Perego sulle comunali: “Poco conosciuto a Milano? La politica non è un palcoscenico per farsi riconoscere”

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Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa ed esponente di Forza Italia, è tra i possibili candidati del centrodestra alle elezioni comunali a Milano: “La mia proposta è pronta, affronta concretamente tematiche cruciali per il rilancio di Milano”, ha detto a Fanpage.it.

È sottosegretario al ministero della Difesa, ha 44 anni e da alcune settimane è in lizza per essere il candidato sindaco per il centrodestra nelle elezioni comunali di Milano 2027. Stiamo parlando di Matteo Perego di Cremnago, esponente di Forza Italia, sostenuto dal ministro della Difesa Guido Crosetto e che pare avere il benestare anche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Oltre lui, ci sono altri due nomi sul tavolo della coalizione. Sono quelli di Silvia Sardone, europarlamentare della Lega, e di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.

"Voglio ricostruire un rapporto diretto tra le persone, percorrendo centimetro per centimetro la mia città, ascoltando i bisogni di chi la vive e raccontando la mia visione del presente e del futuro di Milano", ha detto a Fanpage.it.

La coalizione di centrodestra aveva assicurato che la scelta del candidato sarebbe arrivata entro fine estate. La scadenza, adesso, è stata spostata a fine ottobre. Questa indecisione potrebbe essere problematica per una coalizione che, alle ultime elezioni comunali, ha subito un’importante sconfitta?

No, assolutamente. La dialettica tra i partiti di centrodestra è fisiologica ed essenziale. Non riguarda solo Milano o la scelta dei candidati, ma tutti i dossier aperti sul tavolo: siamo una coalizione unita, con l’obiettivo comune di amministrare bene, nell’interesse dei cittadini, dal livello nazionale al livello locale. Il dialogo interno è conditio sine qua non.

La scelta per il Comune di Milano sembrerebbe essere strettamente legata agli equilibri in Regione Lombardia e negli altri Comuni al voto. Faccio riferimento a Roma, Napoli e Torino. Quanto pesa la geopolitica dei partiti nazionali sulla scelta del candidato sindaco a Milano?

Il centrodestra non ragiona seguendo logiche di peso partitico. Ragiona per il bene della “cosa pubblica” prima di tutto. Per questo è il governo più longevo della storia e non credo che sia un caso.

Alcuni detrattori le muovono accuse. Tra queste, quella di essere poco conosciuto a Milano. Come risponde?

Non ho mai interpretato la politica come un palcoscenico per farsi riconoscere, ma per servire il mio Paese. Negli ultimi anni abbiamo visto crescere l’apparenza a discapito della sostanza. Io invece voglio ricostruire un rapporto diretto tra le persone, percorrendo centimetro per centimetro la mia città, ascoltando i bisogni di chi la vive e raccontando la mia visione del presente e del futuro di Milano. Questo credo che sia il modo migliore per essere conosciuto.

Si parla molto di primarie nel centrodestra. Cosa ne pensa?

Penso che siano necessarie per il centrosinistra, o campo largo come preferisce, che non ha strategia, non ha ricette e visioni comuni. Noi siamo abituati a trovare una sintesi, la nostra è una coalizione unita che governa a livello nazionale, regionale e comunale con un programma comune. Se mai dovesse sopraggiungere la necessità di fare primarie, e sarebbe inusuale, allora è il caso di estenderle, democraticamente, a tutti i prossimi appuntamenti elettorali. Non creerei precedenti.

Il partito di Vannacci, che ha indicato un candidato sindaco, potrebbe essere un problema per le elezioni amministrative a Milano?

Il candidato sindaco di Vannacci, Carmelo Burgio, parlando dei candidati di centrodestra, ha dichiarato: "Tra i tre vedo più favorevolmente Matteo Perego di Cremnago perché almeno facendo il sottosegretario alla Difesa ha un po’ più di discernimento di quelli che sono i meccanismi della difesa”. E di questo lo ringrazio.

Sicurezza, casa e carovita: sono i temi che interessano maggiormente Milano. Qual è la sua proposta?

La mia proposta è pronta, affronta concretamente tematiche cruciali per il rilancio di Milano: dalla sicurezza (che passa anche dalle nuove tecnologie) al decoro, dal verde (non solo come slogan) alla casa, passando per economia e lavoro, con al centro la vivibilità della città e la consapevolezza che prima di tutto bisogna ricostruire il rapporto di fiducia fra i cittadini e il loro prossimo sindaco.

Il Governo ha inasprito le misure repressive, eppure continuano a registrarsi reati tra minori. Non servirebbe quindi puntare di più sull’ampliamento degli spazi educativi?

Non solo. Serve, ma non è abbastanza. Penso all’importanza del ruolo della famiglia, della scuola, dello sport e delle attività extracurriculari uniti a una rivalorizzazione degli spazi pubblici di tutti i nostri quartieri, nessuno escluso. Perché non importa dove vivi, ma che tu abbia gli stessi diritti e le stesse opportunità di tutti.

Nel centrosinistra stanno fioccando diversi nomi. Se fosse lei il candidato sindaco, con chi le piacerebbe sfidarsi?

Non ho preferenze. Qualsiasi sarà il candidato porta con sé un’eredità pesante, segnata da fallimenti. E credo che i milanesi ne siano consapevoli.

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