Roccisano sulle comunali a Milano: “Chi sarà prossimo candidato sindaco? Prima decidiamo coalizione e programma”
"Prima dei nomi serve una discussione politica seria su quale sia il progetto sulla città e su quale coalizione vogliamo che lo sostenga": a dirlo è Giuseppe Roccisano di Sinistra Italiana in un'intervista con Fanpage.it sulle elezioni comunali a Milano. Prima di citare nomi o profili, per Roccisano è necessario fissare alcuni punti: chi farà part della coalizione del centrosinistra e quale programma verrà proposto ai cittadini. Poi, solo una volta risolti questi due nodi, si potrà discutere di nomi.
In queste settimane abbiamo visto che sono stati diffusi tantissimi nomi. Secondo lei, questa frenesia è utile per la politica milanese o rischia di creare confusione tra i cittadini?
Tutte le disponibilità emerse finora per candidarsi alla guida di Milano sono tutte legittime. Sono tutte personalità autorevoli. Ritengo però che nel campo progressista ci sia un po' di confusione. Prima dei nomi serve una discussione politica seria su quale sia il progetto sulla città e su quale coalizione vogliamo che lo sostenga. Ci sono due cose da fare: capire qual è la coalizione a Milano e stabilire un programma.
Noi dobbiamo assumere una scelta politica chiara, condivisa e che dia certezze ai partiti, alla coalizione e ai cittadini e alle cittadine milanesi. Da settembre dobbiamo tracciare un linea guida che ci conduca alle prossime elezioni. È necessario sedersi a un tavolo, costruire una coalizione e un programma. Poi si potrà capire chi ne può essere interpretazione o meno.
Sinistra Italiana ed Europa Verde rappresentano l'ala più critica della coalizione su alcuni temi cruciali. Per esempio, su dossier come il piano casa, lo stadio San Siro o la gestione dei servizi pubblici. Secondo lei in che modo il prossimo candidato o la prossima candidata dovrà segnare una netta discontinuità rispetto a questa amministrazione?
Credo che bisogna smettere di parlare di discontinuità e che sia necessario concentrarsi sui programmi e sulle idee. Non ha nessuna utilità discutere sulla discontinuità, se poi non la si declina in alcun modo. Noi abbiamo iniziato un percorso, che ha previsto seminari e incontri con i cittadini e le associazioni, che concluderemo a settembre. Quando termineremo, presenteremo le nostre proposte politiche. Tra queste, ci sarà la questione abitativa. Dobbiamo provare a rendere Milano una città più inclusiva, in grado di mantenere una diversificazione sociale e che non escluda i ceti con un reddito medio-basso.
Al momento, Milano è una città che espelle e non include. Bisognerà provare a definire un piano straordinario di recupero con la costruzione di nuovo alloggi di edilizia economico popolare, bisognerà stabilire un canone concordato che non può superare la soglie del 30 per cento nel livello medio-spendibile e provare a sostenere che Milano, sul tema degli alloggi destinati agli studenti fuorisede, possa porsi in modo diverso rispetto a quanto fatto finora con gli studentati.
Bisognerà provare a realizzare strutture d'accoglienza, che siano anche pubbliche e non solo private, e provare ad avere prezzi calmierati.
Un altro tema è quello della mobilità, su cui bisogna provare a ragionare. C'è poi quello sul lavoro. Milano deve provare a essere una città dove si discute anche di stipendi. Per quanto non sia una responsabilità del Comune, credo che l'amministrazione però possa fare alcune cose. Potrebbe, infatti, stabilire una paga oraria minima per chi lavora negli appalti pubblici a Milano. Potrebbe sicuramente provare a discutere su alcune questioni che concernano l'aumento salariale. Milano non può continuare a espellere. E, in questo momento, non lo fa solo con la prima cintura della città metropolitana.
Infine credo che bisogna provare a discutere anche sulla partecipazione dei municipi. Milano deve provare a ragionare sulla possibilità di decentrare le decisioni, che riguardano direttamente alcuni quartieri. Bisogna delegare ai municipi, che devono poter esprimere pareri vincolanti sui temi che riguardano le zone di propria competenza. Bisogna quindi smettere di parlare di discontinuità per fare spazio a un'idea di città nuova che possa arrivare al 2037.
