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Uno dei vigili arrestati a Milano è anche a processo per il caso di Bruna, la donna trans picchiata

Uno degli agenti della polizia locale arrestato, Vincenzo Compagnone, è lo stesso che a processo per il caso di Bruna, la donna transgender picchiata a maggio 2023 a Milano. L’agente era in servizio nonostante il procedimento a suo carico.
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Vincenzo Compagnone è uno degli agenti arrestato nell'ambito dell'indagine condotta dalla Procura di Milano, che ha portato all'arresto di altri quattro poliziotti per falso ideologico, arresto illegale e peculato. Il cognome di Compagnone non è la prima volta, che balza agli onori della cronaca. L'uomo è infatti a processo per il fermo di Bruna, la donna transgender che è stata picchiata a manganellate il 24 maggio 2023 a Milano. La donna è stata colpita – le è stato spruzzato anche uno spray urticante – anche quando era indifesa, in posizione di resa e con le mani alzate.

Compagnone, nonostante il processo per quanto accaduto nel 2023, era ancora in servizio. Un altro suo collega, per gli stessi fatti, è stato condannato: la Corte d'Appello, a marzo, ha confermato la pena di dieci pesi per lesioni aggravate. Per Compagnone, invece, il processo è ancora in corso. E, come ha ricordato il presidente della commissione Sicurezza a Palazzo Marino, il consigliere del Partito Democratico, Michele Albiani "nessuno fu sospeso o alcun provvedimento preso". Compagnone, quindi, è rimasto a lavorare e ha continuato a operare nell'Unità Investigazioni e Prevenzione del Nucleo Centrale di P.G. della quarta Sezione.

Ieri, giovedì 6 agosto, è finito in carcere con accuse gravissime. L'episodio che lo ha condotto a San Vittore risale al 16 luglio scorso quando un uomo è stato arrestato nell'ambito di un controllo anti-droga. A quanto pare, gli agenti avrebbero dichiarato il falso nei verbali sostenendo di aver arrestato l'uomo a Milano, quando è stato fermato a Corsico dove la polizia locale meneghina non ha competenza. A

vrebbero inoltre sostenuto che l'arrestato avesse provato a scappare e opposto resistenza quando, dalle immagini delle telecamere di sorveglianza che la Procura ha analizzato, non risulterebbe nulla di tutto questo. Sarebbero inoltre spariti 1.450 euro, che l'arrestato ha dichiarato, durante l'interrogatorio di convalida svolto il giorno successivo dell'arresto, che gli fossero stati sequestrati.

Accuse gravissime, che se confermate, pesano sul corpo della polizia locale già profondamente colpito dalla vicenda di Bruna. Ieri, il comandante Gianluca Mirabelli ha affermato che, avendo collaborato alle indagini che hanno portato all'arresto dei cinque, l'accaduto dimostra che "il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni" e che l'operato dei cinque non può "compromettere l’onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso del delle istituzioni".

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