamente di aver rinvenuto sotto il sedile dell'auto Opel Corsa" in uso all'uomo "grammi 500 di sostanza stupefacente di tipo hashish". I cinque agenti si sarebbero poi intascati i 1.450 euro, che avrebbero prelevato al momento dell'arresto e che avrebbero omesso di aver sequestrato.

Poi avrebbero scritto nei verbali, che l'uomo avrebbe opposto resistenza e avrebbe provato a scappare. Circostanze quelle della fuga e della resistenza, che la commissaria avrebbe trasmesso in Procura calunniando l'uomo "accusandolo, in un atto pubblico, di un reato pur sapendolo innocente".

Dall'ordinanza di arresto dei cinque agenti, emergerebbe inoltre che questo non sarebbe un comportamento isolato.

Il comandante della polizia locale, Gianluca Mirabelli, ha commentato la vicenda definendola "indubbiamente dolorosa" e precisando che quanto accaduto "dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni". 

Sicuramente l'accaduto ha scosso il corpo di polizia locale per la gravità delle accuse. Mirabelli ha voluto precisare che però "non saranno certo cinque singoli individui a compromettere l’onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso del delle istituzioni". 

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