Ci sono poi altri due temi, sul quale il centrodestra sta già giocando la sua partita: intercettare il malcontento delle periferie e la questione sicurezza. Come dovrebbe muoversi il centrosinistra?
Il centro-destra parla di sicurezza da un punto di vista politico senza pensare che è anche gestita dal Ministero dell'Interno e non dal Comune di Milano. Noi dobbiamo provare a creare quartieri più accoglienti, inclusivi e dove si riprenda a fare cultura. Il problema dell'insicurezza si deve affrontare anche da un punto di vista culturale e con la possibilità di far vivere i propri quartieri.
Non credo che si possa risolvere con la repressione. Basta guardare quello che sta succedendo a Sesto San Giovanni, città governata dal centro-destra da dieci anni: repressione, Daspo e tutto quello che il centro-destra propone, ma che non hanno risolto il problema.
A mio parere, possiamo risolverlo solo provando a far vivere i quartieri. Quindi torna centrale il tema del decentramento: bisogna capire cosa possono fare i municipi a livello di cultura, di sviluppo. Quello della sicurezza, è un tema che noi non dobbiamo lasciare al centro-destra, ma in qualche modo dobbiamo farlo anche nostro perché i cittadini ci chiedono di occuparci anche di sicurezza. E possiamo farlo rendendo vivibili le periferie, i quartieri e la città. È chiaro che se metti insieme la sicurezza con il costo del lavoro e le difficoltà economiche, la città esplode. Se si risolvono alcune questioni, anche quello della sicurezza sarà un tema più facile da affrontare. O noi combattiamo insieme le diseguaglianze oppure facciamo fatica ad avere una città più vivibile.
In queste settimane si è parlato tanto di primarie. Secondo lei sono indispensabili o sarebbe preferibile una sintesi politica tra i partiti dell'alleanza?
Le primarie non sono un dogma. C'è un tema però, che è sul tavolo, che noi discuteremo con la coalizione all'inizio dell'attività politica a settembre. Le primarie non si stanno facendo più in nessuna città. Nelle grosse città dove si è votato ultimamente, non si sono fatte. Se Vogliamo farle, va bene. Bisogna però prima fare due passaggi: capire che tipo di coalizione c'è e stabilire il programma.
Credo inoltre che le primarie con 8-9 candidati, non siano primarie che facciano appassionare. Bisogna quindi trovare una metodologia che faccia appassionare i cittadini. Inoltre, non possono essere primarie del Partito Democratico. Il Pd, al momento, ha 3 candidati in campo più un quarto. In questo modo, mi sembra un po' complicato. Se questa continua a essere la discussione del dibattito, propongo che ci siano anche primarie a doppio turno. Un primo turno dove discutiamo e selezioniamo e un secondo dove mettiamo in campo una discussione politica seria.
Ci sono dei paletti che Sinistra Italiana non è disposta a superare per stare in coalizione? C'è un pressing da parte del Centro più moderato, per esempio Azione, sulla scelta del candidato. Se venisse scelto un determinato candidato, Azione ci sarebbe, altrimenti potrebbe tirarsi fuori.
Come coalizione si sta discutendo con Azione. Loro devono sciogliere il nodo, che non è sulla candidatura, ma sul partecipare o meno al campo largo del centro-sinistra. A livello nazionale questa discussione è diversa rispetto a quella locale. Noi siamo per un'apertura totale. A Milano c'è sempre stata una coalizione politica e sociale e penso che questa debba essere più larga possibile e con Azione all'interno.
Azione non può mettere paletti sulla scelta del candidato, ma può partecipare alla discussione. Così come noi non mettiamo paletti, ma partecipiamo a una discussione. Poi si troverà una sintesi tra i partiti. Penso che tutti debbano stare all'interno della coalizione con le regole che la coalizione si dà.
È chiaro che le regole delle primarie vadano stabilite e vadano sottoscritte da tutti, così come è altrettanto chiaro che nessuno poi possa dire che non farà più parte della coalizione perché le primarie sono state vinte da un candidato un po' troppo a sinistra.