Elezioni amministrative 2027

Il programma che non c’è (ancora) di Calabresi, ma che si intravede: verde, cura e vita di strada

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Mario Calabresi
Mario Calabresi non ha ancora un programma, ma cominciano a emergere i primi paletti sulla sua Milano: più verde, cura della città, periferie, servizi e spazi di socialità.

"Non farmi fare il programma". Mario Calabresi lo dice sorridendo, quasi a mettere le mani avanti. Eppure, nel giro di poche ore, tra Milano e Lodi, qualche pezzo di quel programma che ancora non vuole chiamare programma è comparso. Non ci sono numeri, cronoprogrammi né promesse da campagna elettorale. Ma ci sono parole chiave, priorità e un'idea abbastanza precisa della città.

La prima parola è ascolto. Calabresi la ripete con insistenza: "ascoltare, capire", incontrare le persone. È la premessa della sua possibile discesa in campo, ma anche il suo modo di spiegare perché, per ora, non intenda presentarsi come quello che ha già la ricetta in tasca. Dietro l'ascolto, però, affiorano già alcune idee. La più netta riguarda il rapporto tra Milano e la sua trasformazione urbanistica: "Non credo che i grattacieli siano il problema. Ma se non guardiamo a livello di strada, quello è il problema". Una formula efficace perché sposta il fuoco dalla Milano dei rendering a quella dei marciapiedi, dei quartieri, dei servizi, degli spazi pubblici e della manutenzione. Non una guerra ai grattacieli, dunque, ma l'idea che una città non si possa giudicare dal suo skyline.

È forse questo il filo più interessante delle prime uscite dell'ex direttore della Stampa e di Repubblica: la città da manutenere più che la città da inaugurare. Calabresi ha parlato, infatti, di "vista lunga" e di cura, sostenendo che la vita quotidiana dei cittadini si misura sui ritardi dei treni, più che sul ponte sullo Stretto. Il ragionamento, trasportato su Milano, è facilmente leggibile: meno ossessione per la grande opera simbolica, più attenzione alle infrastrutture e ai servizi che devono funzionare ogni giorno.

Poi c'è il verde. Calabresi ha detto senza troppi giri di parole che Milano è la città "della fatica a respirare", d'estate come d'inverno, e che "ha bisogno di spazi di verde". Anche qui, più che una proposta compiuta, c'è un orientamento. Una Milano più verde, meno soffocante e più vivibile. Resta, però, da capire cosa significhi concretamente: nuovi parchi, alberature, suolo pubblico, interventi nei quartieri? Per ora il candidato non candidato si ferma alla diagnosi.

Un altro indizio arriva dalla difesa della scuola primaria Paravia, quella frequentata da lui stesso, oggi descritta come una scuola "impossibile", ma che Calabresi presenta, invece, come un luogo di impegno e di lavoro di insegnanti straordinarie. È un passaggio significativo: non solo perché mette al centro una scuola della città, ma perché introduce un tema destinato a pesare nella prossima discussione milanese, quello dell'integrazione e della qualità dei servizi nei quartieri più complessi.

A Lodi, poi, Calabresi ha allargato lo sguardo ben oltre Palazzo Marino. Ha difeso con forza l'Europa, ricordando i vantaggi della libertà di studiare e lavorare, del mercato unico e della moneta comune. In un mondo segnato dalla competizione tra Stati Uniti, Russia, Cina e Iran, ha indicato l'Europa come l'unico spazio ancora capace di difendere il modello sociale europeo. È un posizionamento tutt'altro che neutro: europeista, progressista nel linguaggio dei diritti e del welfare, ma ancora distante dai tradizionali codici della politica di partito. Ed è qui che comincia la parte più interessante. Perché Calabresi non è un politico e, per ora, non sappiamo nemmeno quale sarà esattamente la formula della sua candidatura. Il centrosinistra deve ancora decidere tempi e modalità delle primarie e lui ha assicurato di rispettarne i tempi. Ha detto di essere "in rispettosa attesa" e di non aspettare chiamate. Ma, nel frattempo, ha lasciato il lavoro, si è dimesso dalle cariche in Chora Media e ha cominciato a raccontare quale città vorrebbe ascoltare.

Il paradosso è che proprio mentre insiste sul fatto di non voler fare ancora il programma, qualcosa che somiglia a un programma ha già cominciato a prendere forma. Non sappiamo ancora chi lo sosterrà, né quanto delle sue idee sarà compatibile con quelle delle forze che dovrebbero portarlo alle elezioni. E soprattutto non sappiamo quanto queste prime parole reggeranno quando arriveranno le scelte concrete: urbanistica, sicurezza, trasporti, case, grandi opere, conti del Comune. Per ora, però, gli indizi dicono questo: Calabresi sembra voler giocare la partita da candidato civico, con un forte accento sulla cura e sulla vivibilità, senza rinunciare a un'identità europeista e progressista. Se sarà davvero la sua partita, sarà interessante capire quanto spazio gli lascerà la politica e quanto, invece, gli chiederà di diventare un politico.

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