Le elezioni a Milano agitano il centrosinistra (e non solo), Majorino: “Azione vuole qualcuno zitto su Gaza”
A tirarla per le lunghe il rischio è che gli animi non si riscaldino, ma si surriscaldino. E quello che un po' sta succedendo sia al centrosinistra che al centrodestra milanese dove la mancata scelta su come scegliere il futuro sindaco o la futura sindaca o su chi puntare; sta facendo agitare molti esponenti.
Nel centrodestra sembrerebbe essere stata fatta una cernita, con tre nomi in pole per la candidatura: Silvia Sardone per la Lega (Salvini dovrebbe rinnovare il suo endorsement durante Pontida), Matteo Perego di Cremnago sostenuto da Forza Italia e Maurizio Lupi, che ha l'appoggio di Ignazio La Russa. Alla luce di questi ultimi aggiornamenti, Antonio Civita e Pietro Tatarella hanno scelto di correre insieme rinnovando il loro sostegno al centrodestra e sostenendo di essere in attesa di capire chi sarà il candidato o la candidata.
Venerdì dovrebbe tenersi una cena in cui teoricamente dovrebbero tirarsi le somme. Il condizionale è d'obbligo considerato che il nome sarebbe dovuto arrivare alla fine di agosto, poi a settembre e adesso chi lo sa. Quello che verrà stabilito a Milano avrà poi un peso e una conseguenza sulla Lombardia: se dovesse essere scelta Sardone, quindi una esponente della Lega, per il Comune; Fratelli d'Italia pretenderà di poter accaparrarsi la candidatura alle elezioni regionali. Le consultazioni si terranno infatti tra due anni. Ogni decisione quindi avrà una conseguenza sul futuro politico della Lombardia. Da qui, probabilmente, la volontà di ponderare bene la scelta.
Non va meglio nel centrosinistra dove, anche qui, sembrerebbe esserci abbastanza confusione e incertezza. Innanzitutto sulla metodologia. Non è ancora chiaro se le primarie si faranno o meno. E poi, ovviamente, sulla scelta del candidato.
I nomi sul tavolo sono diversi: Tommaso Goisis, Lorenzo Pacini, Carlotta Cossutta, Emmanuel Conte e Anna Scavuzzo. Ma l'attenzione maggiore sembrerebbe essere rivolta a due soggetti: Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi. Il secondo ha soprattutto l'appoggio di Azione, che non manca di farlo notare con post sui social e interviste. Azione non sembrerebbe propendere per le primarie: il consigliere comunale Daniele Nahum, in un'intervista al quotidiano Il Giorno, sul tema è stato abbastanza chiaro. Ha infatti precisato che il piano A di Azione è scegliere Mario Calabresi senza primarie.
Parole che sono state mal digerite da Majorino che, attraverso i suoi canali social, ha sottolineato come Azione, in soldoni, vorrebbe un candidato che non dica cose troppo scomode e che stia zitto su Gaza: "Il che, ovviamente, esclude me", ha rimarcato il capogruppo in Regione del Pd. E proprio su Gaza, Nahum – che è esponente della comunità ebraica milanese – ha sempre rimarcato come le prese di posizione di Majorino siano "populiste" e, a suo parere, "incompatibili con quelle di un sindaco di Milano".
Sempre lungo il suo post social, Majorino ha voluto ricordare ad Azione "che si sta nel centrosinistra soltanto se si desidera dare un contributo positivo e utile al futuro della città" rimarcando che è necessario essere unitari, inclusivi, condividere le regole, collaborare a un programma politico, a un lavoro amministrativo lasciando perdere provocazioni e ricatti. E ha poi rimesso la palla al centro spiegando che se si faranno le primarie non lo deciderà di certo Azione.
Nel frattempo, tra discussioni e scontri, la segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Shlein, ha deciso di inviare un suo emissario Igor Taruffi a sondare il terreno e confrontarsi con i segretari Silvia Roggiani e Alessandro Capelli. Alcune indiscrezioni rivelano che la leader del Pd sembrerebbe propendere più per Majorino che per Calabresi. La disponibilità di quest'ultimo è stata accolta con una certa freddezza negli ambienti del Pd. Sembrerebbe che lo scarso entusiasmo sia dovuto proprio alla vicinanza tra il giornalista e Azione. A ogni modo, la speranza è che entro la fine di settembre si possano sciogliere tutti i nodi sia a destra che a sinistra.