Inchiesta vigili a Milano: dopo il Riesame, ai domiciliari 2 agenti accusati di falso, peculato e arresti illegali
Il Tribunale del Riesame di Milano ha disposto gli arresti domiciliari per altri due dei cinque agenti della polizia locale arrestati lo scorso 6 agosto per peculato, falso ideologico e arresto illegale. Si tratta di Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese. La commissaria Ilenja Sabato è ai domiciliari già da dopo l'interrogatorio con il giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino del 7 agosto, mentre per gli ultimi due, Denni Dileo e Rosario Piscopo ancora detenuti a San Vittore, l'udienza al Riesame è programmata per martedì 25 agosto.
L'arresto al centro dell'inchiesta della Procura di Milano
Al centro dell'inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia della Procura di Milano c'è un arresto avvenuto il 16 luglio in un parcheggio a Corsico (nella Città Metropolitana di Milano). L'indomani, durante l'interrogatorio di garanzia, l'uomo aveva riferito di aver ceduto droga a una donna per 1.450 euro, soldi che però non sarebbero stati sequestrati. Dalle indagini, è stato ricostruito che sarebbero stati gli agenti della polizia locale a chiedere a quella donna di organizzare l'incontro con il presunto pusher e, dopo lo scambio di droga e denaro, avevano arrestato l'uomo.
Secondo l'accusa, durante la perquisizione della sua auto gli agenti avrebbero attestato "falsamente di aver rinvenuto sotto il sedile grammi 500 di hashish" e avrebbero omesso di aver sequestrato 1.450 euro. Infine, i poliziotti avrebbero scritto nel verbale che l'uomo avrebbe provato a scappare e opposto resistenza, "accusandolo di un reato pur sapendolo innocente".
La decisione del Riesame
Assistiti dagli avvocati Giovanni Briola, Daniela Mazzocchi e Giacomo Gualtieri, durante l'udienza davanti al Tribunale del Riesame del 21 agosto Compagnone e Rignanese avrebbero "dimostrato di non essersi mai appropriati di nessuna somma di denaro". Come dichiarato dai legali, i due avrebbero spiegato di aver restituito i 1.450 euro alla donna impiegata per l'operazione. Quella somma, inoltre, sarebbe stata messa a disposizione da un informatore della polizia locale attraverso un altro soggetto, il quale si sarebbe occupato della consegna del denaro alla donna.
Davanti al Riesame, i difensori dei due agenti hanno contestato l'attualità del pericolo di inquinamento probatorio e chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere o, in subordine, una misura meno afflittiva. Dopo essersi riservato la decisione per alcune ore, il Tribunale ha disposto la scarcerazione per Compagnone e Rignanese e la nuova misura cautelare degli arresti domiciliari.